Politica

C’ERA STATO Al via le nuove leggi fascistissime che spazzano via il dissenso. E le essenze. Resta la puzza di regime

Alla fine il decreto Sicurezza è legge. Il provvedimento è stato definitivamente convertito al Senato, dopo l’approvazione alla Camera del 29 maggio scorso. Anche in questo caso il governo ha posto la questione la questione di fiducia, confermata con 109 voti favorevoli, 69 contrari e un’astensione eludendo completamente le prerogative del Parlamento. In un Paese dove, secondo i dati riferiti nei rapporti dell’ISTAT e del Ministero degli Interni, i reati gravi sono in netto calo il governo emana “disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, tutela personale del personale in servizio, di vittime dell’usura e di ordinamento penitenziario”.

E’ dal 1990 che i reati sono in calo. In quell’anno, per esempio, gli omicidi sono stati 1916, nel 2024 314. Nel periodo 2012/2023 le rapine sono calate da 42.631 a 22.093 -48,2 per cento. Si registra anche la riduzione del 47,5 per cento dei furti passati da 1,2 milioni nel 2012 a 1,02 milioni nel 2023. In netto aumento (+152,3 per cento) invece le truffe/frodi online e le violenze sessuali (+12,5 per cento).

La legge ora andrà alla firma del Capo dello Stato. La domanda a questo punto è: il governo sta andando contro la Costituzione? Ci sono punti che potrebbero configurarsi come forzature pur senza prefigurare necessariamente un elemento di incostituzionalità. La prima questione riguarda la natura di urgenza che giustifica l’adozione del decreto invece del normale iter legislativo. Come si deduce anche dai dati sulla criminalità non si vede dove sia l’urgenza.

Il secondo punto riguarda l’entrata in vigore della legge che questo decreto legge stabilisce che sia il giorno dopo la pubblicazione della sulla Gazzetta Ufficiale. Normalmente dal momento in cui una nuova legge viene pubblicata in Gazzetta Ufficiale passano 15 giorni prima dell’entrata in vigore, questo lasso di tempo è fondamentale per far capire alle persone che ci sono dei nuovi reati. L’immediata attuazione delle norme tende a ribadire l’estrema urgenza delle misure adottate.

Questo decreto è uno dei provvedimenti più controversi e discussi, che tocca vari aspetti. Carcere, migranti, cannabis, servizi segreti, manifestanti, con 14 nuovi reati e numerose aggravanti. Secondo le forze di opposizione ma anche di molti giuristi e associazioni si tratta di norme repressive, che nulla hanno a che fare con la sicurezza pubblica, ma colpiranno i più fragili (si vedano norme come quella che introduce il reato di rivolta in carcere e all’interno di centri per migranti anche quando questa rivolta ha la forma di resistenza passiva).

Viene previsto il carcere per chi manifesta bloccando il traffico stradale con il proprio corpo. Sempre in tema di manifestazioni, ci sarà un aggravante per il reato di violenza, minaccia e resistenza a un pubblico ufficiale, che verrà pulito più duramente se quest’ultimo è un agente di polizia. Per gli agenti invece sono previste una serie di tutele, tra cui la copertura delle spese legali fino a diecimila euro per gli agenti indagati per fatti commessi in servizio, o la possibilità di portare armi senza licenza anche quando non sono in servizio. Infine sono aumentati anche i poteri dei servizi segreti che potranno acquisire informazioni su qualsiasi cittadino attraverso dati obbligatoriamente forniti da enti pubblici e privati come, ad esempio, le università.

Particolarmente incomprensibili le norme che riguardano il divieto totale di produrre e commerciare cannabis light, anche se si tratta di prodotti lavorati come essenze o oli, che stronca nei fatti un’intera filiera produttiva e commerciale già ben presente in Italia.

In questi ultimi mesi ci sono state tantissime proteste sia contro i contenuti del decreto che contro l’uso del decreto di urgenza per accelerarne l’approvazione. Ora è del tutto evidente che il decreto di sicurezza esprima una logica punitiva che si basa sull’idea che esista un inesistente allarme sulla sicurezza dei cittadini, idea formatasi essenzialmente sulla disinformazione e gli allarmi lanciati ad arte e basati sui soliti stereotipi nonché sull’idea che per intervenire su determinati fenomeni occorra introdurre nuovi reati o pene più dure nonostante il fatto che lo stesso ministro Nordio, in passato, abbia sostenuto proprio che aumentare le pene per determinati reati serva ben poco tanto più, possiamo aggiungere, che essere puniti d’ora in poi saranno, ancora una volta, i più deboli, chi vive ai margini della società, chi esprime il proprio dissenso o chi protesta anche in forma non violenta, senza considerare  che quel genere di protesta, come per esempio per chi si trova in carcere, può essere l’unico modo che ha per essere ascoltato.

Insomma nulla di nuovo sotto il cielo, la destra fa la destra, è quello che ci si poteva aspettare da un governo con una forte componente fascista al suo interno ed è ciò che è arrivato. L’opposizione ha fatto sentire la propria flebile voce contraria. Sarà interessante vedere gli effetti che avranno queste nuove norme. Sarà cioè interessante vedere se questa legge metterà un freno al dissenso o costringerà l’opposizione ad assumersi rischi maggiori per esercitare il proprio sacrosanto diritto alla manifestazione del dissenso e alla libera circolazione delle idee. In passato la repressione ha portato ad un aumento della conflittualità. Sarebbe l’ennesima conferma che questa non è la strada per dare maggiore sicurezza ai cittadini e maggiori tutele alle forze dell’ordine.




 

 

 

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