A Roma una casa costa sempre di più. Un tetto popolare può richiedere anni di attesa. In mezzo ci sono salari che non tengono il passo, affitti che corrono, famiglie espulse dal centro, appartamenti trasformati in rendita turistica e patrimonio pubblico venduto, cartolarizzato, trasferito ai fondi. Sabato 19 settembre una parte di questa Roma scenderà in strada dietro un nome: Spin Time.
Il corteo partirà dall’ex palazzo Inpdap di via di Santa Croce in Gerusalemme e arriverà alla sede di Investire Sgr, in via Po. Nell’edificio hanno vissuto per tredici anni 127 famiglie, circa quattrocento persone, un centinaio di bambini. Dopo l’incendio nella notte tra il 29 e il 30 luglio lo stabile è stato evacuato. Le famiglie hanno trovato sistemazioni provvisorie. Davanti all’edificio sono rimasti presidi e sono proseguiti sportelli legali, servizi per migranti e attività sociali.
Spin Time non era soltanto quattrocento persone dentro un palazzo. Negli anni sono nati servizi, attività culturali, iniziative per i bambini. Una comunità costruita dentro un’occupazione.
NATTINO, BENETTON E IL PALAZZO CHE ERA PUBBLICO
Il Campidoglio vuole acquisire l’immobile. Dall’altra parte del tavolo non c’è una generica «proprietà». C’è Investire Sgr, uno dei maggiori gestori immobiliari italiani.
Investire appartiene al gruppo Banca Finnat ed è controllata al 59 per cento dalla banca della famiglia Nattino. Un altro 12 per cento fa capo a Regia, holding riconducibile alla famiglia Benetton. Nel capitale figurano inoltre Enpaf, Fondazione Cariplo, Cassa Geometri, Iccrea Banca e Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. Presidente è Arturo Nattino.
È uno dei volti della grande finanza immobiliare italiana. Nel 2004 Investire strutturò il Fondo Immobili Pubblici, promosso dal ministero dell’Economia. Nel fondo finirono 396 immobili pubblici. Tra questi anche l’ex sede Inpdap di via di Santa Croce in Gerusalemme, diventata anni dopo Spin Time.
Il meccanismo non ha bisogno di eufemismi. Lo Stato vende patrimonio pubblico. Gli immobili entrano nei fondi. I fondi li valorizzano e devono produrre rendimento. Quando una città torna ad avere bisogno di quegli spazi per case, servizi o uffici, il pubblico può ritrovarsi nella condizione di doverli comprare.
Non è una stortura della speculazione immobiliare. È uno dei modi in cui la speculazione immobiliare funziona quando incontra la dismissione del patrimonio pubblico.
Nel caso di Spin Time il cortocircuito è quasi perfetto. L’immobile era pubblico. È stato ceduto al Fondo Immobili Pubblici. Una sentenza civile ha poi riconosciuto alla proprietà oltre 21 milioni di euro di risarcimento a carico del ministero dell’Interno, oltre agli interessi e a un’indennità di 207 mila euro al mese fino alla restituzione dell’edificio.
Adesso Roma Capitale prova ad acquistarlo. Investire Sgr si dice disponibile. A «valori di mercato». Prima lo Stato vende. Poi risarcisce. Infine il pubblico prova a ricomprare. La speculazione immobiliare non ha bisogno del passamontagna. Ha fondi, società di gestione, perizie, contratti e prezzi di mercato.
Poi c’è Roma. Ad agosto il prezzo medio richiesto per una casa in affitto ha raggiunto 19,1 euro al metro quadrato, il 6,1 per cento in più rispetto a un anno prima. Sessanta metri quadrati fanno circa 1.150 euro al mese, prima delle spese. A luglio la media aveva toccato 19,6 euro.
Non serve essere poveri per avere un problema con la casa. Basta essere lavoratori con uno stipendio normale, precari, pensionati soli, giovani che provano a uscire dalla famiglia, coppie con figli e un solo reddito.
Quando il mercato non è accessibile dovrebbe esserci il patrimonio pubblico. A Roma migliaia di famiglie aspettano un alloggio popolare. Intanto la casa è diventata anche un investimento: affitti brevi, turismo, valorizzazioni immobiliari, fondi.
Il problema non sono i turisti. E nemmeno il proprietario che affitta per qualche settimana una seconda casa. Il problema è una città nella quale il diritto ad abitare compete ogni giorno con il rendimento di un immobile. Vince chi può pagare di più.
C’è anche chi sull’emergenza abitativa guadagna. Nel 2018, a San Saba, la polizia locale trovò un settantenne romano, assegnatario di una casa popolare, che aveva subaffittato due posti letto a lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti chiedendo 250 euro al mese a ciascuno. La stessa casa veniva utilizzata a pagamento anche per incontri con prostitute.
Alla Garbatella è stato scoperto un assegnatario che viveva da circa dieci anni a Ibiza mentre la sua casa popolare veniva subaffittata abusivamente. A Monteverde una famiglia aveva costruito, attraverso cugini, cognati e altri parenti, una rete di tredici alloggi popolari utilizzati per affitti brevi e lunghi.
Non bastano questi casi per costruire una categoria al contrario. Bastano per demolire una favola: quella secondo cui l’emergenza abitativa romana sarebbe una guerra tra italiani poveri e stranieri poveri.
La casa pubblica, costruita perché chi ha poco possa avere un tetto, può diventare anch’essa merce. Qualcuno occupa. Qualcuno subaffitta. Qualcuno incassa. Chi non ha casa paga. Italiano o straniero.
Poi c’è un’altra occupazione. Il 27 dicembre 2003 CasaPound entra in un palazzo di sei piani in via Napoleone III, all’Esquilino. L’immobile appartiene allo Stato. Quasi ventitré anni dopo CasaPound è ancora lì.
Nel luglio 2026 la Corte d’appello di Roma ha confermato la condanna a due anni e due mesi per Simone Di Stefano per occupazione abusiva aggravata. La pena per il fratello Davide è stata ridotta a due anni. Un terzo imputato è stato condannato a un anno. Altri sei imputati, tra i quali il fondatore e presidente di CasaPound Gianluca Iannone, hanno definito il procedimento con il concordato in appello: pene comprese tra otto mesi e un anno, oltre a una provvisionale di ventimila euro già versata.
Non si parla di un’altra sede. Non si parla di un’altra occupazione. Si parla proprio di via Napoleone III.
Nel processo la procura ha sostenuto che l’occupazione non avesse le caratteristiche della necessità abitativa. Gli accertamenti avevano rilevato attività lavorative e redditi tra gli occupanti. La Corte dei conti ha stimato in oltre 4,5 milioni di euro il danno erariale maturato fino al 2019.
Lo stabile è stato sottoposto a sequestro preventivo. Il provvedimento non fu eseguito per ragioni di ordine pubblico. Nel 2023 il tribunale dispose anche la restituzione dell’immobile al Demanio. Lo sgombero non è stato eseguito.
La storia giudiziaria che riguarda militanti di CasaPound non si ferma all’occupazione romana. A Bari, nel febbraio 2026, dodici militanti sono stati condannati in primo grado per violazioni degli articoli 1 e 5 della legge Scelba, nel processo nato dall’aggressione del 21 settembre 2018 contro manifestanti antifascisti di ritorno da un corteo. Tra le vittime c’era l’allora europarlamentare Eleonora Forenza. Sette imputati sono stati condannati anche per lesioni. Le difese hanno annunciato appello.

Poi c’è Acca Larentia. Il 7 gennaio 2024, durante la commemorazione davanti all’ex sede del Msi, le immagini mostrarono un saluto romano collettivo. Digos e carabinieri identificarono ventinove persone, la maggior parte indicate come legate a CasaPound. La Procura di Roma contestò violazioni delle leggi Scelba e Mancino.
Il 20 febbraio 2026 il gup ha disposto il non luogo a procedere per tutti e ventinove, ritenendo che non vi fosse una ragionevole previsione di condanna. La vicenda giudiziaria non è però chiusa. L’11 maggio la Procura di Roma ha impugnato il proscioglimento. Per i pm la modalità collettiva e organizzata del saluto, il contesto e la simbologia utilizzata possono integrare una manifestazione apologetica del fascismo penalmente rilevante. Anche l’Anpi, parte civile, ha impugnato.
Ad agosto CasaPound ha presentato al Demanio una proposta per regolarizzare la propria permanenza in via Napoleone III. Prevede una somma per gli arretrati e un canone mensile calmierato da suddividere tra le famiglie presenti nello stabile. All’11 settembre la proposta risultava ancora sul tavolo.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ribadito che l’immobile dovrà essere restituito alla proprietà. Intanto Spin Time è stato evacuato dopo l’incendio del 29 luglio. Via Napoleone III è occupata dal 27 dicembre 2003. Quasi ventitré anni. Un edificio dello Stato. Condanne per quell’occupazione. Un sequestro giudiziario. Oltre 4,5 milioni di danno erariale stimato. Una richiesta per trasformare l’occupazione in affitto. E sono ancora lì. Succede nella stessa città, a Roma.
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