Ambiente

CLIMA | Quando il fuoco costringe uno Stato a mobilitare l’esercito

Non sono più i “soliti incendi estivi”. La Francia parla ormai apertamente di una situazione senza precedenti, mentre il fuoco continua a divorare migliaia di ettari di boschi e macchia mediterranea nel sud-ovest del Paese.

«Gli specialisti della protezione civile non si erano mai trovati di fronte a un simile fenomeno», ha scritto su X il primo ministro francese Sébastien Lecornu al termine della riunione interministeriale convocata per affrontare l’emergenza.

La risposta del governo è quella riservata alle grandi crisi nazionali. Da domani altri cinquecento militari raggiungeranno le aree colpite, portando a oltre mille gli uomini dell’esercito impegnati a fianco dei vigili del fuoco. Sono state inoltre mobilitate otto nuove unità di polizia e gendarmeria per facilitare le evacuazioni della popolazione, mentre un milione e mezzo di mascherine Ffp2 partiranno nella notte verso la Gironda, una delle zone maggiormente colpite dal fumo.

«La nostra priorità è chiara: proteggere le vite umane», ha ribadito Lecornu.

Le immagini che arrivano dalla costa atlantica francese ricordano scenari che fino a pochi anni fa sembravano appartenere soprattutto alla California o all’Australia: foreste trasformate in distese di cenere, campeggi evacuati, intere comunità costrette a lasciare le proprie case, colonne di fumo visibili per decine di chilometri.

Ma la Francia non è sola. Anche la Spagna sta affrontando incendi di eccezionale intensità e migliaia di evacuazioni. In entrambi i Paesi è stato attivato il Meccanismo europeo di protezione civile, con Canadair, elicotteri e squadre antincendio inviati da altri Stati membri dell’Unione europea.

Secondo climatologi e specialisti del settore, la combinazione tra temperature record, lunghi periodi di siccità, vegetazione estremamente secca e venti forti rende gli incendi sempre più rapidi, violenti e imprevedibili. Non aumenta soltanto il numero dei roghi: cambia la loro natura. Le finestre di intervento si riducono, mentre cresce il rischio per le popolazioni e per gli stessi operatori impegnati nei soccorsi.

La prevenzione dimenticata

Di fronte a incendi di questa portata è inevitabile mobilitare esercito, vigili del fuoco, protezione civile e forze dell’ordine. Ma l’emergenza pone anche una domanda che riguarda il futuro.

Quanto stanno investendo gli Stati europei nella prevenzione?

La manutenzione dei boschi, la gestione del territorio, il monitoraggio delle aree più vulnerabili, la ricerca scientifica, l’adattamento ai cambiamenti climatici e il rafforzamento della protezione civile producono meno titoli di un Canadair che sorvola un fronte di fuoco. Eppure sono proprio questi gli strumenti che possono evitare che ogni estate diventi peggiore della precedente.

L’Europa continua a spendere miliardi per affrontare le conseguenze delle emergenze climatiche. La vera sfida, però, è imparare a ridurne le cause e gli effetti prima che le fiamme diventino incontrollabili.

Perché quando uno Stato è costretto a mobilitare l’esercito per combattere il fuoco, non siamo più davanti a una semplice emergenza stagionale. Siamo davanti a un cambiamento profondo del clima in cui viviamo.


       L’EMERGENZA IN FRANCIA

  • Oltre mille militari a supporto dei vigili del fuoco.
  • Otto nuove unità di polizia e gendarmeria per le evacuazioni.
  • Un milione e mezzo di mascherine Ffp2 destinate alla Gironda.
  • Attivato il Meccanismo europeo di protezione civile.
  • Migliaia di ettari di vegetazione già distrutti dagli incendi.

Fonti: Governo francese, Protezione civile francese, Reuters, Associated Press.

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