Cultura

COSTITUZIONE | A Roma diventa teatro diffuso. Trentadue appuntamenti gratuiti nelle periferie

Da Primavalle a Bastogi, ragazzi, artisti, biblioteche e presìdi sanitari trasformano la Carta in teatro, musica e danza. Gli organizzatori denunciano «dispetti», «sfregi» e atti vandalici nei giorni precedenti alla partenza: «La bellezza è più forte»


La Costituzione esce dai palazzi, abbandona per qualche mese convegni e celebrazioni ufficiali e va a cercare i suoi cittadini nelle periferie di Roma. Parte oggi, 11 settembre, “We Have a Dream”, progetto multidisciplinare di Cantieri dello Spettacolo ETS, ideato e diretto artisticamente da Federica Mancini, che fino al 5 dicembre porterà trentadue appuntamenti gratuiti tra Primavalle, Torrevecchia, Boccea, Ottavia e Bastogi.

L’avvio è stato preceduto da qualcosa di meno festoso. In un messaggio pubblicato sui social, gli organizzatori hanno denunciato «tanti dispetti e sfregi» e parlato esplicitamente di «atti vandalici», sostenendo che il progetto avrebbe dato fastidio «neanche iniziato». Non vengono indicati responsabili né una matrice degli episodi e, allo stato delle informazioni disponibili, non ci sono elementi indipendenti che consentano di attribuirli a qualcuno. È quindi una denuncia che va registrata come tale. La risposta scelta dagli organizzatori, però, dice molto dello spirito dell’iniziativa: «La bellezza è più forte», scrivono, rivendicando partecipazione, memoria, diritti e condivisione contro «le barbarie e l’odio».

Il progetto arriva nell’anno dell’ottantesimo anniversario dell’insediamento dell’Assemblea Costituente, eletta il 2 giugno 1946 insieme al referendum istituzionale che sancì la nascita della Repubblica. E prova a fare una cosa semplice solo in apparenza: trasformare la Costituzione da testo da studiare in esperienza da vivere.

Non soltanto spettacoli, dunque. Il cuore di “We Have a Dream” è un laboratorio diffuso di drammaturgia di comunità che coinvolge ragazze e ragazzi dai 10 ai 17 anni, chiamati a lavorare con professionisti dello spettacolo tra drammaturgia, interpretazione, scenotecnica, musica, teatro visivo e di figura, coreografia e interazione dei linguaggi. I diversi percorsi confluiranno il 5 dicembre nell’opera corale conclusiva, costruita dagli stessi partecipanti intorno ai principi di uguaglianza, cittadinanza e inclusione.

LE VENTUNO DONNE CHE SCRISSERO LA CARTA

C’è poi una storia nella storia che il progetto ha scelto di riportare in primo piano: quella delle ventuno Madri Costituenti, le donne elette il 2 giugno 1946 all’Assemblea che avrebbe scritto la nuova Carta repubblicana.

Ventuno su 556 componenti. Una presenza numericamente piccola, ma politicamente e simbolicamente enorme: per la prima volta le donne entravano nell’assemblea chiamata a definire diritti, libertà, uguaglianza e architettura istituzionale dell’Italia democratica. Cinque di loro parteciparono alla Commissione dei 75 incaricata di elaborare il progetto costituzionale.

Federica Mancini ha indicato proprio nella memoria delle Madri Costituenti uno dei cardini del progetto: trasmettere soprattutto alle nuove generazioni non soltanto il testo della Carta, ma il percorso difficile che ne rese possibile la nascita. Perché una Costituzione non cade dal cielo e i diritti che contiene non sono comparsi spontaneamente: sono il risultato di conflitti, sconfitte, conquiste e persone che hanno deciso di esporsi.

Il tema attraversa anche “Resistenza, sostantivo femminile”, il reading di Silvia Corsi nato da un lavoro sulle lettere e sulle testimonianze delle donne della Resistenza. Non un’aggiunta femminile a una storia già scritta, ma il tentativo di restituire spazio a una parte della storia che troppo spesso è stata raccontata lasciando le donne ai margini.

QUANDO L’ARTICOLO 3 DIVENTA UN CORPO

Tra gli appuntamenti più interessanti c’è “Articolo 3: confini in movimento”, laboratorio di danza curato da Chiara Parlati al Parco Dominique Green. Qui uno degli articoli fondamentali della Costituzione viene letteralmente trasformato in movimento.

Lo spazio viene attraversato da fili che rappresentano gli ostacoli economici, sociali e culturali capaci ancora oggi di limitare libertà, partecipazione e uguaglianza, con un’attenzione particolare alle persone con disabilità. I performer partono da una condizione di immobilità e isolamento e, attraverso cooperazione e sostegno reciproco, rimuovono progressivamente quelle barriere. Quando cade l’ultimo ostacolo nasce una danza collettiva e una voce recita l’Articolo 3.

È difficile immaginare una rappresentazione più concreta di quelle parole scritte nel 1947: non limitarsi ad affermare l’uguaglianza, ma assumere come compito della Repubblica la rimozione degli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona.

UN PALCOSCENICO ANCHE DENTRO LA ASL

“We Have a Dream” attraversa parchi, biblioteche, associazioni, spazi condominiali e presìdi sanitari. Nella rete ci sono Asl Roma 1, Biblioteca Cornelia, Ater, Intersos Lab con il Cag di Ottavia, Teatro La Casetta, Comitato Bastogi e l’associazione Sunu Africa Oumy.

Proprio oggi il primo appuntamento porta il teatro nel cortile del Centro Vaccinale della Asl Roma 1 di via Jacobini. Alle 16 “Princìpi con le ali – Storie dell’Africa” inaugura il piccolo palcoscenico mobile del progetto con Adì Thioune e la tama, il tamburo parlante della tradizione dell’Africa occidentale. Storie di donne, uomini, bambine e bambini e del loro difficile percorso per vedere riconosciuti i propri diritti.

È una delle intuizioni più interessanti dell’intero programma: non aspettare che il pubblico raggiunga un teatro, ma portare il teatro dove le persone già si trovano. Anche in un centro vaccinale o in una Casa di comunità. Cultura e salute smettono così di abitare mondi separati.

Il programma comprende inoltre “Giochiamo con i diritti”, attività interattiva aperta anche alle famiglie, gli incontri nelle biblioteche e lo studio della nuova produzione “La valigia di Charlot”, scritto da Federica Mancini con musiche dal vivo di Paride Fusco, che attraversa passato e presente riprendendo alcuni dei grandi temi chapliniani, a cominciare dai diritti civili.

Il progetto è sostenuto dal Ministero della Cultura – Direzione Generale Spettacolo ed è vincitore dell’Avviso pubblico “Lo spettacolo dal vivo fuori dal Centro – Anno 2026”, promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, in collaborazione con Siae.

Tutti gli appuntamenti sono gratuiti, anche se per alcune attività è richiesta la prenotazione. Resta quella frase comparsa dopo gli sfregi denunciati dagli organizzatori: «Evviva la bellezza, evviva la Costituzione».

Forse è proprio questo il punto. Una Costituzione custodita soltanto nelle teche rischia lentamente di diventare un monumento. Una Costituzione letta, discussa, suonata, recitata, danzata e soprattutto consegnata nelle mani di una ragazza o di un ragazzo torna invece a essere ciò per cui fu scritta: non la fotografia dell’Italia che eravamo, ma il progetto dell’Italia che avremmo dovuto continuare a costruire.



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