Da dove nasce la pretesa da parte delle potenze occidentali (leggi Usa e Gran Bretagna in primis) di arrogarsi il diritto di decidere quali regimi sono criminali dittature e quali di questi sono meritevoli di un intervento militare per esportare la democrazia? Nel dubbio sull’effettivo pericolo nucleare iraniano e, quindi, della liceità di un intervento militare preventivo, nelle varie dichiarazioni si affianca a questo motivo anche la necessità di un “regime change”.
A parte il fatto che i cambi di regime li dovrebbero effettuare gli stessi cittadini di questi Paesi attraverso processi anche violenti ma comunque che nascano dall’interno della società, chi ci dice che un eventuale deposizione di Ali Khamenei porterebbe ad un assetto democratico delle istituzioni iraniane e a un governo gradito alle potenze occidentali?
Oltretutto il regime teocratico degli ayatollah dalla nascita della Repubblica islamica il 1° aprile 1979 ha dimostrato una capacità straordinaria di resistenza ai vari assalti subiti sia dal punto di vista economico che militare. L’Iran è sotto sanzioni proprio dal 1979 da parte degli Stati Uniti prima e dell’Unione europea dopo, ha subito l’attacco dell’Iraq di Saddam Hussein in una guerra che è durata dal 22 settembre 1980 al 20 agosto 1988 e che ha causato non meno di un milione di morti oltre ad attacchi da parte di Israele in più occasioni.
C’è da dire che in questo momento il regime iraniano ha perso molti dei suoi alleati nella regione come il siriano Bashar al-Assad e difficilmente, vista l’aria che tira tra Putin e Trump, avrà l’appoggio della Russia, sua alleata in altri momenti. Ciò nonostante non è scontato un collasso del regime e tantomeno un eventuale sostituzione con un assetto laico e democratico dello Stato.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz sostiene che Israele stia facendo il lavoro sporco per tutti noi in Iran. A parte la comicità dell’affermazione, questa storia del lavoro sporco ha segnato così tante volte l’atteggiamento dei Paesi occidentali da far dubitare che in questa occasione si possa arrivare a un qualche risultato positivo. Non sono bastati i fallimenti degli ultimi 30 anni? Sempre nell’ottica di un cambiamento di regime a favore di una maggiore democrazia sono stati abbattuti regimi sostituiti da governanti uguali se non peggiori dei precedenti.
In Afghanistan, la coalizione occidentale ha detronizzato il mullah Mohammed Omar Emiro dell’Emirato islamico dell’Afghanistan, sostenuto e finanziato dagli stessi americani, dal 1996 al 2001, in funzione anti Urss durante i dieci anni dell’occupazione sovietica di quel Paese e alla fine di venti anni di occupazione della coalizione internazionale, messa in piedi dagli USA, dopo l’attentato alle Torri gemelle, sono tornati i talebani, ma questa volta quelli addestrati e indottrinati in Pakistan che avrebbero considerato il mullah Omar un moderato.
In Iraq, la dabbenaggine della politica americana ha portato a un vuoto di potere dove prima c’era Saddam Hussein, favorendo di fatto la formazione dell’Isis. Per non parlare della Libia, dove francesi e britannici, con il colpevole, distratto menefreghismo di Barack Obama, hanno messo fine al regime di Muammar Gheddafi che Henry Kissinger definiva “un figlio di puttana, ma è il nostro figlio di puttana” lasciando il campo, ancora una volta senza alcuna strategia, ad una serie di eserciti, milizie e trafficanti che ancora adesso fanno il bello e il cattivo tempo.
A parti invertite cosa avremmo detto se tutto ciò fosse stato fatto da russi, cinesi o nordcoreani? Li avremmo sicuramente accusati di crimini contro l’umanità, di violazione del diritto internazionale e avremmo chiesto e imposto loro pesanti sanzioni. Nessuno parla, invece, di sanzioni a Israele dopo venti mesi di sterminio a Gaza e dopo cinque giorni di guerra all’Iran. Al contrario americani, francesi, inglesi, italiani e altri paesi europei continuano a mandare armi a Israele, moltiplicando la già notevole fornitura ordinaria.
E sì perché, evidentemente, ha ragione Friedrich Merz, Israele in Iran sta proprio facendo il lavoro sporco per tutti noi. Con buona pace del diritto internazionale e di quel minimo di umanità che ancora cerchiamo tra macerie di Gaza e adesso di Teheran.





