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DELIRIO DI ONNIPOTENZA | Se Trump usa le sacre scritture della Meloni: “Molti nemici, molto onore”

Da quando Donald Trump è diventato presidente degli Stati Uniti (per la prima volta nel 2017 e nuovamente dal 2025), gli USA hanno ritirato la propria partecipazione o finanziamento a diversi organismi internazionali, a cominciare dall’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura), uscita motivata da accuse di “pregiudizi anti-israeliani” dopo l’ammissione della Palestina come Stato membro nel 2011 seguito da una seconda uscita, il 22 luglio 2025, dopo il rientro nel 2023 operato dall’amministrazione Biden. Anche per l’Organizzazione Mondiale della Sanità si è assistito a un primo ritiro nel 2020 durante la pandemia di COVID-19.

L’Oms viene accusata di mala gestione e di essere filo cinese. Penalty  confermato, a febbraio 2025, con un ordine esecutivo in risposta al presunto coinvolgimento di dipendenti dell’UNRWA (agenzia sotto l’egida OMS) nell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.

Il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (UNHRC) viene abbandonato anch’esso in due occasioni (2018 e 2025) per la presunta “protezione di regimi violatori dei diritti umani” nel primo caso e per critica alla politicizzazione dell’ente nonché, in questo caso, per una presunta posizione anti israeliana. Conseguentemente anche l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati Palestinesi (UNRWA) subisce la sospensione dei fondi a febbraio 2025, accusata di infiltrazioni di Hamas e coinvolgimento nell’attacco a Israele del 7 ottobre 2023.

Altri disimpegni significativi sono stati l’accordo di Parigi sul clima nel 2017, ritenuto “svantaggioso per l’economia americana”, l’accordo nucleare con l’Iran (JCPOA) abbandonato nel 2018, definito “difettoso” e l’uscita dalla Corte Penale Internazionale (CPI) per le indagini su Israele e USA. Tutte le defezioni rispondono alla politica di priorità nazionale “America first”, rifiutando agende cosiddette globaliste e costi ritenuti eccessivi.

Paesi come la Francia e la stessa UNESCO hanno definito i ritiri “dannosi per il multilateralismo”. Per l’UNESCO, il contributo USA (75 milioni/anno) rappresentava l’8 per cento del bilancio totale, ma l’agenzia ha dichiarato di aver previsto il ritiro e di essersi “finanziariamente preparata”. Dato che in politica, e specialmente in politica internazionale, così come in natura, il vuoto non esiste queste defezioni lasciano un vuoto che dovrà essere necessariamente colmato, e da chi?

L’aggressività di Washington espressa anche dalla politica dei dazi, rivela una profonda incomprensione del fatto che il mondo è già multipolare ed esprime un rifiuto da parte di Donald Trump del fatto che la sua posizione di privilegio acquisita nel periodo di unipolarismo degli anni 90 è oramai giunta al termine.

La politica dell’attuale amministrazione sta incrinando i rapporti con molti Paesi partner come per esempio l’India che tra i Brics è il Paese con i quali intercorrevano i migliori rapporti. Nerendra Modi ha annunciato che, nonostante le pressioni (leggi ricatti) americani i rapporti con la Russia non verranno rivisti, il petrolio russo è un fattore strategico al quale l’India non intende rinunciare provocando una risposta piccata da parte di Trump con l’annuncio di ulteriori dazi a carico delle merci indiane.

Vi è da parte dell’amministrazione USA il mancato riconoscimento del nuovo equilibrio del potere globale, dove i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, ma anche i nuovi, Iran e gli altri paesi del Golfo), mirano ad un ruolo politico finanziario più incisivo spinti dal peso economico di potenze emergenti che essi rappresentano. Questi Paesi stanno aumentando l’uso delle valute nazionali nel commercio reciproco, e le sanzioni americane hanno di fatto accelerato questa transizione. La maggior parte degli scambi, già oggi, tra Russia e Cina, avviene in rubli e yuan, mentre l’India e la Russia utilizzano un meccanismo tra rupie a rublo che è stato avviato dall’inizio della guerra in Ucraina.

Arroccarsi intorno alla centralità del dollaro e agire la leva ricattatoria dei dazi sembra essere una strategia di corto respiro specialmente se combinata con il disimpegno da organismi di controllo e gestione internazionali. Per ora non sembra esserci un ripensamento ma l’altalenante politica del presidente USA che ci ha abituati a repentini cambiamenti che potrebbero riservare qualche sorpresa anche se sul piano strategico la difesa della centralità degli Stati uniti sembra non essere in discussione. Saranno i BRICS a colmare il vuoto che l’isolazionismo americano sta producendo?




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