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Macron riconosce il massacro di Thiaroyer, ma al Senegal non basta: uscite da casa nostra

Nel grande risiko dell’Africa, del quale anche su questo sito abbiamo dato conto, si è inserito a pieno titolo il Senegal. Le ultime elezioni politiche in questo paese si sono tenute il 17 novembre 2024, per il rinnovo dell’Assemblea nazionale. Queste elezioni hanno visto una vittoria schiacciante del partito al governo, il PASTEF, guidato dal presidente Bassirou Diomaye Faye, che ha ottenuto una larga maggioranza parlamentare. In precedenza, il 24 marzo 2024, si erano svolte le elezioni presidenziali, in cui Faye era stato eletto presidente del Senegal.

Queste elezioni hanno rappresentato un importante punto di svolta nelle relazioni con lo storico partner/colonie, la Francia.  Il PASTEF, partito sovranista e panafricanista, ha conquistato 136 seggi all’Assemblea Nazionale Senegalese su un totale di 165 trasformando di fatto il Senegal in paese sovranista. Lo stesso presidente Faye ha dato inizio alla nuova agenda politica attraverso un’intervista rilasciata non a caso a diversi giornali francesi. “Presto non ci saranno più soldati francesi in Senegal” ha così dichiarato Faye. Il Senegal potrebbe quindi seguire l’agenda già portata avanti da diversi stati africani, come il Mali, il Burkina Faso e il Niger, che hanno provveduto nei mesi scorsi a interrompere la cooperazione militare con Parigi, oltre ad alcuni accordi commerciali. Quello di Faye è un cambio di passo notevole. Rispetto alla precedente presidenza di Makisal, che aveva invece ampiamente coltivato i rapporti con l’ex padrone coloniale.





Ad oggi in Senegal sono presenti circa 350 soldati transalpini, dislocati nelle numerose basi militari presenti nel territorio. Su tutte spiccano il Camp Colonel Frederic Gilles a Ouakam e la base navale nel porto di Dakar, affacciata sull’oceano atlantico. Ed è proprio contro queste installazioni militari che Faye sembra puntare il dito. “Noi abbiamo in essere una cooperazione militare con gli Stati Uniti, con la Cina e anche con la Turchia, ma nessuno di questi paesi ha delle basi sul nostro territorio. La Francia sarebbe capace di farlo?” Il presidente del Senegal ha scelto in maniera chirurgica i tempi del suo intervento, non solo perché si collocano in continuità con l’espansione del sentimento antifrancese nei paesi confinanti, ma anche perché il primo dicembre c’è stata un’importante ricorrenza della tragica storia coloniale del Senegal.

Nella stessa data, nel 1944, si verificò infatti il massacro di Thiaroyer. In quell’occasione fucilieri senegalesi africani vennero giustiziati dai francesi per aver osato chiedere delle paghe migliori. Non è un caso che dopo anni di silenzio e minimizzazioni, Macron abbia finalmente riconosciuto il massacro avvenuto tanti anni fa. “È un grande passo, mi sono congratulato con il presidente Macron per il suo coraggio e per la sua scelta di chiamare le cose come sono. Ciò riflette uno stato d’animo positivo e il desiderio delle autorità francesi di collaborare per la manifestazione della verità” ha replicato così Faye al suo omologo francese. Le scuse, a distanza di quasi un secolo, però, non bastano e oltre al Senegal ora anche il Ciad ha annunciato la prossima interruzione degli accordi militari con Parigi.

Che si tratti di una nuova primavera dopo quella araba del 2011 è ancora presto dirlo. Certamente l’auspicio è che non finisca come in Siria e negli altri paesi dove la repressione dei tanti che chiedevano una svolta democratica ha riportato le lancette della storia indietro. La differenza sostanziale in questo caso sta nel fatto che le svolte anti coloniali e anti occidentali sono supportate non solo dalla popolazione ma anche dai propri governanti a differenza dei paesi mediorientali dove le sommosse erano rivolte contro i regimi al potere. E’ un’epoca di grandi cambiamenti e stiamo solo all’inizio, l’Africa non poteva rimanere fuori da questa fase storica e infatti si sta muovendo nell’apparente disinteresse di quegli stati che dallo sfruttamento delle risorse africane hanno costruito le loro ricchezze.

 


 

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