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DIPLOMAZIA | Soccorso russo per evitare lo scontro nucleare con l’Iran. Mosca scende in campo contro gli E3: Gran Bretagna, Francia e Germania

La Russia ha presentato una bozza di risoluzione sulla proroga della Risoluzione 2231 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che scadrà a ottobre, secondo quanto riferito da fonti informate nella regione. La decisione sembra mirata a scongiurare un imminente scontro tra l’Iran e i governi occidentali. Si noti inoltre che la decisione giunge mentre il presidente russo Vladimir Putin ha parlato con il suo omologo iraniano Masoud Pezeshkian. Fonti informate nella regione affermano anche, a condizione di mantenere l’anonimato, che la Cina si unirà alla manovra in qualità di co-sponsor della bozza di risoluzione.

Gran Bretagna, Francia e Germania, note collettivamente come E3, hanno concesso all’Iran tempo fino al 31 agosto per riprendere la piena cooperazione con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) e riprendere i colloqui con gli Stati Uniti, altrimenti dovrà affrontare la reimposizione delle sanzioni ONU ai sensi del meccanismo “snapback” dell’accordo sul nucleare iraniano del 2015. Attivando il meccanismo questo mese, si ritiene che l’E3 cerchi di evitare qualsiasi sotterfugio russo, dato che Mosca assumerà la presidenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a settembre. La bozza di risoluzione presentata dalla Russia prevederebbe un’estensione dello “snapback” a condizione che non possa essere attivato almeno per il periodo di sei mesi. Tuttavia, quest’ultimo sembra essere prorogabile.

Nei recenti colloqui con l’Iran ospitati dalla Turchia, si dice che l’E3 abbia offerto di evitare una resa dei conti e di accettare invece un’estensione di sei mesi del loro potere di “snapback” in cambio di una serie di concessioni. Preferendo l’anonimato, una fonte di sicurezza nella regione ha affermato che le misure attese dall’Iran, oltre alla piena cooperazione con l’AIEA e alla ripresa dei colloqui con gli Stati Uniti, prevedono che Teheran renda conto delle sue scorte di uranio arricchito al 60 per cento. 

Secondo la fonte, l’Iran ha respinto le richieste dell’E3, affermando che “tutti i materiali nucleari sono sepolti sotto le macerie” in seguito al bombardamento statunitense dei complessi nucleari iraniani di Fordow, Isfahan e Natanz a giugno, aggiungendo che Teheran non ha “alcuna informazione sulla loro sicurezza” né “alcun piano per recuperarli prima che vi sia la garanzia di un ulteriore attacco”. Da notare che l’Iran è stato attaccato da Israele alla vigilia di un sesto round di colloqui con l’amministrazione di Donald Trump, con gli Stati Uniti che si sono poi uniti all’assalto bombardando i tre principali impianti nucleari iraniani. La Repubblica Islamica si è rifiutata di riprendere i colloqui con Washington senza la garanzia della fine degli attacchi militari.

Mentre l’Iran ha espresso esitazione ad accogliere le richieste dell’E3, in parte per evitare di perdere influenza in futuri colloqui con gli Stati Uniti fornendo indirettamente all’amministrazione Trump una valutazione dei danni in battaglia e informazioni sulle sue scorte di uranio, l’Iran ha lasciato intendere di essere aperto a un’estensione dello “snapback” se proposta dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Quest’ultima, almeno discorsivamente, inserirebbe Russia e Cina nell’equazione. Tuttavia, senza l’accettazione da parte dell’Iran delle concessioni richieste dall’E3, è altamente discutibile se la troika farà un passo indietro, a meno che non ci siano pressioni da parte di Washington in tal senso.

Fonte: amwaj



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