“Per settimane, dopo la frana di Niscemi, abbiamo dovuto sorbirci le ‘lezioncine’, abbastanza supponenti ed arroganti, del ministro Musumeci e del capo della protezione civile siciliana, Salvo Cocina che bacchettavano i sindaci ed alludevano a specifiche omissioni e responsabilità da parte degli Enti locali. Oggi però, dall’alto della sua esperienza, Musumeci dovrebbe interrogarsi sull’opportunità di continuare a restare ministro della Protezione Civile, essendo indagato per una ipotesi di reato, commesso quando era Presidente della regione siciliana ma che è anche una materia di competenza del ministero di cui è a capo ”. Lo ha dichiarato ai cronisti a margine del dibattito alla Camera sul Dl Maltempo, il segretario regionale del Pd Sicilia e deputato alla Camera, Anthony Barbagallo, dopo che la procura di Gela ha reso noto di avere indagato tredici persone per la mancata realizzazione delle opere di mitigazione, tra cui gli ultimi quattro presidenti della Regione siciliana.
Si tratta dei governatori in carica dal 2010 ad oggi: Rosario Crocetta, Raffaele Lombardo, Nello Musumeci e Renato Schifani. L’indagine, coordinata dal procuratore Salvatore Vella, è condotta dai pm Lucia Caroselli e Maddalena Guglielmino. I magistrati oggi hanno fatto un punto sulle indagini aperte all’indomani della frana che si è verificata a gennaio nella cittadina in provincia di Caltanissetta.
Tra gli indagati, oltre agli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana dal 2010 ad oggi (Crocetta, Lombardo, Musumeci e Schifani) ci sono anche l’attuale capo del dipartimento Protezione civile della Regione Siciliana, Salvatore Cocina, e il suo predecessore, Calogero Foti. Le ipotesi di reato sono: disastro colposo e danneggiamento seguito da frana.
“Il programma della nostra attività prevede tre fasi: quella nella quale ci troviamo e che riguarda l’accertamento sulla mancata realizzazione delle opere di mitigazione che avrebbero potuto evitare la frana del 2026 o ridurla; gli accertamenti sulle opere di raccolta e regimentazione delle acque piovane e della acque reflue a Niscemi, che hanno la loro importanza nell’innesco della frana, come già individuato nel 1997; l’analisi sulla ‘zona rossa’, già individuata nel 1997 e indicata come zona a rischio molto elevato dalla Commissione tecnica di quell’anno”. Lo ha detto il procuratore di Gela, Salvatore Vella, facendo il punto sull’indagine riguardante la frana di Niscemi.






