Un operatore ferito, dieci membri dello staff a bordo del mezzo chiaramente identificato. Il raid ha colpito un’auto a soli due metri. Quindici operatori di Medici Senza Frontiere sono stati uccisi nella Striscia dal 7 ottobre 2023
Un attacco aereo israeliano ha colpito sabato 13 settembre a Gaza City un veicolo che si trovava a soli due metri da un autobus di Medici Senza Frontiere. A bordo viaggiavano dieci membri dello staff umanitario. Un operatore Msf è rimasto ferito e il mezzo è stato danneggiato.
L’autobus era chiaramente identificato: sul tetto c’era un grande adesivo con il simbolo di Msf, visibile dall’alto.
A raccontare quei secondi è il dottor Awni Al Jaafarawi, medico dell’organizzazione. Il gruppo stava tornando dopo un turno di ventiquattro ore quando l’esplosione ha investito l’area accanto all’autobus.
«La sensazione peggiore che si possa provare è abituarsi alle esperienze terribili fino al punto di cominciare a considerare normale qualsiasi evento straordinario», racconta. Poi il lampo, l’odore della polvere da sparo, le urla e i vetri infranti. «Continuiamo a resistere, giorno dopo giorno, sapendo che in una frazione di secondo potresti essere ferito o perfino ucciso».
IL CESSATE IL FUOCO DEI 1.369 MORTI
L’episodio arriva mentre nella Striscia si continua a morire nonostante il cessate il fuoco entrato in vigore l’11 ottobre 2025. Secondo l’agenzia stampaWafa, che cita fonti sanitarie palestinesi, da allora al 13 settembre sono stati uccisi almeno 1.369 palestinesi e 4.627 sono rimasti feriti negli attacchi israeliani.
Il bilancio complessivo dal 7 ottobre 2023 è salito a 73.783 morti e 174.738 feriti. Altre vittime rimangono sotto le macerie o in aree che ambulanze e squadre di soccorso non riescono a raggiungere.
Proprio sabato Wafa ha riferito di un attacco israeliano contro un veicolo nel quartiere di Tal al-Hawa, a sud-ovest di Gaza City: due palestinesi sono stati uccisi e altre persone ferite. Giorno e dinamica sono compatibili con il racconto di Msf, ma le informazioni disponibili non consentono di stabilire che si tratti dello stesso attacco.
Il giorno precedente una donna palestinese incinta era morta per le ferite riportate dopo essere stata colpita dalle forze israeliane a sud di Khan Younis. Quattro civili erano rimasti feriti in un attacco con drone contro una tenda nell’area di Al-Mawasi.
Per Medici Senza Frontiere quello di sabato è l’ultimo episodio di una lunga serie di attacchi che hanno coinvolto personale, strutture e mezzi umanitari. Quindici operatori dell’organizzazione sono stati uccisi dalle forze israeliane dall’ottobre 2023.
Gli ultimi due, Omar Hayek e Abed El Hameed Qaradaya, sono stati colpiti nell’ottobre 2025 mentre aspettavano un autobus per raggiungere l’ospedale da campo Msf di Deir al-Balah. Indossavano giubbotti che li identificavano come personale medico umanitario.
Ad agosto Msf ha denunciato anche la decisione della procura militare israeliana di chiudere senza aprire un’indagine penale alcuni casi segnalati dall’organizzazione. Tra questi, l’attacco contro un convoglio Msf a Gaza City nel novembre 2023, nel quale morirono due persone, e quello contro un rifugio a Khan Younis nel febbraio 2024, che provocò due morti e sei feriti.
Alle bombe si aggiungono le condizioni nelle quali continua l’assistenza sanitaria. Msf denuncia che dal primo gennaio 2026 le autorità israeliane impediscono l’ingresso a Gaza delle sue forniture e che dalla fine di febbraio il personale internazionale è stato costretto a lasciare la Striscia. Le attività sono portate avanti soprattutto dallo staff palestinese.
Le restrizioni riguardano anche olio motore e pezzi di ricambio indispensabili per generatori ospedalieri, ambulanze e pompe dell’acqua. In uno degli impianti di desalinizzazione sostenuti da Msf, la mancanza di ricambi ha fatto scendere la produzione da 600 mila a 350 mila litri di acqua potabile al giorno, riducendo di oltre 40 mila persone la popolazione raggiunta quotidianamente.
È dentro questa Gaza che dieci operatori sanitari hanno terminato un turno di ventiquattro ore e sono saliti su un autobus per tornare a casa, o a quello che ne rimane. Sul tetto avevano un grande simbolo di Medici Senza Frontiere. L’attacco è arrivato a due metri.
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