Diritti

Diritto all’indennità di disoccupazione per i lavoratori detenuti: il tribunale di Milano dà ancora ragione alla Cgil

L’indennità di disoccupazione spetta anche ai detenuti che hanno prestato attività lavorativa per l’amministrazione penitenziaria. Dopo la sentenza del Tribunale di Milano del novembre 2021 e quella di Busto Arsizio del luglio 2023, a ribadirlo ulteriormente una nuova sentenza del Tribunale di Milano che ha accolto il ricorso di un lavoratore detenuto seguito dalla Cgil Milano. Il sindacato: “Una nuova vittoria per la dignità del lavoro e per la nostra Costituzione”

Non c’è due senza tre: la Naspi – indennità di disoccupazione – spetta anche ai detenuti che hanno prestato attività lavorativa per l’amministrazione penitenziaria. Dopo la sentenza del Tribunale di Milano del novembre 2021 e quella di Busto Arsizio del luglio 2023, a ribadirlo ulteriormente una nuova sentenza del Tribunale di Milano che ha accolto il ricorso di un lavoratore detenuto seguito dalla Cgil Milano. La persona, detenuta a San Vittore dal settembre 2020 al settembre 2021, quando è stato ammessa alla misura alternativa della detenzione domiciliare, ha lavorato dapprima come imbianchino e poi come inserviente di cucina.

“Le parole usate nella sentenza sono ancora una volta molto chiare – sottolinea il sindacato -: qualunque sia la ragione della disoccupazione involontaria, quale ad esempio la cessazione dello stato di detenzione del detenuto o invece l’avvicendamento al lavoro previsti da regolamenti penitenziari, comunque si realizza quello stato di disoccupazione involontaria che giustifica la concessione dell’indennità. Non esistono specifiche previsioni, da parte della legge istitutiva della Naspi, che escludano il riconoscimento della indennità ai detenuti. Nessun fondamento ha quindi la posizione assunta dall’Inps, secondo il quale il lavoro prestato per l’amministrazione penitenziaria ha carattere del tutto peculiare e non può determinare l’accesso all’indennità di disoccupazione”.

Secondo la Cgil, si tratta di “una nuova vittoria per la dignità del lavoro e per la nostra Costituzione, che attribuisce alla pena una funzione di rieducazione e di reinserimento sociale. Una nuova vittoria contro una discriminazione odiosa alla quale la nostra organizzazione  continuerà ad opporsi. Sono oramai tante le vittorie in tribunale su questo versante – conclude la Chil -: alle tre sentenze lombarde se ne sommano altre nel territorio nazionale. Chiediamo con forza che Inps torni sui suoi passi e torni a riconoscere, senza la necessità di cause, la Naspi ai detenuti che hanno lavorato alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria. Noi proseguiremo la nostra battaglia, continuando a raccogliere le domande di Naspi tra i detenuti degli istituti penitenziari milanesi e presentando ricorsi di fronte ai continui dinieghi”.

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