La Corte penale internazionale ha annunciato di aver respinto la petizione di settembre presentata da Israele con cui si contesta la giurisdizione della corte e ha emesso mandati di arresto per il primo ministro Benjamin Netanyahu e per l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant.
La CPI ha accettato la richiesta di maggio del procuratore Karim Khan di incriminare Netanyahu e Gallant per crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi dall’8 ottobre al 20 maggio.
La dichiarazione rilasciata dalla CPI afferma che la corte “ha trovato fondati motivi per credere” che Netanyahu e Gallant “abbiano ciascuno la responsabilità penale per i seguenti crimini in quanto co-autori per aver commesso gli atti congiuntamente ad altri: il crimine di guerra della fame come metodo di guerra; e i crimini contro l’umanità di omicidio, persecuzione e altri atti disumani”. Prosegue: “I presunti crimini contro l’umanità facevano parte di un attacco diffuso e sistematico contro la popolazione civile di Gaza”.
Nella dichiarazione si sottolinea che il diritto internazionale umanitario relativo al conflitto armato internazionale tra Israele e Palestina si applica al periodo in questione, motivo per cui si respinge la contestazione della giurisdizione da parte di Israele e si decide di emettere i mandati di cattura.
I mandati di arresto riguardano tutti gli stati membri della CPI, il che significa che Netanyahu e Gallant non possono più recarsi in questi paesi, dove potrebbero essere trattenuti all’arrivo. Israele e gli Stati Uniti non sono membri della CPI, ma la maggior parte dei paesi europei lo sono.
I mandati di arresto emessi dalla Corte penale internazionale contro Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant sono “vincolanti” per tutti i paesi membri dell’Ue che devono garantirne l’applicazione. Lo ha dichiarato l’Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera, Josep Borrell. Intanto l’Olanda è pronta a eseguire i mandati d’arresto nei confronti di Netanyahu e Gallant. Lo ha reso noto il ministro degli Esteri olandese Caspar Veldkamp che ha detto: “I Paesi Bassi collaborano pienamente con la Cpi”.
Avigdor Lieberman, capo del partito di opposizione israeliano Yisrael Beitenu, è stato il primo funzionario israeliano a reagire all’annuncio della CPI. “La corte dell’Aja ha fornito oggi un’altra prova del doppio standard e dell’ipocrisia della comunità internazionale e delle istituzioni delle Nazioni Unite”, ha affermato Lieberman, aggiungendo: “Lo Stato di Israele non si scuserà per aver difeso i suoi cittadini. È impegnato a continuare a combattere il terrorismo senza fare concessioni”.

Il presidente americano Joe Biden li ha definiti “scandalosi” sulla stessa lunghezza di Viktor Orban che ha dichiarato di non voler rispettare il mandato e anzi ha rilanciato invitando il premier israeliano in Ungheria.
L’Italia in tutto ciò è divisa, il governo Meloni mostra prudenza. La Farnesina, tramite le parole del suo titolare Tajani dichiara che sostiene “la Cpi ma valuteremo”. Più duro il ministro della Difesa Crosetto che parla di una “sentenza sbagliata” sottolineando però che “andrà applicata” in caso di viaggio di Netanyahu in Italia.
L’emittente israeliana Kan News, citando fonti americane, afferma che la nuova amministrazione Trump sta pianificando azioni contro la Corte penale internazionale. Le fonti hanno parlato di sanzioni personali contro il procuratore capo Karim Khan e contro i giudici che hanno emesso i mandati. Ieri, Mike Waltz, candidato dal presidente eletto Donald Trump alla carica di Consigliere per la sicurezza nazionale, aveva twittato: “A gennaio ci si può aspettare una forte risposta al pregiudizio antisemita della Cpi e dell’Onu”.
Questa è una storia in continua evoluzione e verrà aggiornata.
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