Diritti, Sport

Giro di Palestina. Da Gaza a Torino. Storia di Alaa, di ciclisti, di persone straordinarie tra ingiustizie e capacità di reagire

Alaa al Dali è un vero talento del ciclismo, il migliore di Gaza.
Alaa ha un sogno: partecipare al nostro @giroditalia ed essere ingaggiato da una squadra italiana.
Chiede alle autorità di occupazione israeliane di concedergli il visto per l’Italia. Visto negato.

Ma Alaa non si arrende. Organizza con i suoi amici ciclisti una manifestazione pacifica in bici per protestare contro la decisione di Israele di vietargli di raggiungere l’Italia.
Un colpo solo.
Durante la manifestazione un cecchino dell’esercito israeliano mira alla gamba destra di Alaa e spara un proiettile a espansione, i famigerati proiettili dum-dum, vietati dalle leggi internazionali.
La gamba di Alaa viene maciullata, insieme al suo sogno italiano.

Ma la tenacia e la passione per il ciclismo rimangono intatte.
Da invalido, inizia a gareggiare nel paraciclismo. Vince tutte le gare.
Alaa chiede alle autorità di occupazione di concedergli almeno l’autorizzazione a uscire da Gaza per poter gareggiare nelle competizioni internazionali del paraciclismo. Autorizzazione negata.

Alaa mai avrebbe immaginato che il suo Dio gli avesse riservato un posto tra gli eroi, insieme ai suoi amici.
Fonda una squadra di ciclisti, i “@gazasunbirds”, composta da ragazzi che hanno subito amputazioni per opera dei militari israeliani. L’intento di questi ragazzi meravigliosi è quello di allenarsi duramente per raggiungere il sogno di partecipare alle Paralimpiadi 2024. Sono consapevoli di vivere in una prigione a cielo aperto ma, nonostante tutto, vogliono provarci lo stesso.

Ma su Gaza si abbatte l’inferno. Ai sionisti non basta il sangue dei bambini palestinesi, vogliono anche affamarli con il blocco degli aiuti umanitari.
Alaa contatta l’ACS, l’Associazione di Cooperazione e Solidarietà che si occupa da più di vent’anni della distribuzione di pacchi alimentari alle persone bisognose.
L’ACS ha in magazzino numerosi pacchi ma non riesce a distribuirli in quanto le strade sono distrutte e i veicoli per il trasporto sono facili bersagli dei cecchini.
Alaa propone di distribuire i pacchi alimentari con la sua squadra di ciclisti dei “Gaza Sunbirds”.
L’idea riscuote un enorme successo, i ragazzi invalidi attraversano in bici la città in macerie da una parte all’altra sfidando le bombe e i cecchini, raggiungono luogi isolati portando conforto a tante famiglie.

Ma le scorte nei magazzini stanno per esaurirsi, Alaa e i “Gaza Sunbirds” vogliono fare di più. Spesso a Gaza le famiglie sono separate, costrette dagĺi eventi a sopravvivere in luoghi diversi con la necessità di scambiarsi anche altri beni, Alaa e gli altri iniziano a consegnare di tutto: cibi caldi, pane (tanto pane) medicinali, pannolini.

Aprono un sito web gazasunbirds.org, iniziano ad arrivare le prime donazioni, acquistano generi alimentari dovunque sia possibile, cucinanano il cibo e consegnano oltre cinquemila pasti caldi.
Ogni giorno Alaa e i “Gaza Sunbirds” mettono in gioco la loro vita per portare cose e sorrisi.
“È arrivato Alaa” gridano di gioia i bambini di Gaza. Gli anziani li accolgono in lacrime.

Grazie ragazzi. Correte, non fermatevi.
Eroi senza gambe, nati senza libertà.

* Nota della vergogna.
I “Gaza Sunbirds” hanno inviato migliaia di mail alle federazioni e agli atleti professionisti di tutto il mondo e di tutti gli sport pregando loro di sottoscrivere un semplice appello “Athletes for Palestine” per chiedere la fine dell’assedio e dei bombardamenti. È stato accolto da non più di cinquanta atleti, molti irlandesi ma anche statunitensi, nessun italiano, tanto meno ciclisti. I ragazzi di “Gaza Sunbirds” sfidano le bombe, i ciclisti professionisti italiani temono di esporsi con una innocua petizione.
Quei ciclisti tanto amati dai ragazzi dei Gaza Sunbirds.

Gianluca Martino

Manifestante pro-palestina arrestata durante il presidio al Giro d’Italia

Sabato scorso, durante il presidio di protesta pro-Palestina lungo il percorso del Giro d’Italia, Sara è stata arrestata perché indossava una bandiera palestinese.
Dopo un breve parapiglia con la polizia che non voleva far passare chi aveva le bandiere palestinesi, Sara è stata fermata, portata in questura e trattenuta nelle celle di sicurezza del commissariato San Paolo fino a domenica pomeriggio.

Come si vede chiaramente nei video, Sara non stava facendo nient’altro che esercitare il suo diritto a essere lì, ai margini del percorso, con una bandiera palestinese sulle spalle.

L’obiettivo del gruppo di manifestanti era esporre il proprio dissenso per la scelta dell’UCI, organizzatore del Giro d’Italia, che ha permesso la partecipazione alla gara della squadra ciclistica Israele premier tech accusata di non rispettare la convenzione internazionale contro l’apartheid sportiva e che “rappresenta, normalizza e legittima uno stato genocida”.

L’amarezza dell’attivista si traduce in appello alla lotta su Istagram: “La situazione è tanto surreale quanto schifosa, ancora una volta si legittima chi compie un genocidio e si criminalizza e reprime chi si oppone, chi porta solidarietà al popolo palestinese.
Pertanto, invitiamo tutti a manifestare alle successive tappe del giro d’Italia!”

 

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