Dario Fabbri, giornalista e analista di politica internazionale, fondatore e direttore della rivista mensile di geopolitica Domino ha recentemente affermato che Putin, approfittando della posizione ambigua e debole di Donald Trump, sta cercando di trasformare un fallimento in una vittoria strategica. Per comprendere questa affermazione che contrasta con quella di altri analisti come Alessandro Orsini che ha sempre sostenuto dell’imbattibilità dell’esercito russo in Ucraina, dobbiamo analizzare, anche attraverso documenti di istituti specializzati, quali erano i piani di Putin all’inizio dell’invasione e come si sono trasformati in corso d’opera.
Il piano iniziale della Russia per l'”operazione militare speciale” del febbraio 2022 si basava sull’ipotesi errata di una vittoria rapida in pochi giorni. Putin credeva che l’Ucraina non fosse uno Stato legittimo e che le sue forze sarebbero state accolte favorevolmente, con un piano orchestrato dai servizi di sicurezza (FSB) piuttosto che dall’esercito, finalizzato a una rapida decapitazione del governo ucraino.
Secondo una ricerca del think tank Royal United Services Institute, Putin pensava di conquistare l’Ucraina entro dieci giorni dopo aver annunciato l’invasione. Anche se quella tempistica era più ottimistica di quanto credessero i pianificatori russi. Il principale difetto nella strategia della Russia era sia tattico che psicologico. La valutazione di Putin sull’Ucraina era errata per due motivi. Innanzitutto, credeva che l’Ucraina non fosse legittima o indipendente senza la Russia. Questa convinzione emerse nel suo famoso saggio sull’unità storica di ucraini e russi, pubblicato nel luglio 2021, dove praticamente annunciava l’invasione. Un ulteriore fattore di indebolimento dell’apparato militare, sempre secondo il Royal United Services Institute, risiede nel fatto che negli ultimi vent’anni Putin ha fatto del suo meglio per smantellare qualsiasi opinione dissidente, sia nel suo entourage che nel suo governo, di conseguenza è circondato da persone che o condividono la sua stessa visione ideologica, oppure hanno timore di contraddirlo. Quindi, invece di un’invasione convenzionale guidata da tutte le forze militari che la Russia poteva schierare sul suo fianco occidentale, Putin ha pianificato quella che lui stesso ha definito “un’operazione militare speciale” guidata dai servizi di sicurezza russi, ovvero il servizio federale per la sicurezza. L’obiettivo era neutralizzare rapidamente la leadership politica ucraina per evitare le sanzioni occidentali.
I servizi di intelligence occidentali già conoscevano intenzioni e capacità russe. Mesi prima dell’invasione, intelligence e diplomatici di Stati Uniti e Regno Unito avevano diffuso quelli che erano i piani russi. Nel novembre 2021, il direttore della CIA William Burns visitò Mosca per avvertire i funzionari russi contro l’invasione. A metà gennaio 2022, Burns si recò a Kiev per informare il presidente ucraino Zelensky sulle valutazioni dell’intelligence Stati Uniti d’America sull’imminente invasione. Gli stessi piani furono confermati personalmente dal presidente Joe Biden. Questa condivisione di informazioni diede all’Ucraina un vantaggio cruciale che gli analisti russi non avevano mai previsto. l’Ucraina sapeva esattamente cosa stava pianificando la Russia, compreso l’attacco critico all’aeroporto di Ostomel.
L’assalto all’aeroporto di Ostomel, vicino a Kiev, doveva essere una pietra miliare del piano iniziale della Russia. L’obiettivo era conquistare l’aeroporto per creare un ponte aereo per il rapido dispiegamento di rinforzi verso la capitale. Tuttavia, l’operazione fallì a causa di intelligence errata, cattiva esecuzione e una forte e ben preparata resistenza ucraina. Il piano prevedeva l’impiego di una forza d’élite di 200-300 soldati trasportati da elicotteri per conquistare l’aeroporto. Sulla carta, l’aeroporto era un buon obiettivo: pista lunga, posizione strategica e difese leggere in quanto aeroporto civile per il trasporto merci. Tuttavia, l’Ucraina era pronta, aveva 200 coscritti della 4^ Brigata di Reazione Rapida posizionati intorno all’aeroporto. All’arrivo, gli elicotteri russi furono accolti da un intenso fuoco. Le forze ucraine abbatterono diversi elicotteri (quattro KA-52 e un MI-28). Fondamentalmente, gli ucraini avevano già bloccato la pista con veicoli, rendendola inutilizzabile. I rinforzi per i paracadutisti russi, una forza da 1000 a 4000 soldati su 18 aerei IL-76, furono costretti a tornare indietro. Sebbene le forze di terra russe alla fine raggiunsero l’aeroporto, questo era già stato danneggiato dall’artiglieria ucraina e reso inutilizzabile come ponte aereo. Questo fallimento costrinse la Russia a una costosa offensiva di terra. La battaglia dell’aeroporto causò circa 500 vittime russe.
Secondo un report di Analisi Difesa l’esercito russo soffre di difetti sistemici profondamente radicati che lo rendono inefficace nella guerra moderna. Questi includono una dottrina obsoleta dell’era sovietica, una rigida struttura di comando che soffoca l’iniziativa e l’incapacità di apprendere dalle esperienze sul campo di battaglia. La dottrina militare è ancora focalizzata su scenari di guerra di logoramento su larga scala contro la NATO, riciclando modelli passati invece di innovarli e renderli più attuali. Esiste, inoltre, una rigida struttura di comando verticistica che impedisce agli ufficiali di grado inferiore e ai sottufficiali di prendere decisioni tattiche autonome. La struttura rigida fa sì che quando i piani non vanno come previsto, le forze russe non possono adattarsi ai cambiamenti improvvisi sul campo di battaglia.
L’Ucraina, per contro, ha dimostrato una notevole capacità di innovazione, in particolare nella guerra con i droni (sia aerei che navali), mentre la Russia è stata lenta ad adattarsi. Ciò ha permesso all’Ucraina di contrastare la superiorità militare convenzionale della Russia, in particolare nel Mar Nero. L’Ucraina ha rapidamente adottato e innovato la tecnologia dei droni attraverso un sistema decentralizzato di team di volontari e finanziamenti governativi, abbreviando il ciclo di sviluppo da anni a mesi. Entro la metà del 2025, la Russia perderà almeno 4.000 carri armati e oltre 13.000 veicoli corazzati. Il carro armato russo di nuova generazione, il T-14 Armata, si è rivelato un fallimento, con solo 20 esemplari prodotti all’inizio dell’invasione e rapidamente ritirati dal fronte. L’Ucraina, quasi senza marina, ha rivoluzionato la guerra navale utilizzando droni navali. Entro il 2025, l’Ucraina avrà neutralizzato circa il 40 per cento della flotta russa del Mar Nero, compreso l’affondamento della sua ammiraglia, la Moskva. Allontanando la flotta russa, l’Ucraina ha messo in sicurezza le sue rotte di esportazione del grano, vitali per la sua economia del valore di quasi dieci miliardi di dollari.
L’aspetto più rilevante è il rapporto tra conquiste territoriali e costi elevati. Dopo tre anni e mezzo di guerra, la Russia controlla circa il 20 per cento dell’Ucraina, in gran parte conquistato già nel 2014, otto anni prima. Dal 2022 al 2025 la Russia ha ottenuto pochi territori pagando un prezzo altissimo. Forbes, usando dati di aprile 2025, ha calcolato che la Russia ha conquistato solo 176 chilometri quadrati di territorio.
Fin qui quello che si ricava leggendo i vari rapporti e le analisi di istituti ed esperti di politica internazionale. A noi profani rimane un dubbio. Come mai se la situazione sul campo in Ucraina è questa non si può attivare un’azione diplomatica di grande respiro per portare Putin a più miti consigli? E ancora, quali vantaggi avrebbe la Russia da un eventuale allargamento del conflitto a Paesi NATO confinanti? Ogni tanto bisognerebbe anche ascoltare la voce del nemico. Dmitrij Peskov diplomatico russo, portavoce del presidente della Russia Vladimir Putin e Consigliere di Stato della Federazione Russa da giorni va ripetendo che i droni che stanno da settimane sorvolando i cieli di Polonia, Paesi baltici e, recentemente, anche della Germania non sono russi invitando ad andare a cercare i veri autori di queste intrusioni. Ora, è vero che in guerra la prima vittima è la verità, ma se usassimo l’espressione “cui prodest” coniata da Lucio Cassio Longino Ravilla durante il processo a Marco Emilio Lepido Porcina per analizzare i fatti scopriremmo che l’unico che beneficerebbe dell’allargamento del conflitto sarebbe proprio Volodymyr Zelens’kyj. Sono solo ipotesi certo, ma in assenza di notizie vere, vale la pena ogni tanto farsi anche qualche domanda scomoda.




