La Cina ha espresso sostegno alla proposta del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di raggiungere un accordo con la Russia per porre fine alla guerra in Ucraina. Nell’intervento tenuto ieri, 20 febbraio, alla ministeriale Esteri del G20 di Johannesburg, in Sudafrica, il titolare della diplomazia cinese, Wang Yi, ha ribadito che Pechino “sostiene tutti gli sforzi utili alla pace, incluso il recente consenso raggiunto da Stati Uniti e Russia”. La Cina “auspica che tutte le parti interessate possano trovare una soluzione sostenibile e duratura, che tenga conto delle reciproche preoccupazioni”, ha sottolineato il ministro, rinnovando la disponibilità di Pechino a “svolgere un ruolo costruttivo nella risoluzione politica della crisi, nel rispetto delle esigenze delle parti interessate e tenendo conto delle preoccupazioni della comunità internazionale, in particolare dei Paesi del Sud globale”. Le dichiarazioni di Wang fanno seguito alla nuova politica statunitense circa la guerra in Ucraina. A meno di un mese dal suo insediamento alla Casa Bianca, Donald Trump ha infatti abbandonato la campagna per isolare la Russia con una telefonata al capo del Cremlino, Vladimir Putin, con cui vuole collaborare per “fermare le uccisioni”.
Il 19 febbraio, inoltre, Trump ha accusato Volodymyr Zelensky di essere “un dittatore”, spingendo membri del G20 come Australia, Regno Unito e Germania a ribadire il loro sostegno al presidente ucraino. Relativamente alla guerra in Europa orientale, la “Cina auspica di assistere allo spostamento della crisi verso una soluzione politica, ma presterà molta attenzione alla direzione dei negoziati e della distensione delle relazioni tra Stati Uniti e Russia”. Lo sostiene il responsabile degli studi sull’Unione europea all’Università di studi stranieri di Pechino Cui Hongjian, secondo cui “se la Cina partecipa alla mediazione, può ridurre il rischio che gli Stati Uniti utilizzino la distensione delle relazioni con la Russia per danneggiare i suoi interessi”. Diversa è l’opinione del direttore del Carnegie Russia Eurasia Center, Alexander Gabuev, che pone piuttosto l’accento sulla scarsa propensione della Cina a correre rischi geopolitici. “Pechino è felice di non essere chiamata in causa perché non sa cosa chiederà Trump. Inizialmente Trump voleva il coinvolgimento della Cina, ma ora ha parlato con Putin. Ha l’impressione di non aver bisogno della Cina per ottenere un accordo con Putin e che Putin gli darà un accordo perfetto e migliore in futuro”, secondo Gabuev.






