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INDIA | Gli “scarafaggi” hanno vinto: una generazione costringe il governo a fare i conti con il diritto allo studio

Per oltre due milioni di giovani indiani non era soltanto un esame. Era la possibilità di cambiare la propria vita.

Il National Eligibility cum Entrance Test (Neet), la prova nazionale di ammissione alle facoltà di Medicina, è uno degli esami più competitivi del mondo. Ogni anno milioni di ragazze e ragazzi studiano per mesi, spesso per anni, nella speranza di conquistare uno dei pochissimi posti disponibili nelle università pubbliche. Per molte famiglie significa uscire dalla povertà, entrare nella classe media, costruire un futuro diverso.

Quando è emerso che l’ultima sessione d’esame era stata compromessa da una fuga di notizie e da presunti brogli, quella speranza si è trasformata in rabbia.

Le proteste sono nate sui social network e in pochi giorni hanno invaso le piazze di Delhi e di numerose altre città. Migliaia di studenti hanno chiesto ciò che dovrebbe essere scontato in ogni democrazia: trasparenza, regole uguali per tutti e un sistema educativo capace di premiare davvero il merito.

Molti di loro non avevano mai partecipato a una manifestazione.

Per raccontare la propria condizione hanno scelto un nome tanto provocatorio quanto potente: Cockroach Janta Party, il Partito popolare degli scarafaggi.

Una parola nata come insulto e trasformata in una bandiera.

Gli “scarafaggi” sono i giovani che si sentono invisibili agli occhi del potere, trattati come numeri sacrificabili in un sistema sempre più competitivo e sempre meno equo.

Lo scandalo del Neet ha avuto anche conseguenze drammatiche. Secondo diversi media indiani, dopo l’annullamento della prova una dozzina di studenti si sarebbe tolta la vita, sopraffatta dalla paura di dover affrontare nuovamente una selezione che molti docenti universitari definiscono ormai una lotteria più che un autentico strumento di valutazione del merito.

Le immagini delle cariche della polizia contro gli studenti hanno fatto il giro del Paese, alimentando ulteriormente la protesta.

La mobilitazione è rapidamente diventata una questione politica nazionale.

Sotto una pressione crescente, il ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan ha rassegnato le dimissioni, assumendosi la responsabilità politica della crisi che ha travolto il sistema degli esami. Per il governo del primo ministro Narendra Modi rappresenta una delle più pesanti sconfitte politiche provocate da una mobilitazione studentesca negli ultimi anni.

Ma questa storia va oltre l’India.

Racconta cosa accade quando il diritto allo studio smette di essere percepito come un diritto e diventa una corsa a ostacoli nella quale una fuga di notizie, la corruzione o semplicemente la sproporzione tra candidati e posti disponibili possono cancellare anni di sacrifici.

L’India continua a essere una delle economie che crescono più rapidamente al mondo, investe nell’innovazione, nell’intelligenza artificiale e nell’industria tecnologica. Ma nessun modello di sviluppo può reggere a lungo se milioni di giovani smettono di credere che il proprio futuro dipenda dall’impegno e non dall’arbitrio.

Per questo la protesta degli “scarafaggi” parla anche a noi.

Perché quando il merito perde credibilità non entra in crisi soltanto la scuola.

Entra in crisi il rapporto di fiducia tra una generazione e lo Stato.

E quando milioni di ragazze e ragazzi decidono di trasformare un insulto nel simbolo della propria battaglia civile, significa che non stanno chiedendo privilegi.

Stanno chiedendo semplicemente giustizia.


LA CRISI IN CINQUE NUMERI

Oltre due milioni di candidati

Ogni anno il Neet viene affrontato da oltre due milioni di studenti, rendendolo uno degli esami universitari più partecipati e competitivi del pianeta.

Pochissimi posti disponibili

Solo una piccola percentuale dei candidati riesce ad accedere alle facoltà pubbliche di Medicina. Per milioni di giovani il sogno di diventare medico si interrompe già al primo tentativo.

Lo scandalo

L’edizione di quest’anno è stata travolta da accuse di fuga di notizie, irregolarità e presunti brogli che hanno provocato l’apertura di un’inchiesta nazionale e la richiesta di ripetere parte delle prove.

Le proteste

La mobilitazione, organizzata soprattutto attraverso i social network, ha portato migliaia di studenti nelle piazze di Delhi e di altre città. Il simbolo della protesta è diventato il Cockroach Janta Party, il “Partito degli scarafaggi”, nato per trasformare un insulto in una rivendicazione di dignità.

Le conseguenze politiche

La pressione dell’opinione pubblica ha portato alle dimissioni del ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan, aprendo una delle più difficili crisi politiche del governo Modi sul tema dell’istruzione.


Il punto

Il diritto allo studio non consiste soltanto nel poter sostenere un esame.

Consiste nel poter credere che il proprio futuro dipenda dall’impegno, dal talento e dal lavoro.

Quando questa fiducia viene meno, non si rompe soltanto un sistema scolastico.

Si incrina una democrazia.


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