Politica

INTERNAZIONALE SOVRANISTA | Quando c’è da colpire Sánchez, i patrioti dimenticano le frontiere

Se c’è una cosa che la crisi di Ceuta ha reso evidente è questa: quando c’è da colpire Pedro Sánchez, i sovranisti dimenticano i confini.

Donald Trump dagli Stati Uniti. Javier Milei dall’Argentina. Giorgia Meloni dall’Italia. Marine Le Pen dalla Francia. Leader che si definiscono patrioti, nazionalisti, difensori della sovranità, ma che ritrovano improvvisamente una sorprendente sintonia quando il bersaglio è il governo socialista spagnolo.

È un paradosso solo apparente.

L’internazionale sovranista esiste davvero. Non ha una sede, non ha una tessera, ma ha un linguaggio comune, gli stessi nemici e spesso le stesse campagne mediatiche.

Pedro Sánchez, negli ultimi anni, è diventato uno dei simboli di questa contrapposizione. Per aver riconosciuto lo Stato di Palestina. Per aver mantenuto una linea autonoma nei confronti di Donald Trump. Per aver rifiutato che le basi militari spagnole fossero utilizzate nelle operazioni contro l’Iran. Per aver continuato a guidare uno dei pochi grandi governi socialisti dell’Europa occidentale.

Da quel momento, ogni crisi sembra trasformarsi nell’occasione perfetta per regolare i conti.

È accaduto anche in queste ore.

Di fronte all’emergenza migratoria di Ceuta, invece di prevalere il principio della solidarietà europea, sono arrivati attacchi politici e richieste di misure straordinarie contro la Spagna. Sánchez ha risposto ricordando un principio semplice: l’empatia può essere una scelta, il rispetto dei trattati europei e dei dati no. Nel frattempo la Commissione europea ha ribadito di avere sostenuto Madrid fin dall’inizio della crisi.

Naturalmente, un governo democratico può essere criticato.

È il sale della democrazia.

Quello che colpisce, però, è la sproporzione. La crisi di Ceuta è stata utilizzata anche come strumento di propaganda internazionale. Donald Trump l’ha trasformata in un argomento della politica interna americana, presentandola come la prova del fallimento delle politiche progressiste sull’immigrazione. Ma diverse verifiche indipendenti hanno smentito molte delle ricostruzioni più diffuse, ricordando che il fenomeno ha cause ben più complesse, legate alle reti dei trafficanti, alla situazione in Marocco e alla diffusione di notizie false. (El País)

Poi c’è Javier Milei.

Il presidente argentino non si è limitato alla critica politica. Ha rivolto pesanti attacchi personali contro Sánchez e contro sua moglie, provocando una crisi diplomatica senza precedenti tra Buenos Aires e Madrid. Un livello di scontro che racconta molto del clima politico alimentato da una parte della nuova destra internazionale. (The Guardian)

Il punto, allora, non è stabilire se Sánchez abbia sempre ragione. Nessun governo è immune dagli errori.

Il punto è un altro.

Quando governi conservatori attraversano momenti difficili, le critiche restano quasi sempre nazionali. Quando a governare è un socialista, invece, sembra attivarsi una rete politica e mediatica internazionale pronta a trasformare ogni difficoltà in una battaglia ideologica.

È curioso.

Coloro che ogni giorno invocano la sovranità nazionale sembrano essere i primi a metterla tra parentesi quando c’è da colpire un avversario politico.

Forse è questa la vera contraddizione dell’internazionale sovranista: parlare continuamente di patria, ma fare squadra solo quando c’è da abbattere chi rappresenta un’altra idea d’Europa.


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