Un appaltatore civile presso un sito militare sotterraneo iraniano ha scatenato polemiche dopo aver condiviso sui social media i video del suo lavoro. La libera circolazione di filmati sensibili di installazioni di tunnel sotterranei ha offerto una rara opportunità di osservare l’infrastruttura militare fortificata dell’Iran e ha sollevato interrogativi sulle continue carenze nella sicurezza operativa.
I video, apparsi sui social media il 7 novembre, sono stati pubblicati da un’impresa privata specializzata in porte antideflagranti e nella costruzione di tunnel rinforzati.
- Il filmato mostra l’installazione di porte rinforzate per i tunnel, camere antideflagranti e depositi sotterranei progettati per resistere ad attacchi aerei e missilistici.
- L’appaltatore, la cui identità non è stata resa pubblica, sembra aver condiviso il filmato come materiale promozionale per mettere in mostra le capacità tecniche della sua azienda. Tuttavia, la diffusione è avvenuta senza apparente autorizzazione di sicurezza o supervisione da parte dell’apparato militare iraniano.
- Gli analisti di intelligence open source che hanno esaminato i video hanno ipotizzato che la struttura avrebbe potuto fungere da base per droni o da deposito di armi.
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), che spesso si vanta delle sue vaste “città missilistiche” sotterranee, si è subito mosso per prendere le distanze dal filmato trapelato.
- L’8 novembre, il portavoce dell’IRGC, Ali Naderi , ha rilasciato una smentita categorica, affermando che “le immagini diffuse sui social media non hanno alcun collegamento con i tunnel missilistici e dei droni della Forza aerospaziale dell’IRGC”.
- Naderi ha sottolineato che i filmati ufficiali delle città missilistiche dell’IRGC vengono diffusi solo attraverso canali autorizzati e sono chiaramente identificabili.
- In particolare, uno striscione in uno dei video mostra le insegne dell’esercito regolare (Artesh). L’esercito, che gestisce anche strutture militari sotterranee, non ha rilasciato dichiarazioni in merito al filmato.
Questa apparente fuga di notizie ha sollevato interrogativi tra gli osservatori circa il livello di sicurezza operativa in Iran, soprattutto in un momento di forti tensioni con Israele e gli Stati Uniti.
L’esperto di Medio Oriente Ehsan Soltani ha affermato che il filmato riassume “la corruzione dilagante e radicata nella struttura amministrativa della Repubblica islamica”.
Hadi Hoteit, corrispondente della PressTV, emittente statale iraniana in lingua inglese, ha espresso incredulità per la mancanza di sicurezza, insistendo sul fatto che “la mancanza di adeguate misure di sicurezza da parte nostra” consente a Israele di ottenere vittorie operative.

Le autorità iraniane hanno inaugurato a Teheran un’imponente statua raffigurante l’antico re persiano Sapore I a cavallo, che sovrasta l’imperatore romano Valeriano inginocchiato. L’iniziativa è l’ultimo tentativo dello Stato di utilizzare l’iconografia nazionalista preislamica per promuovere l’unità dopo la guerra di giugno con Israele. Ma gli iraniani rimangono profondamente divisi; mentre alcuni hanno elogiato l’iniziativa, altri la deridono come una falsa dimostrazione di patriottismo.
L’imponente installazione è stata inaugurata il 7 novembre in piazza Enqelab (Rivoluzione) a Teheran, per commemorare la vittoria militare dell’Impero sasanide contro i Romani nel terzo secolo.
- La statua fa parte di una campagna intitolata “Ti inginocchierai di nuovo davanti all’Iran”, ispirata a una dichiarazione della Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei.
- Il sindaco conservatore di Teheran, Alireza Zakani, ha dichiarato ai giornalisti che il messaggio dell’installazione è “la resistenza e la fermezza della nazione iraniana nel corso della storia”.
- I media affiliati allo Stato affermano che migliaia di persone hanno partecipato alla cerimonia di inaugurazione della statua, che ha visto la partecipazione dell’Orchestra Sinfonica di Teheran, di diversi cantanti pop e di uno spettacolo di luci. In particolare, anche le donne senza velo hanno potuto partecipare all’evento, un’ulteriore deroga alle consuete restrizioni statali.
Alcuni commentatori hanno accolto con favore la statua, descrivendola come un forte ricordo dell’antico passato dell’Iran.
- Il commentatore politico Ehsan Movahedian, citato sia dai media conservatori che da quelli riformisti, ha affermato che la mossa è “incoraggiante” e ha sostenuto che la Repubblica islamica “ha finalmente capito il suo errore nel trascurare elementi dell’identità nazionale dell’Iran”.
- Abdolmotahar Mohammadkhani, portavoce del Consiglio comunale di Teheran, a maggioranza conservatrice, ha elogiato la partecipazione alla cerimonia e ha affermato che “con la stessa solidarietà nazionale, i nemici si inginocchieranno ancora una volta davanti all’Iran”.
- Mehdi Shadkam, ricercatore di studi iraniani, ha elogiato l’installazione definendola “un’iniziativa encomiabile per rafforzare l’identità nazionale”, ma ne ha criticato la fattura, una critica condivisa da altri.
Nel frattempo, altri hanno visto l’installazione come un esempio delle priorità sbagliate dello Stato, definendola una svolta nazionalista inorganica e politicamente calcolata.
Il commentatore riformista Ahmad Zeidabadi ha trovato sgradevole la raffigurazione di Valeriano inginocchiato, scrivendo che si tratta di “un’immagine che, anziché ispirare orgoglio, dal punto di vista dell’etica nazionale e religiosa iraniana, simboleggia arroganza, presunzione e una sorta di meschinità nata dal trionfo su un rivale”.
Ehsan Bodaghi, giornalista pro-riforma, ha affermato che la statua “è in contrasto” con i “45 anni di persistente negazione dei valori dell’antico Iran” da parte della Repubblica Islamica. Ha aggiunto che se l’iniziativa “non è una strumentalizzazione politica della storia dell’Iran, allora è giunto il momento di riconsiderare ufficialmente decisioni come il contenuto [attuale] dei libri di testo di storia”.
Maryam Shokrani, un’altra giornalista pro-riforma, ha suggerito che l’inaugurazione della statua fosse ironica, visto che le autorità “ignorano le minacce” che i siti del patrimonio culturale devono affrontare e tagliano i loro “esigui” budget. (amwaj)




