Diritti

LA ROTTA DEL SILENZIO | L’Atlantico dove spariscono uomini, donne e bambini

Al largo della Mauritania almeno 143 persone sono scomparse in mare. Mentre gli sbarchi diminuiscono, aumenta una tragedia che quasi nessuno racconta.



Per venticinque giorni hanno navigato senza carburante, sospinti dalle correnti dell’Atlantico. Quando la Guardia costiera mauritana li ha raggiunti, davanti a Nouadhibou, erano rimasti in trentotto. Tutti gli altri erano morti o scomparsi.

Tra i superstiti ci sono due bambini che hanno perso tutta la loro famiglia: padre, madre e un fratello più piccolo. Non sappiamo se siano morti di sete, di fame, travolti dalle onde o caduti in mare. Sappiamo soltanto che quei bambini sono arrivati da soli.

Questa volta il Mediterraneo non c’entra. La tragedia si è consumata lungo la rotta che collega il Gambia, il Senegal e l’Africa occidentale alle Isole Canarie: oltre duemila chilometri di oceano aperto, oggi considerati una delle vie migratorie più pericolose del pianeta.

Nel dibattito politico europeo la diminuzione degli sbarchi viene spesso presentata come un successo. Ma meno arrivi non significano necessariamente meno morti. Chi opera lungo questa rotta avverte che molte imbarcazioni semplicemente non arrivano più. Spariscono nell’oceano senza lasciare tracce.

È il fenomeno dei cosiddetti ‘naufragi invisibili’: barche che partono e non vengono mai ritrovate, famiglie che attendono notizie destinate a non arrivare, vite che scompaiono perfino dalle statistiche.

Perché si continua a partire? Le ragioni sono note: povertà, instabilità politica, conflitti, effetti della crisi climatica, economie locali sempre più fragili e la speranza, alimentata anche dai trafficanti, di trovare in Europa una possibilità di futuro. Chi parte conosce i rischi, ma spesso considera ancora più insopportabile restare.

Negli ultimi anni il rafforzamento dei controlli nel Mediterraneo ha contribuito a spostare una parte dei flussi verso l’Atlantico, dove i soccorsi sono più difficili e le distanze molto maggiori. Per questo le organizzazioni umanitarie chiedono non solo operazioni di ricerca e salvataggio, ma anche canali legali di ingresso, cooperazione con i Paesi di origine e politiche capaci di affrontare le cause profonde delle migrazioni.

Colpisce soprattutto il silenzio. Centinaia di persone possono scomparire nell’Atlantico senza occupare per più di qualche ora le prime pagine. Quando un essere umano diventa soltanto un numero, il rischio è che anche la tragedia perda il suo volto.

Prima di essere un migrante, ciascuna di quelle persone era un figlio, una madre, un padre, un bambino. Il mare non distingue tra passaporti. Restituisce soltanto la misura della nostra umanità.

 

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