Diritti

SUDAN | Aumentano gli sfollamenti con l’aggravarsi della crisi nel Kordofan

L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni è profondamente allarmata dal rapido peggioramento della situazione umanitaria nella regione del Kordofan, in Sudan, dove l’escalation della violenza ha provocato un forte aumento degli sfollamenti. Il numero di nuovi sfollati dall’inizio dell’escalation nell’ottobre 2025 è aumentato del 65 per cento, passando da oltre 132mila nel febbraio 2026 a più di 219mila alla fine di giugno, a sottolineare l’impatto accelerato del conflitto sui civili.

Dall’inizio del conflitto nell’aprile del 2023, il Kordofan è rimasto uno dei principali epicentri degli sfollamenti in Sudan. Secondo gli ultimi dati disponibili, quasi un milione di sfollati interni, pari all’11 per cento della sfollata totale del Sudan, vivevano in tutta la regione.

“Le famiglie hanno esaurito le opzioni sicure per proteggersi. Molte sono già state sfollate in passato e sono costrette ancora una volta ad abbandonare le proprie case, i mezzi di sussistenza e le reti di supporto”, ha dichiarato Mohammed Refaat, Capo Missione dell’Oim in Sudan. “Con il continuo diffondersi della violenza, l’accesso sicuro per i partner umanitari è essenziale per raggiungere le persone i cui bisogni aumentano di giorno in giorno”.

L’ondata migratoria è stata alimentata dalla crescente insicurezza. In meno di nove mesi sono stati registrati oltre cento episodi che hanno provocato sfollamenti, con una media di un incidente grave ogni due o tre giorni. L’entità e la frequenza di questi episodi evidenziano un contesto di protezione in rapido deterioramento, in cui le famiglie sono ripetutamente costrette a fuggire in cerca di sicurezza. El Obeid è diventato un rifugio fondamentale per le persone in fuga dalla violenza nelle aree circostanti, ma ora si trova ad affrontare l’incombente minaccia di un’invasione su vasta scala, che metterebbe ulteriormente a rischio la vita dei civili.

El Obeid ospita attualmente circa cinquecentomila persone, tra cui oltre 83mila sfollati interni. I continui arrivi stanno esercitando una pressione crescente su alloggi, servizi di base e assistenza umanitaria già al limite, mettendo ulteriormente a dura prova la capacità della città di sostenere coloro che cercano rifugio.

L’accesso umanitario rimane gravemente limitato dai combattimenti in corso, dall’insicurezza diffusa e dalla crescente minaccia di attacchi con droni in alcune zone del Kordofan. Di conseguenza, centinaia di migliaia di persone, comprese le comunità di El Obeid e dintorni, restano irraggiungibili per ricevere aiuti salvavita.

Il Kordofan settentrionale continua a essere sia luogo di origine che di destinazione per le famiglie sfollate. Oltre 288mila sudanesi sfollati provengono originariamente da questa regione, che attualmente ospita più di 234mila sfollati interni in 667 campi profughi distribuiti in otto località.

Da quando le violenze si sono intensificate nell’ottobre del 2025, le persone in fuga dal Kordofan hanno cercato rifugio in oltre mille località in 89 stati, a dimostrazione di come la crisi si sia diffusa ben oltre la regione stessa. Il Kordofan settentrionale rimane una delle principali destinazioni, ospitando attualmente 33.465 persone sfollate a causa della recente escalation.

Insieme ai partner umanitari, l’Oim ha predisposto scorte di beni di prima necessità, kit igienici e seicento tende di emergenza per consentire una risposta rapida non appena l’accesso sarà possibile. Tuttavia, l’escalation dell’insicurezza e la grave carenza di fondi continuano a limitare la portata delle operazioni umanitarie.

In tutto il Sudan, si prevede che oltre trenta milioni di persone avranno bisogno di assistenza umanitaria nel 2026. Tuttavia, le operazioni umanitarie rimangono gravemente sottofinanziate, con quasi novanta milioni di dollari ancora necessari per sostenere l’assistenza salvavita e gli sforzi di ripresa iniziale, mentre i bisogni continuano a crescere.

L’Oim rimane profondamente preoccupata per l’escalation di violenza nel Kordofan e per il suo devastante impatto sui civili. L’Organizzazione chiede la protezione dei civili e degli operatori umanitari, garantendo un accesso umanitario sicuro, continuativo e senza ostacoli, affinché gli aiuti salvavita possano raggiungere le comunità bisognose.

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