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MARIONETTE E BURATTINI Musk non riesce a comprarsi la Corte Suprema, Trump perde gli elettori. Medio Oriente e Ucraina non trovano pace. Meloni come Mussolini: sacrifica l’Italia in onore del dio, l’alleato pazzo

Mentre Donald Trump, con una sceneggiata degna della commedia dell’arte, presenta il suo programma di dazi, arrivano brutte notizie dalla Florida e dal Wisconsin. Il primo aprile si sono svolte tre elezioni: tre segnali. E se non è vero allarme rosso, c’è sicuramente un problema. In Florida si è votato in due elezioni speciali per il congresso, mentre in Wisconsin si è votato per la corte suprema dello stato. Sulla carta nulla di strano, ma i risultati raccontano altro.

Partiamo dalla Florida. Qui si votava in due roccaforti repubblicane. Il primo distretto in cui, a novembre, era stato eletto Matt Gaetz e il sesto distretto dove era stato eletto Michael Waltz, che oggi ricopre il ruolo di consigliere per la sicurezza nazionale. Al loro posto sono stati eletti rispettivamente Jimmy Patronis e Randy Fines, ma con margini molto più ristretti. Fines ha vinto con un margine di 14 punti, tanto si direbbe, ma solo cinque mesi fa Waltz si era imposto con una forbice di oltre 33 punti.

Nel primo distretto, che si trova nella regione del Panendol, quella più a ovest della Florida, e soprattutto roccaforte fortemente, repubblicana, Patronis si è imposto anche qui con uno scarto intorno ai 14 punti, ma di nuovo Gaetz aveva vinto con 33 punti di vantaggio. In entrambe le elezioni il margine è molto più basso, soprattutto se si considera che, sempre qui, Donald Trump aveva vinto alle presidenziali con margini sopra i 30 punti percentuali.

In Wisconsin la liberal Susan Crawford si è imposta con un vantaggio di 11 punti sull’avversario, ma qui il vero tema è l’impegno di Elon Musk. Il magnate di X e di Tesla ha speso ben venti milioni di dollari per cercare di fare eleggere il giudice conservatore. Come ha scritto Politico, in vista delle “midterm” del prossimo anno, queste elezioni rappresentano un doppio segnale per l’amministrazione Trump.

Se guardiamo alla Florida c’è un discreto mal di pancia nella base MAGA dopo soli tre mesi di amministrazione Trump, ma soprattutto un forte campanello di allarme in vista del voto dell’anno prossimo in moltissimi distretti in bilico, dove bastano pochi voti per, perdere un seggio. La sensazione che qualcosa non torni deriva anche dal fatto che lo stesso Trump si era impegnato con doppio tele rally per sostenere due candidati in distretti che normalmente non sarebbe un problema a vincere.

Se guardiamo al Wisconsin vediamo qualche segno di ripresa nel mondo democratico, ma soprattutto un primo indizio per capire come contrastare negli swing state lo strapotere di Donald Trump, cioè fare in modo che Elon Musk si rovini da solo. Sia repubblicani che democratici hanno notato che il patron di Tesla non è amato così come sembra e che anzi la sua attività al DOGE e il suo impegno in campagna elettorale possano addirittura essere controproducenti per i repubblicani. Sarà forse per questo che è girata la voce, non si sa quanto confermata, che Musk è arrivato al capolinea nei suoi impegni istituzionali.

E se la situazione interna comincia a dare segnali negativi, sul fronte internazionale Trump – possiamo dire –  che sta andando andato incontro a una serie di fallimenti. In meno di tre mesi alla Casa Bianca ha già fallito gli obiettivi principali che si era proposto di raggiungere in Ucraina e a Gaza. In campagna elettorale Trump aveva detto che avrebbe risolto le due crisi in poche settimane. Non sembra proprio andare in questa direzione.

Putin ha fatto sapere, senza tanti giri di parole, che non è intenzionato a sottoscrivere il piano presentato dagli USA e lo stesso Zelensky (gestito da Macron e company) si sta dimostrando un soggetto più ostico di quanto la pagliacciata di qualche mese fa alla Casa bianca avrebbe potuto far credere.  A Gaza invece Israele, peraltro con il pieno sostegno di Trump, ha ripreso a massacrare i palestinesi in grande stile. Ha ripreso il progetto della pulizia etnica, progetto che ha l’obiettivo, neanche tanto nascosto, di distruggere le condizioni materiali di esistenza dei palestinesi per costringerli ad abbandonare Gaza e sostituirli, poi, con coloni israeliani. Tra l’altro Israele ha già approvato un piano, per il trasferimento “volontario” dei palestinesi.

Anche le sparate trumpiane sembrano essere più colpi di teatro che reali minacce. Aveva dato 24 ore a Hamas per rilasciare gli ultimi ostaggi nelle sue mani altrimenti avrebbe bombardato (non si capiva peraltro cosa e se dal cielo o dal mare) e nulla è accaduto. Stessa cosa con l’IRAN, la minaccia di sfaceli contro il regime degli ayatollah sembra caduto anche qui nel vuoto, loro non riprendono i negoziati sul nucleare, e da parte di Trump nulla succede.

Non una bella immagine, per un Paese che vuole rimanere la più grande potenza economica mondiale, essere rappresentati da un presidente che in meno di tre mesi ha già inanellato risultati come questi. Come abbiamo visto i primi segnali di allontanamento dell’elettorato dalla politica trumpiana si cominciano a vedere, ma non sembra Trump nelle condizioni di coglierle. Starà ai repubblicani fargliele pesare.





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