E’ una tragedia di cui non si conoscono ancora bene le dimensioni, quella che ha investito l’arcipelago della regione d’oltremare francese situata nel Canale di Mozambico. I venti fortissimi, mai visti così da decenni, hanno raso al suolo villaggi e centri abitati.
Quasi un terzo della popolazione, che secondo le ultime ed impietose stime è considerata la più povera della Francia, vive in fragili capanne che alla prima folata sono volate via, seguite da alberi sradicati, pali della luce divelti, tetti di lamiera strappati.
Le raffiche di vento a 220 km orari hanno tirato giù tutto, non hanno risparmiato nulla. Il ciclone Chido, che sabato scorso ha colpito l’arcipelago di Mayotte, regione d’oltremare francese nel Canale di Mozambico, è stato il più potente mai visto da quelle parti negli ultimi novanta anni. E non ha fatto nessuna fatica a cancellare in un solo colpo con le sue piogge torrenziali quasi tutte le infrastrutture e le zone abitate che non hanno opposto alcuna resistenza.
Un team di Medici Senza Frontiere (MSF) si sta organizzando per recarsi non appena possibile a Mayotte dopo il passaggio del ciclone Chido, per valutare i bisogni della popolazione e avviare un possibile intervento.
L’organizzazione è particolarmente preoccupata per la situazione delle persone che vivono in baracche e rifugi di fortuna, completamente distrutti dal ciclone e dove le condizioni di vita erano già precarie. Tra maggio e agosto 2024, i team di MSF hanno risposto a un’epidemia di colera a Mayotte, migliorato l’accesso ad acqua, igiene e servizi igienici e hanno supportato le associazioni locali per attività di promozione della salute sulle malattie diarroiche e il colera.
“E’ una carneficina. L’ospedale è stato danneggiato e la situazione del sistema sanitario è molto degradata e diversi centri medici sono inutilizzabili”, hanno dichiarato diversi esponenti delle autorità che hanno anche confermato l’invio di materiale di soccorso, tra cui ospedali da campo e strumentazione per la comunicazione satellitare. Intanto, nei centri di accoglienza allestiti già da ieri iniziano a scarseggiare cibo ed acqua. “Alcuni dei miei vicini hanno fame e sete”, raccontano ai media locali alcuni testimoni che denunciano “scene di saccheggi e attacchi violenti da parte di alcune bande criminali locali”, anche se decine di poliziotti sono stati mobilitati proprio per garantire sicurezza alla popolazione.
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