Un bollettino di guerra che non fa rumore. Da inizio 2026, otto persone senza fissa dimora sono morte per il freddo nelle strade di Milano. L’ultimo, un clochard di circa sessant’anni che è stato trovato privo di vita nel suo giaciglio in via Arona, vicino al Velodromo Vigorelli, zona corso Sempione. Una scia di sangue e di freddo che trasforma i marciapiedi della capitale morale in un cimitero a cielo aperto. E mentre i senzatetto muoiono assiderati, la città si specchia nel lustro delle Olimpiadi Invernali.
Da una parte c’è la Milano glamour che si è fatta ancora più abbagliante per i Giochi con le sue gare, gli eventi, i padiglioni sgargianti e il marketing incessante”, dall’altra, c’è la Milano invisibile di chi il freddo lo combatte con un cartone e una coperta strappata. Il paradosso è feroce.
In questo delirio consumistico chi rimane indietro non ha scampo, potrebbe essere il refrain di questa Milano duale, divisa tra lo scintillio delle Olimpiadi e il gelo delle periferie esistenziali.
Il capoluogo lombardo è la città italiana con il più alto tasso di milionari, secondo il rapporto Henley&Partners, a Milano c’è un milionario ogni dodici residenti. New York si ferma a uno ogni 22, Londra a uno ogni 41. Numeri da paradiso fiscale che convivono con un inferno sociale fatto di 2.343 clochard censiti, il 76 per cento dei quali di origine straniera.
Il costo della vita alle stelle, un divario del 40 per cento rispetto a città come Catania, rende Milano sempre più invivibile per chi resta indietro. Non è mai successo una conta così tragica in un lasso di tempo così breve. L’ottavo cadavere è solo l’ultimo atto di una strage silenziosa che il “Piano Freddo” del Comune, pur con i suoi 1.700 posti letto, non riesce ad arginare.
Molti senzatetto rifiutano i dormitori pubblici per paura di furti, aggressioni, o per non dover abbandonare un cane o un compagno. Di fronte a questo scenario, il tema delle disuguaglianze diventa una questione di vita o di morte. E si proietta inevitabilmente verso la scadenza elettorale del 2027.
Chi avrà il coraggio di mettere al primo punto del proprio programma una drastica redistribuzione delle risorse? A parole per ora e dall’opposizione Elly Schlein, ha più volte portato il tema al centro dell’agenda: “Saremo quelli che vogliono portare una parola fondamentale per la sinistra al centro del dibattito: la redistribuzione delle ricchezze, del potere, ma anche del tempo. Noi non possiamo accettare un mondo in cui la povertà si trasmette di generazione in generazione”.
Poi bisogna passare dalle parole ai fatti e qui la faccenda si fa più difficile. Sul tema delle proposte fiscali, il campo largo è più disunito che mai. Per Giuseppe Conte la patrimoniale non è una priorità, mentre per Angelo Bonelli rappresenta una misura di “equità sociale” irrinunciabile. Schlein, pur evitando il termine, rilancia l’esigenza di “tassare gli extraprofitti” e intervenire sui settori che accumulano rendite di posizione.
Chi avrà l’ardire di trasformare questi slogan in un programma di governo netto? La domanda è tutt’altro che retorica. L’ottava vittima del freddo a Milano non è solo un numero. È il simbolo di un divario che non è più tollerabile. E il 2027 è dietro l’angolo.


