Di Arman Hossain resta anche il racconto di suo padre. Il bambino aveva due anni, viveva nella regione di Sylhet, nel nord-est del Bangladesh, ed è morto di morbillo a luglio. Per pagare le cure la famiglia aveva venduto il proprio autorisciò. Gli operatori sanitari incaricati delle vaccinazioni, racconta il padre a Reuters, sono arrivati nel villaggio dopo il funerale.
È da qui che bisogna guardare l’epidemia: dalla distanza fra un vaccino esistente e un bambino che nessuno ha raggiunto. Dall’inizio dell’emergenza, a metà marzo, al 9 ottobre, il Bangladesh ha registrato 202mila casi sospetti, dei quali 22mila confermati in laboratorio. Secondo i dati dell’Oms riportati dall’agenzia, i decessi sono 1.147 e il 94 per cento riguarda bambini sotto i cinque anni.
Il Paese aveva ottenuto importanti risultati nelle vaccinazioni. L’inchiesta di Reuters ricostruisce però una risposta ostacolata da dati incompleti, preparazione insufficiente e difficoltà nel raggiungere le famiglie. Milioni di bambini erano rimasti fuori dai conteggi utilizzati per organizzare gli interventi.
Un bambino assente dalle statistiche rischia di restare fuori anche dalle decisioni: dalle dosi da ordinare, dagli operatori da inviare, dalle giornate di vaccinazione da organizzare. La qualità dei dati, apparentemente una questione da uffici, può decidere chi riceverà una protezione e chi resterà esposto.
Il 4 ottobre l’Oms ha annunciato una revisione indipendente del programma vaccinale del Bangladesh, richiesta dal governo. Sotto esame finanziamenti, personale, forniture, catena del freddo, sorveglianza e comunicazione con le famiglie. L’obiettivo è individuare le falle e raggiungere anche le comunità più difficili da servire.
È il lavoro concreto della sanità pubblica. Servono frigoriferi funzionanti, trasporti, ambulatori accessibili, operatori formati e tempo per parlare con i genitori. La scoperta scientifica diventa un diritto quando si organizzano le condizioni perché tutti possano beneficiarne.
L’avvertimento riguarda anche i Paesi ricchi. Per prevenire le epidemie di morbillo occorre mantenere una copertura di almeno il 95 per cento con entrambe le dosi. Lasciare crescere le sacche di popolazione suscettibile significa offrire al virus nuove possibilità di circolare.
In Bangladesh pesano gli ostacoli materiali all’accesso. Altrove possono aggiungersi sfiducia e disinformazione. Le risposte devono riconoscere queste differenze: una famiglia mai raggiunta dai servizi ha bisogno anzitutto che quei servizi arrivino.
La prevenzione richiede continuità, anche quando gli ospedali non sono pieni e nessuna telecamera riprende le corsie. È proprio allora che si misura la responsabilità di chi governa: nel personale assunto, nei territori coperti, nei bambini cercati prima che si ammalino. Dopo, arrivano le campagne d’emergenza. A volte, purtroppo, arrivano quando è troppo tardi.
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