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Come combattere le nuove crociate

Sin dall’inizio, angosciati dal fragore delle armi, molti di noi vollero subito prendere le distanze dai blocchi. Da entrambi i blocchi geopolitici e militari. Ma fummo immediatamente censurati, derisi e stigmatizzati dalla maggioranza dei benpensanti come pacifisti né-né. Ci spernacchiarono insomma.

cirillMa non avevano forse tutti i torti, per diverse ragioni. Eccone una importante di carattere culturale. In ogni discussione per quanto dotta e ben argomentata non si poneva mai l’accento sui principi confessionali che condizionano le scelte politiche in contrapposizione  (chiedo venia per la semplificazione spudorata, ma necessaria) alla teoria della nascita che spiega come l’uomo nasce sano, non appena la luce illumina la retina e muove prima il pensiero e poi i polmoni. “Nell’istante senza tempo – scrive Massimo Fagioli – emerge dalla realtà biologica
la pulsione che è, insieme, annullamento
dell’esistenza del mondo e creazione della vitalità. Passano – conclude con immagine poetica – venti secondi in cui il corpo silenzioso è senza forza. Poi scalcia, respira, vagisce” .
Prima c’era, dunque, una dimensione biologica vitale del feto, poi c’è la vita biologica e psichica. Si potrebbe definire la prima conoscenza dell’essere umano, di cui nessuno ha ricordo cosciente, ma costituisce un tesoro che il neonato offrirà agli altri dai quali spera di ricevere la calma, il calore e la protezione che prima aveva. Tutti, sia donne che maschi, nasciamo quindi sani e uguali l’uno all’altro anche se con una propria identità che ci rende unici, ambiente permettendo. Solo la malattia mentale può determinare la tragedia di rendere simili le persone nei pensieri e nei gesti.
Difficile dire se tra questi si possa inserire in qualche modo quei pochi uomini, con nome e cognome, che come ha già spiegato Giancarlo Zanon su Ilrestomancia, sono coloro che muovono le pedine del neoliberismo internazionale. “Loro – sottolinea l’autore – sono sia i guardiani di cultura millenaria religiosa, di cui si servono per accecare sulla reale realtà psichica della specie umana, sia coloro che usano i conflitti per massimizzare i loro introiti anche a costo di vite umane. Ma sono questi uomini – conclude – e i loro servi, i perversi, non tutto il genere umano”.
Con questa premessa va da sè che l’equidistanza non andava presa, il 24 febbraio, solo da Putin, Biden, Johnson. Duda, Erdogan, Von Der Leyen, Zelensky e compagnia bella, bensì anche e soprattutto da Kirill, Bergoglio e ogni altro che in nome di dio alimenta il tessuto delle comunità con credenze insensate finalizzate a fornire un’identità (vedi popolo ebraico, l’unico a dirsi tale per nascita) e un’economia al di fuori della civiltà e della ricerca scientifica. Così facendo, giurando su mafiaereligioneicone messe in croce, come fanno i mafiosi, separano la parola vita dall’aggettivo umana. Succede non solo con la guerra. Basta soffermarsi sulla sentenza “talebana” che ha ora di fatto vietato l’interruzione di gravidanza a molte donne americane. “La Costituzione non conferisce il diritto all’aborto“, con queste parole la Corte Suprema statunitense ha abolito la storica sentenza Roe vs Wade del 1973. La stessa Costituzione che conferisce invece il diritto di usare armi da guerra a scuola e un ago avvelenato per punire, in nome di dio, chi viola la legge. Ebbene sì, c’è ancora la pena di morte negli Usa. Così risulta a me ora tutto più chiaro.  Da sempre lo è per Michele Martelli: “L’incisione ufficiale In God We Trust, «Noi abbiamo fede in Dio», sul dollaro americano nel 1956, elevato a motto nazionale degli Usa, non è certo un caso, perché esprime la concezione religiosa del Potere politico ed economico, uno dei filoni tipici dell’intera storia degli Usa, dalle origini a oggi”.
E’ giunto dunque il momento di non perdersi più in discussioni sterili di geopolitica e dintorni. Converrebbe per capire e star meglio riprendere in mano gli scritti di due medici che hanno fatto la storia della non violenza: Gino Strada e Massimo Fagioli.
Lo dimostra il bel servizio pubblicato da Left scritto dalla psichiatra Marcella Fagioli e il regista Massimo D’Orzi.
Avrei dovuto scriverlo anch’io, sin dall’inizio.

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