Diritti

NEL CONTINENTE NERO | Dal Green New Deal al War New Deal passando per una disumana complicità nello sterminio del popolo palestinese

Fa tanto male. Umilia. E’ insostenibile il persistente fallimento dell’Unione Europea, dei suoi Stati membri e del Regno Unito nell’adottare misure efficaci in risposta alle atrocità disumane commesse da Israele nella Striscia di Gaza.

Nonostante ripetute dichiarazioni pubbliche e valutazioni interne che riconoscono chiare violazioni del diritto internazionale, questi governi continuano, attraverso azioni e omissioni, a esercitare una complicità attiva e consapevole nel genocidio in corso contro il popolo palestinese a Gaza. Questa complicità non solo concede a Israele la licenza di perseguire impunemente la sua campagna genocida, ma rende anche questi Stati moralmente e legalmente responsabili delle conseguenze catastrofiche della loro violazione degli obblighi internazionali, favorendo e favorendo così crimini internazionali.

Negli ultimi dodici mesi, l’Unione Europea ha condotto tre valutazioni formali sul rispetto da parte di Israele della clausola sui diritti umani relativa agli “elementi essenziali” di cui all’articolo 2 dell’Accordo di associazione UE-Israele. Sebbene la formulazione delle valutazioni differisca, tutte e tre esprimono serie preoccupazioni in merito al rispetto da parte di Israele degli obblighi in materia di diritti umani previsti dall’Accordo.

I governi europei continuano, attraverso azioni e omissioni, a esercitare una complicità attiva e consapevole nel genocidio in corso contro il popolo palestinese a Gaza.

Nonostante queste conclusioni, la Commissione europea, il Consiglio e il Parlamento europeo non sono riusciti ad attivare alcun meccanismo correttivo previsto dall’accordo di associazione UE-Israele, come la sospensione delle preferenze commerciali, il congelamento degli strumenti di cooperazione o l’avvio di procedure di risoluzione delle controversie.

La continua applicazione di questo accordo – unitamente al trattamento preferenziale concesso a Israele e al mantenimento della cooperazione istituzionale in settori quali il commercio, la ricerca scientifica, la cultura e l’istruzione, nonostante le prove ampiamente documentate di gravi crimini – significa che gli Stati europei non stanno semplicemente minando il proprio quadro giuridico, inclusa la clausola sui diritti umani sancita dall’accordo. Stanno andando oltre, fornendo a Israele legittimità politica e sostegno materiale che gli consentono di continuare impunemente i suoi attacchi contro i civili palestinesi.

Questo approccio – che combina l’incapacità di imporre conseguenze con il mantenimento delle relazioni politiche ed economiche – costituisce ben più di un fallimento politico o morale. Equivale a una deliberata abdicazione degli obblighi vincolanti dell’Unione europea ai sensi del diritto internazionale, tra cui la Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, le Convenzioni di Ginevra e i relativi Protocolli aggiuntivi, il Trattato sul commercio delle armi, lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale e le norme di diritto internazionale consuetudinario, comprese quelle sulla responsabilità degli Stati, nonché il Codice di condotta dell’UE sulle esportazioni di armi e gli articoli 3 e 21 del Trattato sull’Unione europea.

Questa complicità legale e istituzionale è ulteriormente aggravata dall’ipocrisia degli Stati europei che rilasciano dichiarazioni di condanna degli attacchi israeliani “sproporzionati”, mentre contemporaneamente forniscono armi, trasferiscono tecnologie di sorveglianza e militari e forniscono supporto militare e di intelligence diretto. Ciò non costituisce diplomazia di principio, ma un atteggiamento performativo: un approccio che devia le responsabilità mentre materialmente consente la macchina delle atrocità. Tale condotta mina direttamente l’ordine giuridico internazionale e rafforza le condizioni di impunità in cui continuano a essere commessi gravi crimini.

Questo schema è ulteriormente illustrato dalle recenti sanzioni annunciate da Regno Unito, Norvegia e altri paesi contro due ministri israeliani. Queste misure – di portata limitata e puramente simboliche – prendono di mira solo la retorica incendiaria e riguardano esclusivamente la Cisgiordania occupata. Escludono deliberatamente qualsiasi riferimento a Gaza, proteggendo di fatto i maggiori responsabili del genocidio in corso nella Striscia.

Ad oggi, nessuna misura punitiva europea ha affrontato la condotta di Israele a Gaza. Questo silenzio non è una svista, è una decisione calcolata. E non è neutrale, è complicità. Dando priorità alle alleanze politiche e agli interessi economici rispetto ai loro chiari obblighi di diritto internazionale, i governi europei non si limitano a stare a guardare, ma stanno attivamente consentendo e legittimando la campagna criminale di Israele. Così facendo, non solo si rendono complici di crimini atroci, ma stanno direttamente minando le fondamenta stesse dell’ordine giuridico internazionale che pretendono di difendere.

In quanto principale partner commerciale di Israele, secondo fornitore di armi e fattore chiave per l’accesso ai mercati, alla finanza e alla mobilità globali, l’Europa detiene un’enorme influenza, eppure sceglie di non usarla. Tra le misure prontamente disponibili figurano l’imposizione di un embargo totale sulle armi; l’emanazione di sanzioni mirate contro funzionari ed entità responsabili del genocidio; la sospensione dell’accordo di associazione UE-Israele; l’inserimento nella lista nera degli istituti finanziari complici di crimini internazionali; il divieto di prodotti provenienti dagli insediamenti illegali; la revoca dei privilegi dei visti Schengen; e il riconoscimento dello Stato di Palestina. Il fatto che questi strumenti rimangano inutilizzati non è una questione di capacità, ma una mancanza di volontà politica, integrità giuridica e coraggio morale.

Per quanto riguarda l’obbligo di responsabilità, l’UE deve sostenere attivamente gli sforzi della Corte penale internazionale (CPI) volti a perseguire i funzionari israeliani responsabili di crimini atroci a Gaza e nei territori palestinesi occupati. Ciò include garantire la tempestiva emissione ed esecuzione dei mandati di arresto e respingere qualsiasi ingerenza politica volta a proteggere i responsabili. Parallelamente, gli Stati membri dell’UE devono avviare indagini interne, anche nei confronti dei propri cittadini implicati in tali crimini, e attivare la giurisdizione universale per perseguire i funzionari israeliani responsabili di crimini contro il popolo palestinese, in linea con i loro obblighi derivanti dal diritto internazionale.

L’UE deve rispettare i propri obblighi giuridici ai sensi del diritto internazionale e utilizzare tutta la sua influenza per porre fine ai crimini di Israele e proteggere i civili palestinesi a Gaza. In particolare, l’UE deve agire senza indugio per esercitare una pressione efficace su Israele attraverso l’imposizione di sanzioni economiche, diplomatiche e militari al fine di porre fine alla sua presenza illegale nei Territori Palestinesi Occupati (TPO), compresa la Striscia di Gaza; per porre fine a tutti gli attacchi militari; per revocare il blocco; e per garantire la distribuzione immediata e senza ostacoli di aiuti umanitari, nonché la ricostruzione incondizionata di infrastrutture e alloggi salvavita.

L’Irlanda ha già iniziato a dimostrare cosa significhi una leadership basata sui principi. La sua decisione di intervenire nel caso di genocidio del Sudafrica davanti alla Corte Internazionale di Giustizia e il suo riconoscimento formale dello Stato di Palestina sono passi concreti che riflettono la volontà di rispettare il diritto internazionale laddove altri hanno scelto il silenzio. Altri governi europei devono seguire l’esempio, unendosi al caso della Corte Internazionale di Giustizia, richiedendo misure provvisorie per affrontare l’uso della fame da parte di Israele come arma di genocidio a Gaza e ponendo fine alla pratica di sottrarre i funzionari israeliani alle loro responsabilità.

Infine, gli Stati membri dell’UE e il Regno Unito devono andare oltre la cura dei sintomi e agire con urgenza per affrontare le cause profonde dei 77 anni di oppressione e espropriazione del popolo palestinese. Ciò richiede la fine dell’occupazione israeliana illegale e lo smantellamento del sistema di colonialismo imposto in tutto il territorio palestinese occupato, compresa la Striscia di Gaza. Ciò implica la completa evacuazione dei coloni israeliani, lo smantellamento delle strutture di apartheid e della frammentazione territoriale, nonché l’applicazione del diritto al ritorno e di un giusto risarcimento per tutti i rifugiati palestinesi. Richiede inoltre un sostegno incrollabile e costante al perseguimento della liberazione da parte del popolo palestinese e alla realizzazione del suo pieno diritto all’autodeterminazione. La giustizia non può essere ulteriormente rinviata. Il danno deve essere riconosciuto e riparato, affinché il popolo palestinese possa finalmente vivere in libertà, dignità e pace.

Fonte: Euro-Med Human Rights Monitor




 

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