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PAESI DI FRONTIERA | L’Organizzazione internazionale per le migrazioni mette in guardia dall’impatto umanitario dell’escalation al confine tra Afghanistan e Pakistan

Preoccupa l’escalation delle ostilità transfrontaliere tra Afghanistan e Pakistan e per il loro crescente impatto umanitario sui civili e sulle persone in movimento.

Secondo quanto riferito, il conflitto militare in corso lungo la Linea Durand ha causato vittime civili, danni a infrastrutture critiche e lo sfollamento di quasi 66mila persone nell’Afghanistan orientale e sudorientale. Questi sviluppi rischiano di causare ulteriori sfollamenti, accelerando i ritorni e aggravando le vulnerabilità di comunità già sottoposte a sforzi eccessivi e con risorse insufficienti.

L’Afghanistan sta affrontando una delle più grandi crisi di sfollamento legate ai rimpatriati a livello globale, con oltre cinque milioni di rimpatriati registrati negli ultimi due anni, di cui 2,6 milioni solo nel 2025. Qualsiasi ulteriore sfollamento causato dal conflitto o improvvisi rimpatri su larga scala metterebbe a dura prova i servizi locali, le infrastrutture di confine e le comunità ospitanti, erodendo ulteriormente la già limitata capacità di risposta.

L’Organizzazione internazionale per le migrazioni conferma inoltre che almeno uno dei suoi centri di transito nella provincia di Nangarhar, nell’Afghanistan orientale, ha subito ingenti danni collaterali durante le recenti ostilità. Le operazioni di frontiera a Torkham e Bahramcha sono state sospese per motivi di sicurezza, limitando l’accesso umanitario e la fornitura di assistenza in un momento in cui i bisogni sono in rapido aumento.

Anche in contesti non di crisi, i rimpatriati che giungono ai valichi di frontiera hanno spesso bisogno di servizi di base, di un alloggio, di protezione e di accesso alle reti di supporto della comunità. Durante i periodi di conflitto attivo, queste vulnerabilità aumentano drasticamente.

L’aumento delle tensioni aumenta anche il rischio di un aumento degli sfollamenti, delle deportazioni e dei rimpatri spontanei dai paesi vicini, esercitando ulteriore pressione sulle province di confine e sui sistemi umanitari.

L’escalation ha colpito gravemente anche le famiglie sfollate nella provincia di Kunar, molte delle quali sono state sradicate dal recente terremoto e vivevano in insediamenti temporanei. I bombardamenti transfrontalieri, le direttive di evacuazione e le restrizioni all’accesso umanitario hanno ulteriormente aumentato il rischio di sfollamenti secondari, poiché molte famiglie non hanno opzioni di ricollocazione sicure o aree di ritorno praticabili. Queste restrizioni hanno anche ritardato la fornitura di assistenza essenziale, aggravando ulteriormente le vulnerabilità esistenti, in particolare per donne e ragazze.

L’Organizzazione internazionale per le migrazioni sottolinea che la protezione dei civili, del personale umanitario e delle strutture deve essere garantita in ogni momento. Un accesso umanitario sicuro, duraturo e senza ostacoli è essenziale per garantire la continuità dell’assistenza salvavita.

La priorità dell’Oim rimane la sicurezza, la dignità e la protezione delle popolazioni colpite su entrambi i lati del confine. L’Organizzazione rimane impegnata a sostenere le persone colpite dallo sfollamento e dal rimpatrio, in stretto coordinamento con i partner e le autorità, compatibilmente con le condizioni di sicurezza.

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