Nella manifestazione di sabato a Roma c’era un convitato di pietra, il Piano di riarmo in Europa e i famigerati 800 miliardi di investimenti previsti. Il tema è stato volutamente eluso, si è parlato di pace nel modo più generico possibile evitando accuratamente i temi più divisivi. Si è fatto riferimento al “Manifesto di Ventotene” citando accuratamente solo quelle parti che giustificano la tesi di una pace fondata sull’equilibrio delle forze militari.
Per Altiero Spinelli e gli altri ispiratori del “Manifesto” la guerra è un fenomeno distruttivo che deriva dalla competizione tra nazioni e dalla mancanza di una struttura politica sovranazionale in grado di garantire la pace e per evitare la guerra tra gli stati europei usciti da due devastanti conflitti mondiali.
Nel testo non c’è traccia di ipotesi che ogni stato debba armarsi in maniera da esercitare una reciproca forza deterrente. Per evitare future guerre, il “Manifesto” propone la creazione di una federazione europea, in cui gli Stati rinuncino a una parte della loro sovranità in favore di un governo comune. Tutt’altro del “Si vis pacem, para bellum” che si è sentito dire a Piazza del Popolo anche in alcune intervista tra i partecipanti. In questa fase Spinelli proporrebbe sicuramente di aumentare i poteri di organizzazione sovranazionali a cominciare dall’ONU, la grande assente in questa come in tutte le crisi internazionali degli ultimi trent’anni.
Da anni stiamo gonfiando artificialmente la capacità bellica della Russia. La guerra in Ucraina ha dimostrato che, oltre all’arsenale nucleare, la Russia è ben meno di quello che ci vogliono far credere. I russi la guerra la stanno vincendo perché hanno concentrato su un territorio relativamente piccolo tutta la loro forza terrestre. Le forze aeree russe non sono riuscite a prevalere nonostante il rifiuto degli USA di costituire una no-flight zone e nonostante la capacità produttiva di droni oltre a quelli importati dall’Iran. La forza russa sta nelle truppe a terra e nell’impiego massiccio di carri armati. Ma questa è una modalità di conflitto novecentesca che non può essere applicata ad un eventuale allargamento del conflitto in altre aree dell’Europa.
Ogni tanto anche i generali bisognerebbe ascoltarli, se non sanno di guerra loro chi dovrebbe?
A sentire il generale Vannacci, per esempio, la Russia è tutt’altro che una grande potenza militare: “Quali sono le capacità di power projection russe? Come fa a proiettare il suo potere militare la Russia? Non ha nulla. Quante portaerei ha? Quante navi da trasporto truppa ha? La Russia non ha fondato la propria forza armata come forza expeditionary. Abbiamo visto tutti i problemi che hanno avuto per impegnarsi in Siria e in aree anche più vicine. La Russia si è sempre spesa militarmente ma è un esercito di terra, è una nazione di terra, sarebbe da rileggerla come terra contro il mare. I caccia di sesta generazione, per esempio, non mi risulta che i russi ce l’abbiano neanche in cantiere, noi ce l’abbiamo già, quindi bisogna verificare tutti questi elementi.”
C’è, inoltre, una tale sproporzione tra l’economia russa e quella degli altri paesi europei che spiega da una parte i limiti delle capacità belliche di Mosca su teatri più estesi e dall’altra la ragione per la quale l’Unione europea dovrebbe giocare le proprie carte sul piano della trattativa che faccia anche valere il peso economico comunitario.
Il Prodotto Interno Lordo (PIL) dell’Unione Europea vale 18590.72 miliardi di dollari statunitensi, quello della sola Germania 4525,70 miliardi, quello dell’Italia si assesta a 2,04mila miliardi. Per contro il PIL russo vale 2021,42 miliardi. E’ del tutto evidente che la Russia più che pensare di metterla con le spalle al muro militarmente, andrebbe considerata un imprescindibile partner commerciale visto che per produrre il PIL di cui sopra ai paesi europei serve più di tutto riprendere gli accordi commerciali con la Russia per l’importazione delle materie prime di cui dispone ampiamente.
La Russia vive della rendita nucleare ereditata dall’Unione Sovietica e dall’investimento sul mantenimento in efficienza delle proprie testate nucleari contro le quali obiettivamente le poche decine di ordigni francesi poco potrebbero. Ed anche su questo punto si fa molta confusione. Il limitato deterrente nucleare francese vale esclusivamente a loro favore, non può essere esteso, alle condizioni attuali a tutto il blocco europeo. Un attacco eventuale con armi tattiche da parte dei russi su una regione europea che siano le Repubbliche baltiche o la Polonia non potrebbe portare ad una riposta equipollente da parte francese perché in questo caso la stessa Francia diventerebbe oggetto di ritorsione e questa cosa nessuna nazione potrebbe accettarlo.
Di tutto ciò nella piazza di sabato non c’era traccia, si sono sentiti solo slogan generici, appelli all’unità intorno ad un non meglio definito progetto comunitario, richiami al sostegno all’Ucraina e poco altro. Il tutto condito dalla triste presenza dei vari leader politici tra i quali si è distinto un Calenda in versione armiamoci e partite, circondato da una selva di bandiere giallo/azzurro e una timida, quasi impaurita, Elena Schlein ben attenta a non rispondere a eventuali domande sulla votazione al Parlamento europeo sul piano di riarmo.
Per completezza di cronaca non si può non segnalare la tristissima manifestazione di Potere al popolo dove sono state bruciate le bandiere europee neanche fossero militanti di AFD. Se questo è quanto, Giorgia Meloni può dormire sonni tranquilli per tanti anni a venire.




