Giovani, anziani e donne. Sono le tre fasce di popolazione maggiormente colpite da patologie e disturbi di salute mentale negli ultimi 5 anni. Ed i numeri del disagio, complessivamente, sono in costante crescita: gli psichiatri stimano che siano circa un milione gli italiani attualmente in cura presso i servizi di salute mentale sul territorio. Erano 850mila nel 2024. Una domanda di assistenza che sta esplodendo, a fronte di un numero di operatori in campo “inadeguato”, così come i fondi per la salute mentale, mentre le differenze tra Regioni e tra aree urbane e interne diventano più marcate.
A fornire un’istantanea dell’assistenza per la salute mentale sul territorio è la Conferenza nazionale delle sezioni regionali della Società italiana di psichiatria (Sip), in corso a Roma. Da qui emerge anche una proposta operativa: l’istituzione di una conferenza permanente delle Regioni per monitorare i problemi e i servizi.
I numeri preoccupano: nel 2024 gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici sono stati 845.516 e oltre dieci milioni le prestazioni erogate, confermando un aumento dei bisogni di salute mentale. Si registrano inoltre 636.113 accessi al pronto soccorso per motivi psichiatrici (3,3 per cento del totale) e 4.586 trattamenti sanitari obbligatori. Gli operatori in campo, però, non bastano più, è l’allerta che arriva da Guido Di Sciascio, presidente Sip, e Antonio Vita, presidente eletto Sip: “Il personale complessivo nelle Unità psichiatriche pubbliche – spiegano – è pari a 33.142 unità secondo gli ultimi dati, di cui il 14 per cento medici, 7 per cento psicologi, 37 per cento infermieri. Ma sarebbero necessari almeno il 30-40 per cento di operatori in più per fare fronte ad una domanda cresciuta del 10-15 per cento negli ultimi cinque anni post-Covid”. Al contempo, “solo il 3 per cento del Fondo sanitario è indirizzato alla salute mentale, a fronte del 10 per cento della Francia, il 12 per cento della Germania e il 15 per cento dei paesi scandinavi, e negli ospedali è previsto un posto letto ogni 10mila abitanti”. Cresce anche la richiesta di sedute di psicoterapia, ma ottenerle in tempi brevi è difficile.
Altra questione è quella delle Rems (le residenze destinate a persone autrici di reato): si contano 632 persone presenti nelle strutture e circa 750 in lista d’attesa, a fronte di una disponibilità limitata di posti, con tempi di attesa che in alcune regioni superano i dodici mesi. E proprio le differenze territoriali rappresentano una ulteriore criticità. I numeri evidenziano un quadro molto differenziato. Alcune regioni del Nord, come Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, mostrano una forte capacità di intercettazione dei bisogni: in Emilia-Romagna la presa in carico raggiunge 234,8 utenti ogni diecimila abitanti, rispetto a una media nazionale di 171,9, mentre nella Provincia di Bolzano supera i 327 utenti ogni diecimila abitanti. In altre realtà emergono invece criticità specifiche: la Liguria registra la più alta prevalenza nazionale, con 447 utenti trattati ogni diecimila abitanti contro una media italiana di 171,9, il Lazio evidenzia tassi di riammissione ospedaliera superiori al 20 per cento, mentre Marche, Abruzzo, Molise e Calabria continuano a confrontarsi con carenza di personale e dotazioni che in alcuni casi scendono fino a quaranta operatori ogni centomila abitanti rispetto a una media nazionale di 66,2.
“In Italia la salute mentale riguarda il 15-20 per cento della popolazione nel corso della vita – spiega Di Sciascio – ma la risposta dei servizi resta disomogenea. E’ necessario rafforzare il coordinamento tra Regioni e istituire una conferenza permanente di monitoraggio dei servizi”. In questo contesto, “adolescenti e giovani spesso sfuggono alla presa in carico e rappresentano una delle principali aree critiche – avverte Vita -. Bisogna rafforzare la prevenzione e l’intercettazione precoce dei disturbi, soprattutto nella fase di transizione verso l’età adulta”. Ulteriore elemento critico riguarda infine la disponibilità delle terapie più innovative che oggi, affermano gli psichiatri, “non è uniforme sul territorio nazionale”.
Gli esperti auspicano tuttavia un cambiamento grazie al nuovo piano sulla salute mentale 2025-30. Proprio nei giorni scorsi, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha ricordato che “non è a risorse invariate come il precedente” e “la scorsa settimana ho firmato il decreto di riparto delle risorse del piano da attribuire alle regioni, attualmente al vaglio del Mef, e che in tempi brevi sarà trasmesso alla conferenza Stato-Regioni”. Il piano, approvato a dicembre, ha ricordato il ministro, può contare su un finanziamento aggiuntivo rispetto alle risorse già esistenti sulla salute mentale pari a 80 milioni di euro per il 2026, 85 milioni di euro per il 2027, 90 milioni di euro per il 2028 e 30 milioni di euro a partire dal 2029 che saranno erogati in modo strutturale”.

Manuela Correra






