Il gruppo petroliero serbo Nis (Naftna Industrija Srbije) ha presentato domanda al ministero delle finanze americano per un ulteriore rinvio dell’entrata in vigore delle sanzioni, che dovrebbero scattare dopo l’8 ottobre.
Il 27 settembre scorso gli Stati Uniti avevano rinviato di altri otto giorni l’applicazione delle sanzioni previste a partire dal primo ottobre.
Sanzioni annunciate all’inizio dell’anno da parte della passata amministrazione Usa di Joe Biden, a causa della maggioranza di proprietà di Nis detenuta dal colosso energetico russo Gazprom.
Con Washington che aveva precisati di non voler colpire la Serbia ma la Russia, i cui proventi dal capitale di Nis contribuiscono a finanziare l’offensiva militare in Ucraina.
I media a Belgrado speculano su possibili contatti e trattative che sarebbero in corso fra Stati Uniti e Federazione russa al fine di trovare una soluzione in grado di non penalizzare eccessivamente la compagnia petrolifera serba, che occupa tremila dipendenti e che è fondamentale per l’approvvigionamento energetico del Paese ex jugoslavo.
Nis gestisce anche centinaia di stazioni di servizio oltre che in Serbia anche in altri paesi della regione – Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Romania. Il ministro delle finanza serbo Sinisa Mali ha detto ieri che colloqui sulla situazione di Nis sono in corso sia con la parte russa che con quella americana, sottolineando l’impegno del governo per garantire gli interessi dei cittadini e la stabilità energetica della Serbia.
“Ognuno ha i propri interessi. Da una parte i russi che non intendono vendere e vogliono restare proprietari di Nis.
Dall’altra la parte americana che insiste sulle sanzioni, o per un qualche accordo da trovare a metà strada. Vedremo”, ha detto Mali.

Sul tema è intervenuto lo stesso presidente serbo Aleksandar Vucic, che si è detto convinto sulla volontà di Washington di applicare alla fine le sanzioni annunciate e rinviate per sette volte. “Loro applicheranno le sanzioni, e noi vedremo cosa fare”, ha affermato Vucic, che si è mostrato al tempo stesso contrario a una ipotesi di nazionalizzazione della compagnia petrolifera senza una intesa con la parte russa.
“Spero che troveremo una soluzione al di fuori di una tale ipotesi (la nazionalizzazione, ndr), una qualche forma di intesa” ha detto. “Non possiamo impossessarci di una proprietà in questo modo. Va bene congelarla, ma non si può rivendere una proprietà da un contenitore che non è tuo. Esistono al mondo determinare regole e norme”, ha detto Vucic.
“I russi – ha aggiunto – non permetteranno a nessuno di prendere il controllo di Nis, dovete capirlo. Smettiamola con tutte queste storie e favole”.
“Abbiamo nel mondo degli amici disposti ad aiutarci e a pagare un prezzo più alto del valore reale. I loro interessi sono politici ed economici, ed è tutto logico”, ha osservato il presidente serbo, che si è detto comunque fiducioso di arrivare a una soluzione per garantire l’approvvigionamento energetico del Paese. “I cittadini non devono preoccuparsi. Risolveremo i problemi, e non si dovrà comprare la benzina in secchi per le strade”.






