Diritti

SUDAN | La guerra uccide, i tagli agli aiuti chiudono gli ospedali

Mentre il conflitto continua, la riduzione dei finanziamenti internazionali sta facendo saltare una delle ultime reti di protezione della popolazione. Nel Darfur centrale quarantacinque centri sanitari hanno perso il sostegno in un solo mese. MSF: i pazienti arrivano più tardi, più malati e dopo viaggi sempre più costosi


In Sudan non stanno diminuendo i malati. Stanno diminuendo i luoghi dove possono essere curati.

Nel mezzo di una guerra che continua a produrre morti, sfollati, fame e distruzione, la crisi sanitaria sta entrando in una nuova fase. I tagli ai finanziamenti internazionali stanno costringendo strutture e organizzazioni umanitarie a ridurre le attività o ad abbandonarle del tutto. Medici Senza Frontiere avverte che il ritiro dei fondi da una crisi già cronicamente sottofinanziata sta interrompendo l’accesso alle cure salvavita e scaricando un numero crescente di pazienti sulle poche strutture ancora aperte.

I numeri raccontano cosa significa. Tra gennaio e aprile 2026 i ricoveri nelle strutture sostenute da MSF a Zalingei e Rokero, nel Darfur centrale, sono aumentati del 22,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025. A maggio quarantacinque centri sanitari di base della stessa regione hanno smesso di ricevere sostegno per mancanza di fondi.

Non è una statistica astratta. Nel campo di Tanedba, nello Stato di Gedaref, vivono circa 18.400 rifugiati. Dopo il ritiro di un’organizzazione umanitaria, a giugno hanno chiuso i reparti di maternità e chirurgia. Una donna che abbia bisogno di un taglio cesareo deve adesso affrontare tre ore di viaggio per raggiungere la città più vicina.

Nel campo per sfollati di Hamidiya, nel Darfur centrale, un centro che offriva assistenza materna, pediatrica e di salute mentale funziona ormai a capacità fortemente ridotta. Gli accessi sono precipitati da circa duecento a quaranta al giorno e le vaccinazioni sono state interrotte. Non perché le persone stiano meglio. Semplicemente, molte hanno smesso di raggiungere una struttura che non è più in grado di curarle.

Il costo del viaggio può essere sufficiente a tenere lontano un malato. In Darfur un lavoratore può guadagnare circa un dollaro al giorno; raggiungere una clinica funzionante può costarne due. Due giornate di salario per andare dal medico oppure denaro da destinare al cibo.


Sedra Adam Ali looks at her 20 week old baby girl in the neonatal intensive care unit (NICU). Sedra was diagnosed as having eclampsia and doctors carried out an emergency cesarian section to ensure a safe and successful delivery of her baby who was delivered at 7 months. 25 July, Zalingei, Centeral Darfur.

«Quei soldi potrebbero servire per comprare da mangiare», ha raccontato a MSF Safa, arrivata ad Hamidiya dopo essere fuggita prima da El-Fasher e poi da Kabkabiya. Suo padre è morto durante la guerra e la sua famiglia si è dispersa. Prima del conflitto studiava per diventare infermiera.

La crisi dei finanziamenti ha anche una geografia politica. Dopo l’annuncio statunitense della chiusura di Usaid nel 2025, molti finanziamenti alle organizzazioni impegnate in Sudan sono terminati nel giugno scorso. Gli Stati Uniti restano il principale donatore del Paese e continuano a finanziare l’Ocha e altre organizzazioni, ma numerosi servizi sanitari non sono riusciti a sostituire le risorse perdute.

Intanto si restringono anche i bilanci internazionali destinati alla cooperazione. Secondo i dati preliminari dell’Ocse citati da MSF, nel 2025 gli aiuti erogati dalle istituzioni dell’Unione europea sono diminuiti del 13,8 per cento. Non significa che tutti i governi europei abbiano ridotto nella stessa misura i fondi destinati specificamente al Sudan: alcuni li hanno mantenuti o aumentati. Ma il sistema umanitario globale dispone complessivamente di meno risorse proprio mentre i bisogni aumentano.

A Tawila la sproporzione è impressionante. Nell’area si concentrano fino a seicentomila sfollati. MSF gestisce l’unico ospedale da duecento posti letto ed è, secondo l’organizzazione, l’unico soggetto in grado di organizzare una risposta epidemica su larga scala. Ad agosto sono stati ricoverati nel suo centro nutrizionale 191 bambini sotto i cinque anni affetti da malnutrizione grave; quasi il 22 per cento era positivo anche alla malaria.


Medical teams carry out their rounds in the inpatient therepeutic feeding centre run by MSF in the Zalingei Teaching Hospital. 26 July, Zalingei, Central Darfur.

Il quadro nazionale è ancora più duro. Secondo i dati delle Nazioni Unite riportati da MSF, 825 mila bambini sotto i cinque anni rischiano la malnutrizione acuta grave. All’inizio del 2026, 19,5 milioni di persone vivevano livelli di insicurezza alimentare classificati come di crisi. Il piano umanitario Onu da 2,87 miliardi di dollari risulta finanziato soltanto per circa il 41 per cento e il 37 per cento delle strutture sanitarie del Sudan è completamente fuori servizio.

Dentro questi numeri ci sono storie come quella di Sedra. Quando ha partorito, la sua pressione sanguigna stava salendo, la vista si offuscava e aveva cominciato a tremare. Anche la neonata era in pericolo e aveva bisogno di cure per una malnutrizione con complicanze. Sono riuscite a raggiungere l’ospedale universitario di Zalingei. La bambina oggi prende peso.

Sedra può ancora immaginarla adulta, magari ingegnera o medica. È una possibilità che dipende da tre circostanze apparentemente banali: che esista un reparto, che ci sia un medico e che quel medico abbia a disposizione le medicine necessarie. In Sudan tutte e tre stanno diventando un privilegio.




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