Tra il 2008 e il 2024 sono stati persi 103.775 posti di lavoro per quanto riguarda l’industria metalmeccanica italiana.
Si è passati da 2.088.424 addetti nel 2008 a 1.984.649 nel 2024.
È quanto emerge da un’analisi condotta dal centro studi della Fiom-Cgil nazionale sullo stato dell’industria metalmeccanica italiana. “La perdita occupazionale – si legge – sarebbe stata maggiore se non ci fosse stato un ampio ricorso agli ammortizzatori sociali”.
“E’ necessario che la Presidenza del Consiglio definisca insieme al sistema delle imprese e alle organizzazioni sindacali un piano straordinario di investimenti per sostenere la ricerca, lo sviluppo e produzione a partire da un intervento sul costo dell’energia e per consolidare e far crescere la dimensione industriale nel Paese. Occorre adottare politiche di local content che garantiscano che almeno l’80 per cento della produzione sia realizzata in Ue. E al fine di evitare la progressiva perdita della struttura industriale del Paese bisogna garantire la partecipazione in equity nel capitale sociale delle imprese. Ed infine serve un piano per l’occupazione e la formazione delle lavoratrici e dei lavoratori in questa fase di transizione. Per queste ragioni, è quindi necessario un tavolo di confronto interministeriale a Palazzo Chigi con la Presidente del Consiglio e i Ministeri interessati. A tal fine, l’indagine dell’ufficio studi della Fiom sullo stato dell’industria metalmeccanica, che abbiamo presentato oggi, sarà inviata alla Presidente del Consiglio e a tutti i gruppi parlamentari”. Lo dichiara Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil
“Lo stato dell’industria italiana, – continua De Palma – a partire da quella metalmeccanica manifatturiera, contrariamente a chi dice che va tutto bene, è critico, escludendo settori come aerospazio navalmeccanica e difesa. I numeri ci dicono che tra il 2008 e il 2024 abbiamo perso circa 103 mila posti di lavoro, in controtendenza il settore Ict in cui abbiamo una crescita. Tra il 2024 e il 2025 sono aumentate il numero di ore di cassa integrazione, siamo passati da 260 mila ore a un consolidato di 308 mila ore di cassa integrazione – con una crescita quindi di quasi 50 milioni (48.476.131) ore in più di cassa integrazione – che equivalgono ad un impatto su 149 mila lavoratrici e lavoratori metalmeccanici a rischio occupazione”.
“In una situazione già fragile, gli impatti delle guerre, da ultimo l’attacco degli Usa in Iran, mettono a rischio ulteriormente la nostra struttura industriale visto gli effetti non solo umanitari ma anche economici. Questo contesto rischia di ridurre anche gli investimenti delle imprese manifatturiere in rapporto al Pil, siamo al di sotto di oltre 6,1 punti rispetto al 2000 e il divario potrebbe crescere. L’instabilità geopolitica rischia di aggravare ulteriormente il quadro, l’aumento dei costi di energia, petrolio e del gas avranno un impatto negativo sulle famiglie e sull’inflazione, per questo occorre destinare risorse pubbliche alla tutela dell’occupazione e alla riduzione del costo dell’energia contro l’inflazione e il caro vita”, conclude De Palma.

Il territorio alzi la testa. Tutti in piazza il 20 marzo
Crisi Stellantis e indotto, da Cassino il 3 marzo 2026 è partito un grido d’allarme di tutti i sindacati e un invito alla mobilitazione. Si scende in piazza perché non c’è più tempo da perdere. La situazione è gravissima, come hanno ricordato i segretari provinciali nell’attivo unitario che si è tenuto all’Edra. Senza bandiere, senza proclami, senza distinguo di sorta tra le cinque sigle Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm. Un’unica voce, quella di chi sa che ora deve tentare il tutto per tutto. Annunciata, quindi, la grande manifestazione unitaria del 20 marzo; una data che coincide con i festeggiamenti per San Benedetto, in particolare l’assegnazione del Premio Pacis Nuntius e che, per questo motivo, richiederà un maggior sforzo organizzativo. Nelle stesse ore, infatti, saranno numerose le autorità e gli ospiti che si recheranno nell’Abbazia di Montecassino, mentre in città sfileranno i segretari nazionali delle sigle sindacali accanto a lavoratori, cittadini, commercianti, sindaci e chiunque abbia a cuore le sorti del Lazio meridionale. Quella “Terra (tanta) di Lavoro (pochissimo)” come ha sottolineato Gennaro D’Avino, segretario provinciale Uilm.
Il corteo partirà alle ore 9.00 da Piazza De Gasperis, attraverserà il Corso della Repubblica e si concluderà in Piazza Diaz intorno alle ore 10.45, con l’intervento dei Segretari Generali Nazionali.
“Scelte politiche e scelte industriali errate ci hanno portato fino a qui – ha ricordato Mirko Marsella, segretario provinciale FIM Cisl – hanno iniziato la loro produzione dal 2017. Di Stellantis non abbiamo nessun modello perché si doveva puntare sull’elettrico. Ancora oggi, nel 2026 le case automobilistiche stanno investendo sull’ibrido. E noi chiediamo un piano industriale serio, che saturi uno stabilimento da sempre definito fiore all’occhiello”.
Dodici giorni di lavoro dall’inizio dell’anno, una bomba sociale che ormai è già esplosa, mettendo in ginocchio tantissime famiglie a causa di un indotto stritolato dalla crisi.
Dall’oggi al domani tante aziende sono sparite e molte di quelle più piccole non ce la faranno. Il delegato Rsa Fim Bruno Iannarelli ha precisato: “Ci considerano privilegiati perché siamo in cassa e anche se lavoriamo due tre giorni al mese prendiamo lo stipendio. Ma c’è da dire che chi lavora così non si sente parte più di niente, a volte entri in azienda e non sai neanche dove devi andare e cosa devi fare perché pur di lavorare ti adatti a qualsiasi mansione. Sempre differente. Vengono meno dei servizi, sostituiti dall’organico interno. Non si fa più parte di una linea di produzione, della verniciatura, ma si raccolgono gli aghi di pino per terra”. Immagine desolante, ma suggestiva.
Nel pomeriggio l’attenzione si è spostata sulla Consulta dei Sindaci del Cassinate, allargata ai sindacati e agli esponenti politici eletti nella provincia di Frosinone. Purtroppo, assenti. Nell’aula consiliare Di Biasio, infatti, ha presenziato solo il consigliere regionale Daniele Maura. Il suo intervento è stato preceduto dalle analisi dei segretari D’Avino (Uilm), Marsella (Fim), Di Traglia (Fiom).
“Quel giorno bisogna fermare la città per difendere il lavoro, altrimenti saremo tutti complici” ha tuonato D’Avino – e voi sindaci dovete accompagnarci nel percorso che va ben oltre il 20 marzo. Di Traglia vuole che “il territorio, di fronte ad una crisi sistemica, porti all’attenzione nazionale la richiesta di lavoro e dignità” e Marsella stigmatizza l’assenza della politica. “Da questa sala possiamo alzare il livello, consapevoli che il 2025 è stato l’anno più nero per Stellantis Cassino. E non è finita qui, perché il 2026 e il 2027 non saranno da meno. Inoltre, respingo con forza l’accusa che come sindacati ci siamo svegliati solo ora. Sono chiacchiere da social”.
Il consigliere regionale Daniele Maura ha condiviso le opinioni espresse e, soprattutto, l’idea della manifestazione pubblica, mettendo contestualmente in luce le lacune del gruppo industriale. “Proprio oggi le regioni dell’automotive chiedono un piano industriale a Stellantis di cui non c’è ombra. Un anno e mezzo fa quando entrammo nel sito, tutto era pulito ed avevano richiamato qualche operaio in più. Ci presentarono l’innovativa Stla Large e invece stiamo ragionando della stessa piattaforma del 2018. Non è più il momento delle promesse ed anche se è vero che ci sono problemi strutturali ed energetici, è altrettanto vero che altre aziende assumono, come l’Abb Sace di Frosinone. Se un’azienda decide di investire sul territorio, riesce a farsi spazio”. Maura ha poi rivendicato le azioni messe in campo a livello regionale unitamente alla vicepresidente Roberta Angelilli e al Consorzio Industriale del Lazio.
Da Sant’Elia Fiumerapido si alza la voce sulla necessità di combattere la ‘rassegnazione’, l’assuefazione alla crisi, mentre il sindaco di Piedimonte San Germano, Gioacchino Ferdinandi, che monitora da vicino la situazione dei lavoratori dell’indotto di Trasnova, Teknoservice e Logitech. “Il governo deve intervenire con chiarezza”. In aula Di Biasio anche i referenti di Unindustria e Federlazio. Ora, tutti compatti verso la manifestazione del 20 marzo passando per il tavolo al Mimit fissato per l’11 marzo.
Simone Pagano


