Salute

CANCRO DI CLASSE | Le cure esistono, ma nei Paesi poveri restano un privilegio

Nei Paesi a basso e medio reddito si concentra l’80 per cento dei decessi per tumore al seno e alla cervice. Al Congresso mondiale di Hong Kong Msf porta i risultati ottenuti in Mali e Malawi: diagnosi e terapie sono possibili anche nelle crisi umanitarie.


Il cancro non colpisce tutti allo stesso modo. Non perché la malattia scelga in base al reddito o al luogo di nascita, ma perché prevenzione, diagnosi e cure continuano a essere distribuite secondo la ricchezza dei Paesi e delle persone.

Circa l’80 per cento dei decessi per tumore al seno e alla cervice avviene nei Paesi a basso e medio reddito. Entro il 2050, secondo le stime degli esperti di salute globale, il numero dei casi in questi Paesi potrebbe aumentare del 150 per cento. A pagare il prezzo più alto sono soprattutto le donne.

È il divario che Medici Senza Frontiere porterà dal 24 al 26 settembre al World Cancer Congress di Hong Kong, al quale partecipa per la prima volta. L’organizzazione presenterà l’esperienza maturata nei programmi oncologici in Mali e Malawi per dimostrare che curare il cancro è possibile anche nelle crisi umanitarie e nei sistemi sanitari con risorse limitate.

Mali, quando la diagnosi arriva prima

A Bamako, tra il 2021 e il 2025, più di 2.300 donne hanno ricevuto assistenza per un tumore al seno o alla cervice attraverso il programma condotto da Msf insieme ai partner locali. I risultati mostrano progressi reali, nonostante l’accesso discontinuo alla radioterapia, i problemi di sicurezza e gli ostacoli che spesso interrompono il percorso di cura.

Solo una paziente su quattro ha ricevuto una diagnosi in fase precoce. Ma per il tumore alla cervice questa percentuale è raddoppiata in tre anni, passando dal 14 per cento del 2019 al 28 per cento del 2022. Tra le donne con tumore al seno, la sopravvivenza globale registrata è stata del 91 per cento a un anno dalla diagnosi e del 72 per cento a tre anni. Il dato deve essere letto con cautela, perché per il 30 per cento delle pazienti non era noto lo stato di sopravvivenza, ma indica comunque che intervenire cambia concretamente le prospettive di vita.

La sproporzione delle risorse resta enorme. Il Mali dispone di appena cinque oncologi e di una sola unità di radioterapia per ventidue milioni di abitanti, rimasta a lungo inutilizzabile tra il 2024 e il 2025. Dal 2018 Msf ha contribuito anche alla realizzazione del primo laboratorio pubblico di anatomia patologica del Paese capace di eseguire biopsie e altri esami oncologici.

Malawi, prevenire prima di dover curare

A Blantyre Msf lavora contro uno dei più alti tassi di mortalità per tumore alla cervice al mondo. Il programma comprende vaccinazione contro il papillomavirus umano, screening, trattamento delle lesioni precancerose, chemioterapia, chirurgia, radioterapia e cure palliative.

Nel distretto la copertura dello screening è passata dal 40 per cento del 2019 a quasi il 60 per cento nel 2025. Tra il 2021 e il 2025 sono state seguite 3.340 pazienti con tumore alla cervice, effettuati 1.069 trattamenti di lesioni precancerose e 713 interventi di asportazione dell’utero. Sono stati inoltre garantiti 8.795 consulti di cure palliative.

Il progetto internazionale PAVE sperimenta intanto una strategia a basso costo che unisce la genotipizzazione dell’Hpv a una valutazione visiva automatizzata mediante intelligenza artificiale. L’obiettivo è riconoscere meglio le lesioni precancerose e individuare rapidamente le donne che hanno bisogno di un trattamento urgente. Ma uno screening più efficace serve a poco se diagnosi e cure successive sono indisponibili, troppo costose o sommerse dalle richieste.

Non manca la medicina, manca l’accesso

«Troppo spesso alle persone con tumore vengono negate cure e trattamenti non perché non esistano strumenti efficaci, ma perché hanno prezzi inaccessibili, non sono disponibili quando servono o non sono adatti ai contesti e ai Paesi con risorse limitate», denuncia Zarak Jan, referente di Msf per l’accesso ai farmaci.

Prezzi elevati, carenze di medicinali, scarsità di personale specializzato e catene di approvvigionamento fragili trasformano così una malattia curabile in una condanna. E nei conflitti il problema si aggrava: gli sfollamenti interrompono improvvisamente terapie che richiedono continuità, controlli e strutture funzionanti.

Negli ultimi cinque anni Msf ha sviluppato o sostenuto attività oncologiche anche in Papua Nuova Guinea, Ucraina, Kirghizistan ed Eswatini. L’esperienza accumulata dice che la cura è possibile persino nei contesti più difficili, quando esistono servizi coordinati, finanziamenti adeguati e un accompagnamento che comprenda informazione, assistenza psicologica e sostegno sociale.

Il cancro non è una malattia dei Paesi ricchi. Ricchi sono ancora, troppo spesso, soltanto i sistemi che possono permettersi di curarlo. Altrove non manca la possibilità scientifica di salvare vite: manca la decisione politica di renderla accessibile a tutti.



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