Dentro l’Ipcc è aperto uno scontro sul calendario dell’AR7, il Seventh Assessment Report, il Settimo Rapporto di Valutazione sul cambiamento climatico. La questione non è soltanto tecnica: alcuni Paesi vogliono che i principali rapporti siano disponibili per il Global Stocktake del 2028, la verifica prevista dall’Accordo di Parigi sugli impegni climatici dei governi. Altri chiedono più tempo.
L’AR7 sarà il nuovo riferimento scientifico internazionale sul clima. È diviso in tre grandi rapporti: il Working Group I studia le basi fisiche del cambiamento climatico; il Working Group II impatti, vulnerabilità e adattamento; il Working Group III le possibilità di ridurre le emissioni. Alla fine sarà pubblicato un rapporto di sintesi.
L’Ipcc non produce direttamente tutta la ricerca che utilizza. Centinaia di scienziati esaminano migliaia di studi, ne confrontano i risultati e valutano quanto siano solide le conclusioni.
LA PRIMA BOZZA È PRONTA
Il lavoro è già avanzato. Il Working Group I ha completato la prima bozza del rapporto sulle basi fisiche del clima. La revisione degli esperti è iniziata il 10 agosto e terminerà il 2 ottobre 2026. Le registrazioni dei revisori sono aperte fino al 25 settembre.
Il problema riguarda soprattutto il calendario complessivo dell’AR7. Il secondo Global Stocktake dell’Accordo di Parigi è già iniziato e si concluderà nel novembre 2028. Serve a verificare quanto gli impegni dei governi siano compatibili con gli obiettivi climatici concordati a livello internazionale.
Diversi Paesi europei e Stati particolarmente vulnerabili alla crisi climatica chiedono che l’Ipcc metta a disposizione in tempo i risultati necessari alla verifica. India, Arabia Saudita e Russia hanno invece contestato l’ipotesi di accelerare il lavoro.
LE RAGIONI DELLO SCONTRO
Le posizioni non sono identiche. L’India sostiene che comprimere i tempi potrebbe ridurre la partecipazione degli scienziati dei Paesi in via di sviluppo, che dispongono spesso di meno risorse rispetto alle grandi università e istituzioni occidentali. È una questione di rappresentanza che accompagna da tempo il lavoro dell’Ipcc.
Anche la Russia sostiene che autori e revisori debbano avere il tempo necessario per garantire la qualità scientifica e che il lavoro dell’Ipcc non possa essere organizzato esclusivamente in funzione del Global Stocktake.
L’Arabia Saudita condivide la richiesta di tempi più lunghi. Nel suo caso pesa inevitabilmente anche la posizione di uno dei maggiori produttori ed esportatori mondiali di petrolio.
Russia e Arabia Saudita hanno forti interessi legati ai combustibili fossili. L’India presenta una situazione diversa: ha oltre un miliardo di abitanti, emissioni storiche pro capite molto inferiori a quelle delle economie occidentali e un fabbisogno energetico ancora crescente. Mettere i tre Paesi sullo stesso piano non aiuterebbe a capire il confronto.
CINQUE RIUNIONI SENZA ACCORDO
Lo scontro dura da tempo. Per cinque riunioni consecutive dell’Ipcc i governi non sono riusciti a definire il calendario dell’AR7.
Alla sessione di Bangkok del marzo 2026 le divergenze sono rimaste. Bangladesh e altri Paesi vulnerabili hanno chiesto rapporti utilizzabili per il Global Stocktake. India, Arabia Saudita e Russia hanno insistito sulla necessità di discutere ancora i tempi.
La decisione è stata rinviata. Il prossimo confronto importante è previsto alla sessantacinquesima sessione dell’Ipcc, in ottobre ad Addis Abeba.
La questione riguarda soprattutto i rapporti su impatti e riduzione delle emissioni. Sono quelli che affrontano direttamente danni climatici, adattamento, sistemi energetici, industria, trasporti e combustibili fossili.
Se non saranno disponibili in tempo, il Global Stocktake del 2028 potrebbe svolgersi senza l’intero aggiornamento dell’Ipcc sulle conseguenze del cambiamento climatico e sulle possibilità di ridurre le emissioni.
La ricerca continuerà comunque a produrre dati e studi. Ma i governi dovranno decidere se aspettare il tempo richiesto da una valutazione scientifica complessa oppure accelerare il lavoro per avere l’AR7 disponibile quando si discuteranno i nuovi impegni climatici.
È su questa scelta che l’Ipcc dovrà trovare un accordo.
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