Abelardo de la Espriella, il candidato trumpista, ha vinto per un pugno di voti il ballottaggio delle presidenziali in Colombia, secondo i dati preliminari, non ufficiali.
“Abbiamo battuto il voto forzato, l’acquisto di voti, i partiti tradizionali, la corruzione, i soliti noti e la guerriglia. Ha vinto la Colombia”, ha scritto a caldo “El Tigre” sui social.
Tuttavia il suo avversario, il leader della coalizione progressista, Ivan Cepeda non ha accettato il risultato.
Spalleggiato dal presidente uscente, Gustavo Petro, ha chiesto il riconteggio dei voti. Quindi, evocando possibili brogli, invita ad attendere il risultato dello scrutinio ufficiale prima di proclamare il prossimo presidente.
“Riconosciamo il risultato del preconteggio ma non è nè ufficiale, né vincolante: i nostri osservatori e avvocati – ha commentato – stanno procedendo ad impugnare trentatremila seggi in tutto il Paese. Una volta che sarà stato reso noto il risultato finale e saranno state effettuate le relative verifiche, riconosceremo il risultato che scaturirà da tale processo”.
Insomma, in questo clima così infuocato, toccherà quindi ai giudici dire la parola fine a questa lunga e durissima battaglia elettorale e politica.
Al centro della disputa che sta ulteriormente spaccando un Paese già profondamente polarizzato è il conteggio preliminare dei voti chiamato “Preconteo”: questo sistema consiste nella raccolta e nell’elaborazione dei dati forniti telefonicamente dai seggi a cura della Registraduria, l’organo pubblico che gestisce le elezioni. Un metodo considerato molto affidabile: l’esito del Preconteo in passato è stato sempre sostanzialmente confermato dallo scrutinio ufficiale finale.
Alla vigilia gli osservatori stimavano appena un punto percentuale il possibile margine di errore. Peccato che stavolta lo scarto tra i due è pari allo 0,95 per cento. Abelardo de la Espriella ha ottenuto il 49,65 per cento, mentre il suo avversario il 48,70 per cento.
C’è anche un precedente: nelle elezioni legislative del 13 marzo 2022, il conteggio preliminare aveva attribuito al Pacto Histórico, la coalizione di sinistra, 2.302.847 voti al Senato; mentre lo spoglio ufficiale ha poi portato tale cifra a 2.830.902 voti, ovvero una differenza di 528.105 voti, esattamente il doppio dello scarto di 250 mila voti, circa, che si è registrato oggi, il margine più piccolo nella storia della Colombia.
Nel frattempo, da Washington, il segretario di Stato Marco Rubio ha rapidamente felicitato De la Espriella affermando che “i giorni migliori della Colombia devono ancora arrivare”. Una dichiarazione che riflette non soltanto una chiara affinità ideologica, ma anche la volontà di alcuni settori dell’establishment statunitense di accompagnare un nuovo ciclo conservatore in America Latina. E forse è proprio qui che si trova una delle principali analisi di questo ballottaggio: la sinistra latinoamericana sembra incapace di comprendere fino in fondo le paure, le aspirazioni e le priorità quotidiane di milioni di cittadini e ciò che accade oggi a Bogotá potrebbe anticipare dinamiche che potrebbero riproporsi in Brasile a fine anno.






