Politica

Come l’Europa va in guerra e taglia finanziamenti alle ONG sanitarie con “gravi conseguenze a lungo termine per la democrazia”. E che madonna

Al di là delle corbellerie del vice premier Antonio Tajani volte a convincerci, anche se non ce ne era alcun bisogno, di esser fatto della stessa pasta di Benjamin Netanyahu, è pur vero che, nonostante il Consiglio d’Europa abbia dichiarato di aver scartato proposte di bandiera a causa delle loro sfumature religiose negli anni ’50, l’istituzione fa un riferimento implicito alle analogie religiose nella descrizione della bandiera sul suo sito web.



Il numero di stelle ricorda “gli apostoli, i figli di Giacobbe, le fatiche di Ercole e i mesi dell’anno”. I figli di Giacobbe, terzo dei tre patriarchi del popolo ebraico, sono noti anche come le dodici tribù di Israele, a cui Tajani fa riferimento nel suo sproloquio su X.



Il designer Heitz ha citato l’ispirazione religiosa
Sebbene la bandiera in sé sia considerata laica, il suo progettista, Arsène Heitz, ha citato l’ispirazione religiosa.

La statua della Vergine Maria nella Cattedrale di Strasburgo
Secondo il professor Graglia è noto che la statua della Vergine Maria nella cattedrale di Strasburgo, dove Heitz viveva e lavorava, ha ispirato il suo disegno. Essa ha una chiara somiglianza con la bandiera.

Anche un articolo del 2004 dell’Economist attribuisce a Heitz una dichiarazione in cui afferma di essersi ispirato a un versetto biblico dell’Apocalisse di Giovanni, che fa riferimento a una “donna vestita di sole, con la luna sotto i piedi e sul capo una corona di dodici stelle”.

Con buona pace di Altiero Spinelli, Robert Schuman e Jean Monnet non dovremmo dunque stupirci se al vertice delle istituzioni dell’Unione Europea troviamo incoronate donne col manto blu. E’ grazie a loro se ci ritroviamo a sostenere stati terroristi che massacrano civili in Medio Oriente. E’ grazie anche a madonnine come Pina Picierno, Giorgia Meloni, Kaja Kallas, Roberta Metsola e Ursula von der Leyen che si continua ad alimentare la guerra in Ucraina e ovunque ci sarebbe la possibilità di attivare negoziati per un’altra convivenza tra stati e popoli.



“Investendo 131 miliardi di euro nel settore della difesa e dell’industria militare l’Unione Europea compie un altro passo verso l’Europa della guerra e ci allontana ulteriormente dal progetto di un’Europa sociale, ecologica e democratica, che viene così definitivamente accantonato”. Così i promotori italiani della campagna europea “Stop rearm europe”, che ad oggi vede l’adesione di oltre cinquecento sigle in Italia, Arci, Ferma il Riarmo (Sbilanciamoci, Rete Italiana Pace e Disarmo, Fondazione Perugia Assisi, Greenpeace Italia), Attac e Transform Italia, commentano la proposta della Commissione europea di destinare 131 miliardi di fondi Ue al settore bellico all’interno del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) per il settennato 2028-2034, che delinea un piano di investimenti di quasi 2000 miliardi.

“Una scelta definita dal Von der Leyen come ‘un bilancio che sostiene la pace e la prosperità’ ma in che modo si possano sostenere pace e prosperità investendo 131 miliardi di euro nel settore della difesa e dell’industria militare non viene certo spiegato dalla Commissione europea: in un continente che è già il territorio più armato del pianeta, si tratta di uno stanziamento cinque volte superiore a quanto sinora destinato. – spiegano – In un’Europa che già oggi vede 95 milioni di persone a rischio povertà e nella quale la crisi ecoclimatica comporta impatti quotidiani drammatici, la Commissione europea sceglie di investire nelle armi e di convertire economia, società, cultura e democrazia verso la nuova dimensione della guerra”. “Ci appelliamo alle forze politiche presenti nel Parlamento europeo affinché si oppongano con fermezza a questo folle aumento della spesa militare, proseguiamo il nostro impegno e invitiamo alla massima mobilitazione a tutti i livelli, locale, nazionale ed europeo, per impedire questa ulteriore deriva verso il sistema guerra, anche attraverso l’iniziativa ‘Comuni per la Pace e contro il riarmo’, perché ogni euro destinato alle armi è un euro sottratto ai diritti e alla democrazia. Nessuno se ne renda complice”, concludono.

Non sarebbe comunque giusto attribuire tutti i meriti di questa meravigliosa macchina da guerra alle sante donne. La nuova Europa è frutto anche di accordi tra virili maschioni come Friedrich Merz, Emanuele Macron  e Keir Starmer.


Friedrich Merz (l), Federal Chairman of the CDU and CDU candidate for Chancellor, and Mark Rutte (2nd from right), NATO Secretary General, meet for talks at the Munich Security Conference. The 61st Munich Security Conference (MSC) will take place from February 14 to 16, 2025 at the Hotel Bayerischer Hof in Munich.

E’ grazie anche a loro se le ONG sanitarie stanno licenziando il personale e abbandonando Bruxelles dopo che la Commissione europea non è riuscita a erogare le sovvenzioni previste, lasciando alcune di loro senza la maggior parte dei finanziamenti per il resto dell’anno.

L’Associazione europea per la sanità pubblica (EUPHA), con sede a Utrecht, nei Paesi Bassi, ha dichiarato che avrebbe presentato un reclamo al Mediatore europeo per le sovvenzioni mancanti, che l’hanno costretta a chiudere il suo ufficio di Bruxelles e a licenziare il responsabile dell’advocacy nella capitale belga a giugno.

“È un problema enorme quando la Commissione accetta di finanziarci, firma [accordi] con noi, ma poi lo nega senza fornire spiegazioni. Non solo tradisce la fiducia, ma probabilmente viola anche i propri obblighi legali”, ha affermato Charlotte Marchandise, direttrice esecutiva di EUPHA.

EUPHA è una delle trenta ONG sanitarie che hanno firmato accordi con la Commissione Europea per delineare le loro attività pianificate lo scorso anno, in previsione di sovvenzioni di funzionamento per l’esercizio finanziario successivo. Le sovvenzioni di funzionamento servono a coprire i costi generali giornalieri, come gli stipendi del personale, senza i quali molte ONG affermano di non poter sopravvivere.

Tuttavia, la richiesta per ottenere tali sovvenzioni non è mai arrivata, mentre i funzionari della Commissione hanno comunicato informalmente alle ONG di non aspettarsi alcun finanziamento.

Anche altre ONG sanitarie hanno dovuto adottare misure di riduzione dei costi altrettanto drastiche dopo aver appreso che quest’anno non sarebbero arrivati finanziamenti dalla Commissione. La scorsa settimana, l’Alleanza europea per la salute pubblica (EPHA), una delle più grandi reti di ONG sanitarie a Bruxelles, ha confermato che taglierà cinque dei suoi tredici dipendenti.

Anche l’Alleanza europea per le politiche sull’alcol (Eurocare) rischia di perdere due dei suoi quattro dipendenti, ha dichiarato Anamaria Suciu, responsabile delle politiche e dell’advocacy. La sovvenzione operativa della Commissione rappresenta in genere il 60 per cento dei finanziamenti di Eurocare in un dato anno, ha aggiunto.

Nel frattempo, l’European Patients’ Forum non ha dovuto licenziare personale, ma il morale è basso, ha affermato la portavoce Flavia Topan. “L’incertezza e l’instabilità nei finanziamenti hanno un impatto negativo sia sulla nostra capacità di portare la voce dei pazienti al centro della politica sanitaria dell’UE, sia sul benessere dei nostri dipendenti”, ha aggiunto.

Bruxelles è un ambiente sempre più inospitale per le ONG dalle elezioni europee dell’anno scorso. Sotto una maggioranza di destra guidata dal Partito Popolare Europeo, parlamentari come Dirk Gotink del Partito Popolare Europeo – nominato mercoledì a capo di un’inchiesta sui finanziamenti alle ONG – sostengono, senza prove, che le ONG abbiano utilizzato fondi europei per “fare lobbying ombra” a favore delle politiche verdi.

“Se il supporto operativo alle ONG sanitarie continua a svanire, il danno si farà sentire per anni e a pagarne il prezzo sarà la sanità pubblica”, ha avvertito Milka Sokolović, direttrice generale dell’EPHA. “E questo va oltre la salute: in tutta Europa, le ONG vengono deliberatamente indebolite, con gravi conseguenze a lungo termine per la democrazia stessa”.

Un gruppo interpartitico composto da sette eurodeputati e ministri della Salute di Spagna e Belgio ha criticato la Commissione per i finanziamenti mancanti. “Stanno mettendo sotto pressione i nostri alleati, i nostri amici, e non ci piace”, ha dichiarato Lieven De Raedt del servizio sanitario pubblico belga.

Un portavoce della Commissione europea ha dichiarato a POLITICO che si prevede che il programma di lavoro definitivo di EU4Health sarà “adottato e pubblicato molto presto”.

“La Commissione apprezza il contributo della società civile e molte delle azioni finanziate nel prossimo programma di lavoro comporteranno la partecipazione delle ONG, nonché alcune azioni che saranno specificamente rivolte alle ONG”, ha affermato il portavoce.




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