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Se Mosca puzza a Teheran. Dopo quasi un decennio di battute d’arresto, l’Iran lancia il suo satellite Nahid-2 a bordo di un razzo russo

Venerdì l’Iran ha lanciato con successo il suo satellite per telecomunicazioni più avanzato fino ad oggi, Nahid-2, segnando un momento cruciale nella ricerca di autonomia tecnologica del Paese sotto le sanzioni.

Il satellite è stato lanciato dal cosmodromo russo di Vostochny. Parte di una missione multi-carico, Nahid-2 è un satellite da 120 chilogrammi che si è unito ad altre 20 sonde spaziali in orbita terrestre bassa, secondo i dettagli riportati in un rapporto dell’agenzia di stampa Tasnim.

Costruito dal Centro di ricerca spaziale iraniano in collaborazione con l’Agenzia spaziale iraniana, il Nahid-2 è destinato a soddisfare esigenze di comunicazione civili e militari; i funzionari ne sottolineano il design “completamente nazionale”, nonostante il lancio all’estero.

Il progetto è iniziato nel 2016 come evoluzione di nuova generazione del Nahid-1, con particolare attenzione alle comunicazioni ad alta larghezza di banda, alla manovrabilità orbitale e a una maggiore durata operativa.

In quello che l’Iran elogia come il “superamento” di anni di sanzioni e di accesso limitato a componenti di alta qualità, gli ingegneri del Paese hanno sviluppato un sistema di propulsione interno che utilizza propulsori monopropellenti a perossido di idrogeno, un progresso fondamentale nel mantenimento della stazione orbitale.

Secondo i dati ufficiali, Nahid-2 opera su un’orbita circolare di 500 chilometri con un’inclinazione di 55°. Il satellite è dotato di:

  • Controllo dell’assetto a tre assi con precisione di puntamento di 3°
    Capacità di trasmissione multibanda
    Gestione termica ibrida, che combina isolamento radiativo e riscaldatori attivi
    Pannelli solari montati sulla carrozzeria e batterie avanzate agli ioni di litio
    Un’architettura di comunicazione robusta in grado di supportare oltre 250 collegamenti terrestri simultanei
    Due anni prima del lancio, in una conferenza aerospaziale del 2023, Mehdi Nasiri, direttore del Satellite Systems Research Institute, ha affermato che il progetto ha coinvolto più di 10 università e ha costituito una prova di concetto per il futuro dell’Iran nelle piattaforme in orbita terrestre bassa e, in seguito, in orbita terrestre geostazionaria.

Questioni strategiche, scappatoie sanzionatorie

L’ingresso dell’Iran in orbita è una questione tanto geopolitica quanto ingegneristica. Il carico utile per le comunicazioni di Nahid-2 ha un chiaro potenziale a duplice uso: comunicazioni civili oggi, coordinamento militare domani. Le comunicazioni satellitari, soprattutto in scenari di conflitto, sono vitali per la gestione del campo di battaglia, le trasmissioni criptate e la navigazione dei droni.

In tale contesto, i governi occidentali hanno ripetutamente sollevato preoccupazioni circa i lanci satellitari e il know-how aerospaziale dell’Iran. Gli Stati Uniti, in particolare, hanno accusato Teheran di utilizzare progetti civili come copertura per scopi militari, in particolare lo sviluppo di missili a lungo raggio. Il programma Nahid, pur presentato come pacifico, potrebbe essere monitorato attentamente per tali sovrapposizioni.

L’Iran ha aggirato il divieto di lancio imposto da Stati Uniti ed Europa rafforzando la collaborazione con Roscosmos, l’agenzia spaziale russa. Anche i precedenti lanci di Teheran, incluso il satellite di telerilevamento Khayyam del 2022, si sono avvalsi di razzi russi.

Per ora, Mosca offre un’ancora di salvezza fondamentale. Ma a quale prezzo?

Crescente dipendenza dalla Russia

I media statali iraniani hanno salutato il lancio riuscito del Nahid-2 non solo come una conquista tecnologica, ma anche politica, che rafforza l’indipendenza strategica del Paese e indica che la cooperazione internazionale è possibile, anche sotto pressione.

Ma anche se Nahid-2 rappresenta un autentico progresso ingegneristico, soprattutto nei sottosistemi di propulsione e comunicazione, non sarebbe in orbita senza i servizi di lancio russi. Il lancio, effettuato a bordo di un razzo russo, evidenzia i limiti della dipendenza strategica sempre più tesa dell’Iran da Mosca, con implicazioni geopolitiche che molti a Teheran stanno iniziando a mettere in discussione.

Il lancio del Nahid-2 avviene in un momento di crescente frustrazione iraniana per quello che molti considerano l’inaffidabile supporto di Mosca. La Russia ha beneficiato significativamente dei droni iraniani durante la guerra in Ucraina, ma durante il recente conflitto Iran-Israele ha offerto a Teheran ben poco oltre le dichiarazioni politiche.

Nonostante un patto di partenariato tra Russia e Iran siglato dai presidenti dei due paesi solo a gennaio, Mosca è stata inequivocabile nell’affermare che l’accordo non è un accordo di difesa reciproca che obbliga una parte a supportare concretamente l’altra in caso di aggressione.

E il percepito doppio gioco e la riluttanza a intervenire di Mosca non sono passati inosservati. I media e gli opinionisti moderati iraniani si sono recentemente espressi con maggiore insistenza nel mettere in discussione la crescente dipendenza della Repubblica Islamica dal Cremlino.

“Se si dovesse scegliere tra l’Iran e Israele, la Russia opterebbe sicuramente per la seconda opzione”, ha dichiarato la scorsa settimana Nematollah Izadi, ex ambasciatore iraniano a Mosca, in un’intervista al quotidiano Hammihan.

Nonostante le difficoltà geopolitiche, l’Iran si è impegnato a continuare a portare avanti i suoi progetti satellitari. I funzionari hanno confermato che Nahid-3, una versione avanzata con capacità di collegamento inter-satellite, è in fase di sviluppo. L’obiettivo a lungo termine, affermano, è una costellazione di satelliti di produzione nazionale per supportare le comunicazioni, le iniziative di osservazione della Terra e, possibilmente, anche la navigazione.

Restano tuttavia dei dubbi sulla fattibilità e su come Teheran riuscirà ad ottenere un accesso adeguato alle strutture di lancio e al sostegno finanziario in un’economia già in difficoltà.

L’Iran ha lanciato l’idea di rilanciare il suo sistema di lancio nazionale, inclusi i razzi Simorgh e Qaem. Ma i precedenti fallimenti e le sanzioni sulla tecnologia di propulsione hanno ostacolato tali sforzi. In tale contesto, e finché tali sfide non saranno superate, è probabile che la dipendenza dalla russa Roscosmos continuerà.

Il lancio del Nahid-2 è un traguardo tecnico in fase di realizzazione da anni, frutto di un’ingegneria nazionale e di un’importanza tattica. Ma simboleggia anche il sottile confine che l’Iran percorre tra aspirazioni tecnologiche e vulnerabilità geopolitiche.

Teheran potrebbe costruire satelliti sempre più sofisticati, ma resta da vedere se riuscirà a farlo alle sue condizioni.

L’accesso iraniano allo spazio passa ancora attraverso Mosca, un partner la cui lealtà è flessibile, se non discutibile, e le cui priorità sono spesso altrove.

Mentre l’Iran celebra il suo ultimo passo verso l’autosufficienza aerospaziale, la vera prova potrebbe non essere l’orbita, ma il modo in cui riuscirà a destreggiarsi nel complicato terreno delle alleanze, dell’autonomia e dell’ambizione.




 

 

 

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