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EBOLA | Oltre cinquecento casi sospetti nell’Ituri, ma sicuramente sono molti di più. Video-dichiarazione di Florent Uzzeni, coordinatore delle emergenze di Medici Senza Frontiere in Repubblica Democratica del Congo

Nell’Ituri, le autorità sanitarie hanno registrato più di cinquecento casi sospetti di Ebola, ma è chiaro che nella comunità ce ne sono sicuramente molti di più.




Le strutture di isolamento sono piene, per cui le persone non possono recarsi negli ospedali per ricevere cure. È troppo presto per stimare la portata di questa epidemia.

La priorità, in questo momento, è proteggere la popolazione, gli operatori sanitari e i pazienti – che si tratti di casi di Ebola o che abbiano bisogno di cure per altre patologie. Per raggiungere questo obiettivo, dobbiamo intensificare le misure igieniche, implementare procedure di triage e aumentare in modo significativo il numero delle strutture di isolamento.


Nakitula, a 25-year-old farmer suffering from cholera is treated by MSF medical teams in Sangé General Hospital.
“I fled to Kahungwe, in the Health Zone of Lemera. But as I had no fields to cultivate and no means of subsistence there, I returned, as living conditions were becoming increasingly difficult. To survive at the moment, I do day-to-day work so that I can eat.”

Ciò che contraddistingue l’Ituri è il fatto che si tratta di una regione remota nella parte orientale della Rdc. I bisogni umanitari erano già significativi prima dell’inizio dell’epidemia. Ci sono diversi grandi campi per sfollati, in cui l’accesso all’acqua e all’assistenza sanitaria era estremamente limitato.

Data l’attuale crisi, è molto difficile far arrivare sul posto aiuti umanitari o personale. Abbiamo ricevuto medicinali, kit di protezione e per l’isolamento e tremila dispositivi di protezione individuale con 4 voli provenienti da Kampala, in Uganda: circa 180 metri cubi. Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane riceveremo anche fino a 900 metri cubi – circa duecento tonnellate – di forniture dal nostro centro logistico di Bordeaux.




Nelle prossime settimane, continueremo a intensificare i nostri sforzi creando centri di cura per l’Ebola e tracceremo i contatti per identificare i casi sospetti il prima possibile.

Naturalmente, continueremo a curare tutte le altre malattie che non sono Ebola e vogliamo che le persone continuino a recarsi presso le strutture sanitarie. Sosterremo quindi queste strutture fornendo prodotti per l’igiene, aiutando nel triage e nella gestione del flusso dei pazienti e fornendo medicinali affinché possano continuare a prendersi cura della popolazione.

Florent Uzzeni, coordinatore delle emergenze di Medici Senza Frontiere nell’Ituri


 

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