I numeri della cassa integrazione per l’ex Ilva “cresceranno e raddoppieranno”, attualmente con “una media complessiva di due mila unità”: in particolare Taranto ne conterà 3.538, Genova 178, Novi 163 e Racconigi 45. Queste le parole di Claudio Picucci, responsabile Risorse umane di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, stando a quanto si apprende da fonti vicine al dossier, alla luce dell’incontro in corso tra i commissari straordinari e i sindacati per discutere sugli interventi necessari e sulla cassa integrazione, in seguito all’incendio avvenuto il 7 maggio e il sequestro dell’altoforno 1.
A partire da “domani o dopodomani procederemo per attivare istanza al ministero del Lavoro per prefigurare un intervento sulla cassa integrazione che sia coerente con l’attuale fase”, avrebbe sottolineato Picucci. “Se non cambia nulla in senso positivo rispetto ai tempi del riavvio dell’altoforno, dovremo traguardare una cassa integrazione straordinaria più ampia”, ha spiegato. L’autonomia finanziaria “è ridotta al lumicino e non sono ancora arrivati i 100 milioni previsti dal decreto del governo che fanno parte del prestito ponte” ha detto ancora Picucci.
In merito all’Aia – Autorizzazione integrata ambientale “al momento è convocato per mercoledì prossimo”, il 21 maggio, ”una conferenza dei servizi a Roma” ha affermato Maurizio Saitta, direttore generale di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. Saitta ha aggiunto che nel corso di questa settimana “produrremo approfondimenti, chiarimenti e osservazioni per aiutare il gruppo istruttore e spiegare la nostra posizione”, evidenziando che al centro delle discussioni “non è tanto il numero, ma la sostanza delle prescrizioni previste”. “Porteremo considerazioni e osservazioni su quanto già fatto e sulle prescrizioni inserite nella nuova Aia”, ha concluso Saitta.
In mattinata, prima dell’incontro, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenendo a “24 Mattino” su Radio 24, ha detto di aver “invitato tutte le istituzioni alla massima responsabilità. L’attività produttiva dell’altoforno 1 è compromessa e quindi non ci sarà più la possibilità di riprendere un livello produttivo significativo, come quello previsto dal piano industriale che avrebbe portato alla piena decarbonizzazione degli impianti”, ha proseguito. “Noi avevamo allarmato in tempo che era necessario autorizzare subito le attività di messa in sicurezza dell’impianto. Purtroppo l’autorizzazione è stata data troppo tardi”, ha aggiunto.
Credo che l’Europa debba sempre avere davanti a sé una visione strategica, “di riunificare le due metà dell’Atlantico, con la prospettiva di realizzare un’area di libero scambio, un bacino commerciale euro-atlantico che rappresenterebbe il più grande motore di crescita del nostro pianeta”, ha affermato Urso. Sui dazi “è necessario entrare nel merito della trattativa con l’obiettivo di ridurli e impedire un’escalation di reazioni”, ha sottolineato Urso, che ha aggiunto: “Sono certo che il negoziato avrà dei frutti positivi”.



