Mentre il mondo celebra la Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) chiede un’azione urgente e coordinata per affrontare una delle forme più trascurate di tratta di esseri umani: la criminalità forzata.
I gruppi criminali organizzati costringono individui vulnerabili, tra cui migranti, bambini e giovani, a commettere reati attraverso manipolazioni, minacce e violenza. Dalle frodi informatiche e dalle truffe online al traffico di droga e ai furti, questi atti non sono motivati da un intento, ma sono il frutto di inganno e sfruttamento. Le vittime vengono spesso reclutate con false promesse di lavoro e costrette ad attività criminali in condizioni equivalenti alla schiavitù moderna.
“La tratta di esseri umani è una crisi dei diritti umani. Ma è molto più di questo. È un enorme business globale che alimenta la corruzione, diffonde paura e fa leva sui più vulnerabili”, ha dichiarato Amy Pope, Direttore Generale dell’OIM. “Finché non inizieremo a proteggere le persone sfruttate, invece di punirle, non faremo progressi nella lotta alla tratta di esseri umani”.
La crisi si sta diffondendo rapidamente, soprattutto in regioni come il Sud-Est asiatico, dove si ritiene che centinaia di migliaia di persone siano detenute in strutture abusive. Queste persone vengono isolate, abusate e private della loro capacità di agire. Anche dopo essere state salvate o fuggite, molte continuano a dover affrontare precedenti penali, stigma sociale e sistemi che le trattano come criminali piuttosto che come sopravvissute. Il trauma perdura a lungo anche dopo la fine dello sfruttamento.
Questa forma di tratta di esseri umani è anche uno dei principali motori della criminalità organizzata, generando un fatturato stimato di 40 miliardi di dollari all’anno. I trafficanti traggono profitto non solo dagli atti criminali commessi sotto coercizione, ma anche da sistemi giudiziari che criminalizzano le vittime, garantendo al contempo l’impunità. Quando le vittime vengono perseguite, viene loro negato il sostegno essenziale, mentre i responsabili rimangono protetti da fallimenti sistemici e dall’inazione.
I governi devono sostenere il principio di non punizione e garantire che i Meccanismi Nazionali di Riferimento non siano semplici procedure burocratiche, ma vere e proprie linee di vita che forniscano protezione, assistenza legale e supporto al reinserimento. Riconoscere i sopravvissuti come vittime e non come criminali non è solo un obbligo morale, ma una necessità strategica per smantellare le reti della tratta.
In un mondo in cui una vittima su tre è un bambino e il 78 per cento è vittima di tratta a scopo di lavoro forzato o sfruttamento sessuale, la posta in gioco è urgente. Conflitti, disastri e povertà continuano a creare condizioni favorevoli allo sfruttamento, aumentando il rischio per milioni di persone già in situazioni di vulnerabilità.
L’OIM esorta i governi, i partner internazionali e le comunità ad agire collettivamente. Protezione, giustizia e supporto a lungo termine devono essere prioritari. I sopravvissuti devono essere riconosciuti come persone i cui diritti sono stati violati e il cui futuro dipende dal nostro impegno per la dignità e la giustizia.


