“Ogni anno milioni di persone sono costrette ad abbandonare le proprie terre, fuggendo da conflitti armati, crisi umanitarie, persecuzioni e violazioni dei più basilari diritti dell’uomo.
Si tratta di una realtà allarmante, tendenza che si presenta ciclicamente, quasi sia un destino inevitabile, frutto di tragici sviluppi nei rapporti tra gli Stati e tra i popoli.
La storia, la storia dell’Europa e degli ordinamenti internazionali nati nel secondo dopoguerra, testimoniano che non si tratta di derive irreversibili ma che, ad esse, è possibile opporre la logica del raziocinio, la forza della pace.
Il nostro ordinamento repubblicano, la nostra Costituzione, riconoscono il carattere universale dei diritti umani ed esplicitamente, per le persone perseguitate in ragione delle loro opinioni, il diritto di asilo, assumendo poi il tema delle attività di soccorso, dell’accoglienza responsabile e della tutela di rifugiati e profughi, tra le proprie pratiche”.
Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato.
“In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato desidero manifestare solidarietà e vicinanza alle donne e agli uomini – molti di loro minori – che vivono questa angosciosa condizione di fragilità e vulnerabilità, talvolta sfruttata da organizzazioni criminali senza scrupoli né rispetto alcuno per la dignità della persona. La volontà degli Stati, al pari della loro capacità di collaborare vicendevolmente e con le istituzioni internazionali preposte, è presupposto ineludibile per affrontare le cause strutturali di questi fenomeni e attuare soluzioni efficaci. La Repubblica Italiana, richiamando l’alto significato dell’odierna ricorrenza, si unisce ancora una volta all’appello di quanti chiedono a ciascun membro della Comunità internazionale di astenersi da condotte irresponsabili, di promuovere la salvaguardia di ogni essere umano e contribuire alla realizzazione dell’ideale universale di solidarietà tra i popoli”, ha concluso il Capo dello Stato.

Il Global Trends Report 2025 dell’UNHCR stima che 117,8 milioni di persone – una su settanta in tutto il mondo – siano state costrette a fuggire da conflitti, violenze e persecuzioni. Cifre che rimangono a livelli inaccettabilmente elevati. Tra queste, i bambini rappresentano ben il 38 per cento.
Nello stesso anno, 14,7 milioni di persone che erano state costrette alla fuga sono tornate nei propri paesi o nelle proprie zone di origine, con movimenti significativi verso l’Afghanistan, la Siria e il Sudan, anche se molti dei ritorni sono avvenuti sotto pressione e in condizioni di estrema fragilità. Questi rientri ci dicono che un miglioramento è possibile, ma una piccola inversione di tendenza non può essere considerata un punto di svolta.
I conflitti continuano a sradicare famiglie, distruggere comunità e costringere le persone ad abbandonare le proprie case. Solo nel 2025, quasi 5,4 milioni di persone hanno attraversato i confini internazionali in cerca di protezione, un terzo delle quali proveniente esclusivamente dal Sudan e dall’Ucraina. Tra i 42 milioni di rifugiati a livello globale, il 70 per cento era intrappolato in situazioni di esilio prolungato senza alcuna prospettiva realistica di ricostruire la propria vita.
Ecco perché l’Alto Commissario dell’UNHCR Barham Salih ha lanciato l’agenda “50 by 35”: dimezzare, nel prossimo decennio, il numero di rifugiati in situazioni di esilio protratto che continuano a dipendere dall’assistenza umanitaria, ampliando le opportunità di inclusione, autosufficienza e soluzioni.
“Gli aiuti umanitari salvano vite, ma non sono il punto di arrivo e non consentono ai rifugiati di diventare attori attivi in grado di controllare il proprio futuro. Abbiamo bisogno di un cambiamento di paradigma che crei un nuovo senso di speranza e di opportunità per le persone in fuga dalla guerra e dalle persecuzioni.” Ha dichiarato Salih.
Per realizzare questa ambizione sono necessari investimenti costanti nell’inclusione, nei mezzi di sussistenza, nell’istruzione e nell’accesso ai servizi finanziari; partnership più solide tra le diverse parti interessate; sostegno al ritorno volontario quando le condizioni lo consentono; una maggiore integrazione nei sistemi nazionali dei paesi ospitanti; e percorsi di protezione e mobilità ampliati — tra cui il reinsediamento, il ricongiungimento familiare, l’istruzione e le opportunità di lavoro — per coloro che non possono tornare in sicurezza.
L’Italia sta già dimostrando come questo approccio possa essere tradotto in pratica attraverso una serie di politiche e iniziative guidate da attori nazionali e locali. Alla fine del 2025, l’Italia ospitava oltre 132.000 beneficiari di protezione internazionale, 234.000 richiedenti asilo, più di 60.000 cittadini ucraini sotto protezione temporanea e circa 3.000 apolidi.
In qualità di uno dei principali paesi donatori dell’UNHCR, l’Italia continua inoltre a sostenere l’Agenzia nelle iniziative di risposta umanitaria, protezione e sviluppo lungo le principali rotte migratorie in Africa e in altre regioni colpite da crisi, avendo al contempo sviluppato un’esperienza riconosciuta a livello internazionale nell’inclusione lavorativa dei rifugiati e nei canali sicuri e regolari, dai corridoi umanitari e universitari ai programmi di inserimento lavorativo, dimostrando come la collaborazione tra governo, società civile e settore privato possa trasformare la protezione in opportunità.
Ciò è risultato evidente nel contesto dell’evento per la Giornata mondiale del rifugiato 2026 tenutosi a Roma. L’incontro presso l’Università LUISS Guido Carli ha riunito istituzioni quali il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale — attraverso le Direzioni Generali per la Cooperazione allo Sviluppo e per le Politiche Migratorie — nonché il Ministero dell’Interno e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, insieme a rappresentanti della Chiesa cattolica, della società civile, degli attori locali, degli artisti e del settore privato. Una giornata caratterizzata da riflessioni di alto livello e testimonianze dirette dei rifugiati, che ha sottolineato come l’approccio dell’Italia si traduca in un’azione coordinata e intersettoriale a sostegno dei rifugiati, evidenziando al contempo le aree in cui sono necessari ulteriori progressi.
«L’esilio dura sempre più a lungo. Per milioni di persone, non si misura più in mesi, ma in anni, a volte in decenni. Eppure la protezione non è il punto di arrivo: è il punto di partenza. I rifugiati hanno bisogno di opportunità per ritrovare la propria indipendenza, per lavorare, studiare, dare il proprio contributo e sentirsi parte delle comunità che li accolgono. E, quando le condizioni lo consentono, per tornare a casa. Ecco come si concretizza nella pratica un cambiamento di paradigma», ha ricordato Anna Leer, rappresentante ad interim dell’UNHCR per l’Italia, la Santa Sede, Malta e San Marino.
L’evento ha inoltre messo in luce il contributo del settore privato italiano. Attraverso il programma Welcome. Working for Refugee IntegrationLink is external, 230 aziende hanno ottenuto il logo Welcome per il loro impegno a favore dell’inclusione dei rifugiati. Giunto alla sua ottava edizione, Welcome ha attivato finora un totale cumulativo di 69.000 percorsi di inclusione lavorativa dal 2017, coinvolgendo oltre 1.300 aziende. Solo nel 2025 sono stati avviati oltre 18.600 percorsi professionali, con un aumento del 15% rispetto all’anno precedente; l’attività si è concentrata nei settori dell’ospitalità e della ristorazione (23%) e dell’industria manifatturiera (17%), mentre i contratti di lavoro hanno rappresentato oltre il 99% dei collocamenti e le donne hanno costituito circa il 17% dei beneficiari. Il programma Welcome è realizzato in collaborazione con la Fondazione Adecco e sostenuto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, da Confindustria, dal Global Compact Network Italia, dall’Associazione Italiana per la Direzione del Personale (AIDP) e da Confimprese.
«Il percorso compiuto in questi anni dimostra, soprattutto, il talento, le competenze e la determinazione dei rifugiati, ma anche la lungimiranza delle aziende che ne riconoscono il valore non solo nell’ambito delle strategie ESG, ma come investimento concreto in capitale umano, innovazione e crescita. La sfida oggi è quella di consolidare quanto raggiunto, affrontando con determinazione gli ostacoli che permangono – dalle barriere linguistiche agli ostacoli amministrativi – per rendere l’inclusione sempre più efficace, sostenibile e in grado di generare valore condiviso per le imprese e per la società nel suo complesso», ha dichiarato Anna Leer, Rappresentante ad interim dell’UNHCR per l’Italia, la Santa Sede, Malta e San Marino.
L’evento ha offerto l’occasione per celebrare il 75° anniversario della Convenzione sui rifugiati. L’UNHCR ribadisce la continua rilevanza del sistema di protezione internazionale nell’affrontare le sfide odierne: nessuno è al sicuro finché i più vulnerabili tra noi non sono protetti, e la tutela dei rifugiati è fondamentale per la stabilità e la coesione delle società. A questo proposito, l’UNHCR ha lanciato la campagna globale per il 2026 “Until Everyone Is Safe” (Finché tutti non saranno al sicuro).






