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IRAN | L’uomo dei missili alla Difesa, agguati nel sud-est. Teheran tra guerra e crisi interna

Teheran affida la Difesa a un veterano dell’industria missilistica mentre nel sud-est del Paese una nuova sequenza di attentati colpisce gli apparati di sicurezza. La ricostruzione dell’arsenale e il controllo delle frontiere diventano priorità parallele, sullo sfondo del rischio di nuovi bombardamenti statunitensi e israeliani.

Il Parlamento iraniano ha approvato il 18 ottobre la nomina di Mehrdad Akhlaqi Ketabchi a ministro della Difesa. Prende il posto di Aziz Nasirzadeh, ucciso negli attacchi di febbraio, dopo quasi otto mesi di gestione provvisoria. Il suo programma prevede il ripristino delle infrastrutture militari danneggiate, lo sviluppo delle tecnologie e un maggiore coinvolgimento delle imprese private nella produzione bellica, riferisce Reuters.

Akhlaqi proviene dai vertici dell’industria aerospaziale ed è uno specialista della produzione missilistica. La sua nomina indica la centralità attribuita alla ricostruzione di questo settore. È un orientamento politico e industriale, che non permette però di misurare quanto delle capacità iraniane sia stato effettivamente recuperato.

Intanto, nel Sistan-Baluchestan, provincia sudorientale al confine con Pakistan e Afghanistan, sono state uccise due donne degli apparati di sicurezza nell’arco di cinque giorni. Il 9 ottobre una bomba lungo la strada, vicino a Zahedan, ha colpito il veicolo di Nosrat Eftekhari, responsabile per gli affari culturali e sociali del comando provinciale di polizia. Il presidente Masoud Pezeshkian ha condannato l’attentato e ordinato un’indagine urgente.

Il 14 ottobre uomini armati hanno assassinato davanti alla sua abitazione, a Mehrestan, Afsaneh Aqila, comandante di un’unità femminile dei Basij, la forza paramilitare legata ai Guardiani della rivoluzione. Nella stessa zona, in un attacco separato, è stato ucciso il poliziotto Mohammad Ali Shahriari. Le identità delle vittime sono state confermate dall’emittente statale Irib, riferisce Rudaw.

Gli omicidi hanno alimentato richieste di rappresaglia e controlli più stretti alle frontiere. Amwaj ricostruisce le accuse di sostegno estero avanzate da esponenti e commentatori oltranzisti, con sospetti rivolti ai Paesi vicini. Accuse che le informazioni disponibili non consentono di considerare responsabilità accertate.

I due sviluppi descrivono pressioni simultanee, senza dimostrare un’unica regia. La risposta del potere iraniano punta sulla produzione militare e sulla sicurezza interna. Ma ricostruire missili non risolve le fratture del Paese, così come bombardarlo non costruisce un’alternativa politica. La guerra offre agli apparati nuove ragioni per rafforzarsi; alla popolazione lascia sempre meno spazio.

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