Lavoratori, studenti e pensionati al corteo promosso con oltre cento associazioni. Bozzanca denuncia le priorità della manovra: nel 2027 alla difesa quasi il doppio delle nuove risorse destinate alla sanità.
«In piazza perché la gente non ce la fa più». Le parole di Maurizio Landini accompagnano la manifestazione nazionale della Via Maestra, che il 17 ottobre porta a Roma migliaia di lavoratori, studenti e pensionati. La Cgil e oltre cento associazioni laiche e cattoliche tornano insieme per rivendicare salari, servizi pubblici, giustizia sociale e pace. Diritti scritti nella Costituzione che diventano sempre più difficili da esercitare nella vita quotidiana.
Landini indica anche il terreno sul quale misurare le risposte della politica: il potere d’acquisto degli stipendi, la possibilità di curarsi senza aspettare mesi, le condizioni che permettano ai giovani di restare in Italia. È su questi risultati che il sindacato chiede impegni a chi vuole raccogliere le proposte della piazza.
Il conflitto sulle priorità del governo prende forma nelle parole del segretario generale della Fp Cgil, Federico Bozzanca. Nel corteo richiama le difficoltà di chi lavora nella sanità, nella pubblica amministrazione e nel terzo settore, mentre l’inflazione comprime i bilanci familiari. «Meno servizi pubblici significa meno diritti, per tutti. In particolare per i più fragili».
A rendere concreta la denuncia sono le cifre del Documento programmatico di bilancio: per il 2027 circa 2,4 miliardi di euro alla sanità e 4,6 miliardi alla difesa. Il confronto riguarda le nuove risorse previste dalla manovra, distinte dalla spesa complessiva dei due settori. Su questo terreno il governo sceglie di destinare alla difesa quasi il doppio di quanto riserva alla salute.
Per il 2028, denuncia Bozzanca, la distanza cresce ancora: quasi cinque miliardi per le armi, circa due per la sanità. Il dirigente sindacale propone anche un paragone immediato: circa 29 milioni di euro per un carro armato, circa cinque per un pronto soccorso. Un raffronto che porta la discussione fuori dalle tabelle e dentro le scelte che riguardano la vita delle persone.
Chi aspetta un esame conosce già il prezzo dell’attesa. Chi può paga una prestazione privata, chi ha meno possibilità rimanda, stringe i denti, talvolta rinuncia. Anche chi tiene aperti ospedali e servizi paga il conto: carichi di lavoro, organici insufficienti, stipendi erosi dal costo della vita. La sofferenza di chi cura e quella di chi cerca assistenza finiscono nello stesso corridoio.
La Via Maestra tiene insieme queste condizioni materiali con la richiesta di fermare il riarmo, difendere l’ambiente e spostare il peso fiscale verso grandi ricchezze, rendite ed extraprofitti. È una piattaforma che indica dove cercare le risorse e a chi chiedere di contribuire di più.
Resta aperta la prospettiva dello sciopero generale. Il 2 ottobre, a Genova, Landini aveva dichiarato che la Cgil lo avrebbe valutato, indicando prima la manifestazione di Roma per avanzare le richieste sulla legge di bilancio. Un possibile seguito della mobilitazione: al momento non risulta una proclamazione con una data.
Il governo dovrà rispondere anche di questo ordine delle urgenze. Ogni stanziamento militare impegna denaro pubblico e futuro. Ogni servizio lasciato senza personale restringe la libertà di chi ne ha bisogno. La sicurezza di un Paese comincia dalla possibilità di vivere del proprio lavoro e di essere curati in tempo. La piazza di Roma chiede che sia questa la priorità da mettere a bilancio.
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