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OCCIRIENTE | Né Oriente né Occidente, a Rio de Janeiro va in scena il Brics, prove generali per un mondo nuovo. Senza l’Europa

Si apre oggi a Rio de Janeiro il 17° Vertice dei Brics, gruppo di ventuno paesi emergenti che nel 2025 sarà presieduto dal Brasile. Il gruppo Brics è nato nel 2009 per iniziativa Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica (da qui il nome). Lo scorso anno è stato deciso l’allargamento a nuovi membri come Indonesia, Iran, Egitto, Etiopia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Sorprende la decisione di Xi Jinping di non partecipare direttamente al vertice, visto che il presidente cinese non perdeva un appuntamento del genere dal 2011.

Scontata invece la defezione di Vladimir Putin, il quale non ha mai nascosto le difficoltà di partecipare in persona a eventi internazionali dopo il mandato di arresto della Corte penale internazionale per crimini di guerra. Il Brasile, che ospita il vertice, è firmatario dello Statuto di Roma e dovrebbe, in teoria, arrestare Putin in caso di arrivo sul suo territorio. Lo scorso anno, al vertice di Johannesburg, Putin aveva delegato la sua partecipazione proprio a causa di questa situazione.

Se per Putin, quindi, il motivo è chiaro molte sono le voci che si sono rincorse sulla ragione dell’assenza del presidente cinese. Alcuni osservatori hanno avanzato l’ipotesi che Xi sia impegnato a fronteggiare delle difficoltà interne legate anche all’opera moralizzatrice portata avanti in questi anni dalla dirigenza cinese che sta interessando, in questi ultimi mesi, ambienti militari con le conseguenti inevitabili tensioni.

Uno degli argomenti più importanti che saranno in discussione in questo vertice sarà chiaramente quello della “dedolarizzazione” negli scambi internazionali, tema questo particolarmente sentito proprio dalla dirigenza cinese.  E’ un tema molto importante sul quale è al lavoro un nutrito gruppo di tecnici, si pensa ad una moneta digitale. In una conferenza stampa nell’ambito del forum economico tenutosi a Mosca, Paolo Nogueira ex direttore del Fondo Monetario Internazionale ed ex vicepresidente del Banco del BRICS ha presentato una banconota BRICS come gesto simbolico anche se, appunto, non se ne stamperanno. Ci sono comunque divergenze su un’eventuale valuta comune per sfidare il dollaro, con l’India che si è già dichiarata contraria.

Un altro dei temi caldi al centro del vertice è la condanna dei dazi imposti dagli Stati Uniti. I leader dei paesi Brics, che insieme rappresentano circa metà della popolazione mondiale e il 40 per cento del Pil globale, puntano a dichiarare questi dazi illegali, sottolineandone il rischio per la stabilità economica globale. Secondo una prima bozza della dichiarazione finale, le nazioni emergenti vogliono mostrarsi unite contro questa politica commerciale che viene definita “indiscriminata”, sottolineando che l’imposizione di barriere tariffarie danneggia non solo i singoli paesi, ma la crescita complessiva dei mercati internazionali. Il documento esprime preoccupazioni anche sugli effetti che tale decisione può avere sulle catene di approvvigionamento e sugli investimenti esteri, argomenti che influenzano direttamente le economie in rapida crescita del gruppo.

Non mancano comunque le difficoltà e le divergenze all’interno del gruppo. Molti analisti segnalano come la moltiplicazione dei membri renda più complicato trovare un terreno comune, soprattutto su questioni sensibili come la riforma del Consiglio di Sicurezza Onu, dove la Cina (uno dei cinque membri permanenti) frena ogni cambiamento che tolga potere alla sua influenza. Le divergenze emergono anche sulle politiche ambientali, tra paesi che puntano a una transizione verso le energie rinnovabili e quelli fortemente dipendenti da petrolio e gas.

Il vertice di Rio si apre così nel segno della sfida: da un lato la volontà di ribadire l’importanza delle economie emergenti, dall’altra le incognite legate al ruolo politico e alle divisioni interne che condizionano il futuro di un’alleanza che vuole dimostrare la sua forza nel mondo. Se è palese il motivo dello scetticismo e, anzi, della forte contrarietà degli USA  al progetto multilaterale dei BRICS non si comprende il motivo per il quale l’EU si tenga lontana da questa iniziativa. Proprio la politica del presidente USA dovrebbe spingere la Comunità Europea a vedere con interesse un progetto che potrebbe essere un trampolino verso un diverso ordine mondiale dal quale proprio l’Europa per motivi politici, strategici ed economici avrebbe tutto da guadagnare. Il ricatto economico e strategico di Trump evidentemente è ancora più forte delle eventuali opportunità offerte dai BRICS.




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