Il 28 maggio, Francesca Albanese, Relatrice ONU per i diritti umani nei territori palestinesi occupati, ha presentato il suo nuovo libro edito da Rizzoli Quando il mondo dorme al Teatro Quirino di Roma.
La giornalista Francesca Mannocchi ha moderato l’incontro e Giuseppe Cederna, attore e scrittore, ha portato diverse letture, incrociando alcuni versi di Ungaretti, le ultime parole di Amleto con il testo di Albanese.
Il libro raccoglie dieci storie, dieci nomi, dieci vite che disegnano la Palestina prima e dopo il 7 ottobre 2023.
Quando il mondo dorme è una fotografia della Palestina scartata a lungo dai media e dai governi che da quasi due anni – o un secolo – si accomodano sull’oblio davanti ai soprusi del popolo palestinese.

Nonostante la Corte Internazionale di Giustizia abbia da tempo riconosciuto che l’occupazione di Israele sui territori palestinesi è di fatto illegale, poichè impedisce ai palestinesi di godere del diritto all’autodeterminazione, il colonialismo sionista non ha mai smesso di avanzare, supportato dalle istituzioni internazionali.
Le Nazioni Unite non sono più uno strumento di prevenzione e conciliazione dei conflitti.
E 600 giorni dopo l’inizio del genocidio, questo è manifesto.
Francesca Albanese quest’anno ha riottenuto l’incarico come Relatrice speciale, nonostante le infinite accuse, denunce e minacce.
«Sono cent’anni che i palestinesi sperimentano il diritto internazionale più come violazione che come applicazione. Mi meraviglia la loro capacità di credere ancora nel diritto (…), di utilizzare tutti gli strumenti pacifici di risoluzione del conflitto. (…) Il diritto non annulla il conflitto sociale, non annulla i conflitti, ma li regola».
Dal 7 ottobre di due anni fa, la brutalità delle immagini da Gaza è solamente aumentata, al punto da inibire anche la nostra sensibilità.
«Ho smesso di dire “oggi siamo arrivati al punto più basso” perchè tanto so che domani si raggiungerà un altro punto più basso e sarà così ogni giorno perchè i palestinesi di Gaza sono stremati, quelli di Cisgiordania sono sempre più stretti in una morsa soffocante e perchè ormai Israele è abbandonato al suo stesso suicidio e continuerà finchè non lo si ferma».
Tra i temi affrontati nel viaggio di Quando il mondo dorme si fa spazio anche l’antisemitismo.
Durante l’evento di presentazione, Albanese afferma: «Da relatrice speciale, devo dire che non mi era mai stato detto di essere antisemita prima del 2022. È una cosa gravissima, soprattutto se ti occupi di diritti umani, che sai minimamente che cosa abbiamo fatto noi italiani (…). L’antisemitismo, l’odio nei confronti degli ebrei in quanto ebrei (…) vergognosamente esiste ancora, e mi preoccupa moltissimo questa cosa, così come mi preoccupa che non desti altrettanta preoccupazione, in alcuni, che ci sia islamofobia nelle nostre società occidentali. E ancora di più mi preoccupa che non si veda il razzismo antipalestinese».
Albanese cita un nuovo e pericoloso antisemitismo, che confonde le azioni dello stato di Israele con la religione o con la cultura ebraica e quindi fa sì che «tutti gli ebrei ed ebree del mondo diventino gli ambasciatori o le ambasciatrici dello Stato di Israele e delle sue politiche criminali».
Il primo capitolo dell’opera di Albanese dipinge una cruda immagine dell’infanzia palestinese. È un’infanzia diversa, che rende i bambini adulti prima del tempo. Tra gli esempi, c’è la storia di Hind Rajab, diventata celebre in tutto il mondo, ma rimasta nascosta tra l’indifferenza e le macerie di Gaza.
Hind è una bambina di sei anni che il 10 febbraio 2024 si trova in macchina con gli zii e i cuginetti per fuggire dai bombardamenti a Gaza City. Dopo diversi spari sull’auto che uccidono i suoi familiari, Hind rimane a telefono con i soccorritori della Mezzaluna Rossa per tre ore fino alla concessione da parte dell’IDF di soccorrerla. «Habibi, tesoro, ci sono io» le dice l’operatrice a telefono. Il suo corpo viene trovato 12 giorni dopo, in una macchina trafitta da oltre trecento proiettili, non lontano da un’ambulanza nella quale i due soccorritori vengono assassinati dall’esercito israeliano.
I bambini palestinesi non possono vivere nella leggerezza dei sogni: hanno paure mostruose e reali. Israele ha buttato giù per sessant’anni le case dei palestinesi e ora Gaza è distrutta. Sono paure logiche, reali. I bambini sognano la scuola, mentre vivono nella consapevolezza improvvisa di non avere più una casa.
Albanese spiega che nel 2013 è uscito un rapporto delle Nazioni Unite che dettagliava gli atti di tortura e stupro nei confronti dei minori nelle carceri israeliane.
È stato dichiarato che, dal 2013, sono stati arrestati settecento bambini palestinesi all’anno: questo avrebbe dovuto accendere una spia nell’opinione internazionale. Il genocidio non arriva all’improvviso, ha dei prerequisiti. Si struttura nel tempo. L’incarcerazione di massa dei minori palestinesi è stato uno dei campanelli d’allarme. «L’infanzia in Palestina è il suo contrario. In inglese è unchilding, cioè privare il bambino della leggerezza dell’essere tale».
Alla domanda «E tu, ora, cosa vuoi?» Francesca Albanese risponde: «Adesso voglio vedere coloro che hanno progettato e approfittato di questo genocidio davanti a dei tribunali».






