Politica

Quando la democrazia perde consenso. In Germania va in scena il governo del riarmo

In Germania è tutto pronto per la nascita del nuovo governo. Sarà l’ennesima coalizione tra Cdu e Spd, i due partiti principali che guideranno la Germania. Friedrich Merz sarà il cancelliere e giurerà ufficialmente oggi. Un governo simile al precedente di Scholz per vari aspetti specialmente per quanto riguarda la posizione sulla guerra in Ucraina, visto che il ministro della Difesa riconfermato è un fervente sostenitore dell’invio di armi a Kiev e per questo motivo la linea non cambierà. Il nuovo governo che avrà, quindi, la fiducia del Bundestag è destinato a cambiare molte cose a partire da un massiccio piano di investimenti pubblici da 100 miliardi l’anno con il quale cercherà di rilanciare un modello economico che è da alcuni anni in profonda crisi.

Nella sala riunioni del consiglio dei ministri tedesco, però, c’è un convitato di pietra, l’AFD. Ormai stabilmente al primo posto nei sondaggi, il partito neo nazista è uno dei principali problemi di questo governo e lo è da subito. Infatti Alternativa per la Germania (Alternative für Deutschland, AfD) è stato ufficialmente classificato un “movimento di estrema destra” dall’Ufficio generale per la protezione della Costituzione (BfV), ovvero i servizi segreti interni tedeschi. Questa denuncia, che è frutto di un’inchiesta durata due anni, pone da subito un serio problema al governo Merz: come rispondere a questa presa di posizione netta di una delle più importanti istituzioni dello stato?

La risposta potrebbe essere la messa al bando di AFD perché i servizi segreti tedeschi hanno dichiarato che Alternative für Deutschland ufficialmente è un partito di estrema destra, ma soprattutto è antidemocratico e incompatibile con la Costituzione tedesca, è un’accusa molto grave perché in Germania, dopo l’esperienza del nazismo, la democrazia è vissuta come una sorta di responsabilità storica, un impegno preso verso se stessi e verso il mondo intero sulle macerie del Terzo Reich. La denuncia dell’intelligenza tedesca spiega chiaramente i motivi per i quali ritiene l’AFD incompatibile con i principi costituzionali. L’AFD vuole escludere cittadini tedeschi con origini migratorie, promuove ideologie etniche e favorire la supremazia della razza pura tedesca facendo usa di un linguaggio che fu tipico dei nazisti.

Una domanda, a questo punto, si impone: può uno Stato democratico mettere al bando un partito votato da milioni di persone? Di fronte a questa ipotesi si è già alzata la solita cagnara trumpiana. Elon Musk sul Financial Time grida allo scandalo, secondo lui vietare questo partito sarebbe un attacco alla democrazia. Non basta, Marco Rubio, segretario di Stato americano, parla di tirannia mascherata. A queste voci in Italia si aggiunge quella del Prof Cacciari. Per lui il rischio di esclusione dai contributi pubblici in quanto di estrema destra sarebbe «folle per un partito con il 20%». Perché «una cosa è l’ostracismo che si legge dai comportamenti dei padroni dei media e dei social, che non danno più spazio a questi movimenti, altra cosa sarebbe una messa fuori legge formale che al momento non c’è». Se però arrivasse, avverte l’ex sindaco di Venezia, «sarebbe l’ennesimo atto che attesterebbe il suicidio delle élite» ha dichiarato in una intervista al Fatto quotidiano.

La domanda, comunque, resta, è più democratico tollerare o vietare? In Germania la risposta sembra essere molto netta ogni qualvolta i fantasmi del passato tornano a bussare. In passato diversi partiti in vari Paesi europei sono stati messi fuori legge. Le motivazioni variano dal sostegno al terrorismo (Spagna), all’anticostituzionalità (Germania), alle attività criminali (Grecia), all’odio razziale (Belgio). La stessa Germania ha preso queste decisioni in altre occasioni. Il Partito Socialista del Reich (SRP), partito neonazista nel 1952 fu sciolto dalla Corte costituzionale in base all’articolo 21 della Legge Fondamentale, che vieta i partiti anticostituzionali. E più recentemente, nel 2017, stessa sorte toccò al Nationaldemokratische Partei Deutschlands (NPD) altro partito di estrema destra che non fu completamente vietato, ma la Corte Costituzionale ne escluse i finanziamenti pubblici per la sua ideologia anticostituzionale.

Come si vede la materia è complessa sia dal punto di vista giuridico che da quello politico. In linea di principio uno Stato pienamente democratico non dovrebbe mai reprimere una voce dissidente quale che sia. La dialettica politica dovrebbe essere sufficiente, favorita da una stampa libera, da nette separazioni delle istituzioni e da collaudate pratiche istituzionali, a tenere sotto controllo le pulsioni più estremiste ed antidemocratiche. Si dovrebbe intervenire esclusivamente quando il livello dello scontro supera il punto di non ritorno, quando cioè è effettivamente messa in discussione la tenuta democratica dello Stato. Sta a Friedrich Merz e al suo nuovo governo stabilire se la Germania si trovi effettivamente a quel punto. Non sarà una decisione facile ma sarà un precedente importante per molti altri casi compresa l’Italia.




 

 

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