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Bambini “bruciati vivi” in una scuola che ospitava sfollati palestinesi a Gaza City. Si dimette direttore fondazione umanitaria sostenuta da Usa

Almeno cinquatadue persone sono state uccise, tra cui trentasei bambini, in un bombardamento israeliano che ha preso di mira, nel cuore della notte, una scuola trasformata in rifugio nel quartiere di al-Daraj a Gaza City, mentre i palestinesi sfollati dormivano.

I video sui social media mostrano bambini “bruciati vivi” mentre un pesante incendio si diffonde nella scuola Fahmi al-Jarjawi, mentre le squadre di soccorso continuano a cercare i corpi dispersi sotto le macerie.

La Protezione civile di Gaza ha dichiarato su Telegram che le sue squadre “sono riuscite a domare un incendio” divampato nella scuola dopo l’attacco.

Secondo i gruppi umanitari, dall’ottobre 2023 le forze israeliane hanno distrutto circa il 95 per cento delle scuole della Striscia.

Gli esperti delle Nazioni Unite hanno affermato che gli attacchi di Israele contro strutture civili, tra cui le scuole, potrebbero costituire crimini di guerra.



Jake Wood, direttore esecutivo della Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), ha spiegato di ritenere che non fosse possibile attuare il piano dell’organizzazione “rispettando rigorosamente i principi umanitari di umanità, neutralità, imparzialità e indipendenza”. Creata qualche mese fa e con sede a Ginevra, Ghf ha annunciato il 14 maggio che prevede di distribuire circa 300 milioni di pasti per un periodo iniziale di 90 giorni. L’Onu e le ong hanno ripetutamente dichiarato che non parteciperanno alla distribuzione degli aiuti da parte di questa fondazione, accusata di collaborare con Israele.


Durante il massacro alla scuola Fahmi Al-Jarjawi, è stato visto un bambino lottare tra le fiamme circostanti, cercando di sfuggire all’incendio.



 

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