Arriva in libreria ‘Attacco al corpo. Ferite e mutamenti in età evolutiva’ di Laura Dalla Ragione e Renata Nacinovich. Un’analisi multidisciplinare del rapporto tra mente e corporeità nell’epoca digitale, alla luce dell’aumento di disturbi alimentari, autolesionismo e ritiro sociale tra gli adolescenti, che intreccia psicopatologia emergente, costruzione dell’identità e trasformazioni sociali, con uno sguardo integrato sui nuovi modelli terapeutici centrati sul corpo.
Nel panorama contemporaneo della salute mentale, il corpo emerge sempre più come crocevia complesso di processi biologici, psichici e relazionali. È in questo scenario che si colloca il nuovo volume Attacco al corpo di Laura Dalla Ragione e Renata Nacinovich, con la prefazione di Massimo Ammaniti, appena pubblicato da Il Pensiero Scientifico Editore. Un’opera che affronta, con rigore scientifico e apertura multidisciplinare, una delle questioni più urgenti del nostro tempo: la trasformazione del rapporto tra individuo e corporeità, in particolare nelle nuove generazioni.
Laura Dalla Ragione e Renata Nacinovich propongono un’analisi articolata dei fenomeni che oggi configurano quello che le autrici definiscono un vero e proprio “attacco al corpo”. Come si legge nella presentazione del volume, un attacco senza precedenti attraversa l’epoca della modernità, colpendo soprattutto gli adolescenti: autolesionismo, disturbi alimentari, dismorfofobia, memorie traumatiche, suicidio, ritiro sociale. Il corpo diventa così un foglio bianco dove scrivere e comunicare con il mondo, luogo in cui si inscrivono sofferenze altrimenti indicibili.
La prefazione di Ammaniti amplia lo sguardo, collocando il tema all’interno di una prospettiva storica e culturale. «Sorge spontanea una domanda: come sia cambiata nel corso dei secoli la percezione individuale e sociale e la stessa rappresentazione del corpo umano». Un cambiamento che attraversa molteplici ambiti – artistico, filosofico, medico e psicologico – e che riflette una progressiva complessificazione della nozione di corporeità. Dalle rappresentazioni statiche medievali ai corpi vitali del Rinascimento, fino alle sperimentazioni contemporanee della body art, il corpo si configura sempre più come spazio espressivo e simbolico.
Questo percorso trova un corrispettivo anche sul piano teorico. Ammaniti richiama il dualismo cartesiano, sottolineando come «il grande filosofo Descartes aveva ratificato la netta separazione fra mente e corpo», posizione successivamente criticata da Spinoza, per il quale «la mente non è altro che “l’idea del corpo”». Una linea di pensiero che anticipa sviluppi fondamentali nella psicoanalisi e nelle neuroscienze, fino alla centralità attribuita al corpo da autori come Winnicott e Merleau-Ponty. In questa prospettiva, il corpo non è solo oggetto, ma soggetto dell’esperienza: «mette il corpo al centro dell’esperienza umana, che interviene nella coscienza come anche nella relazione con l’altro».
Il volume si inserisce pienamente in questo solco, integrando contributi provenienti da psichiatria, psicologia, psicoanalisi e neurobiologia. Come sottolinea ancora Ammaniti, «è questo il focus centrale del libro, che mantiene un orizzonte vasto che si apre ai cambiamenti sociali e al mondo digitale che hanno investito l’immagine sociale del corpo». Particolare attenzione è rivolta all’adolescenza, fase in cui le trasformazioni corporee si intrecciano con i processi identitari e relazionali. In questo periodo, «la patologia adolescenziale coinvolge la dimensione del corpo», che può diventare «l’estraneo minaccioso che va osteggiato, tenuto sotto controllo e addomesticato».
L’introduzione delle curatrici approfondisce ulteriormente questa prospettiva, evidenziando come «un attacco al corpo senza precedenti è in corso nell’epoca della modernità», manifestandosi in una molteplicità di forme psicopatologiche e somatiche. Il corpo, scrivono, non è più soltanto «entità biologica», ma «spazio di espressione, costruzione identitaria, relazione con il mondo esterno», profondamente influenzato da media e tecnologia. In linea con le più recenti acquisizioni delle neuroscienze, le autrici richiamano il concetto di embodied cognition, sottolineando che «il più primitivo senso di sé sia un sé corporeo» e, al tempo stesso, «intrinsecamente un sé relazionale».
Questa visione si radica in una lunga tradizione filosofica. Richiamando la distinzione husserliana tra körper e leib, l’introduzione evidenzia come il corpo sia al contempo oggetto e soggetto, realtà fisica e esperienza vissuta. In questa prospettiva, «nella coincidenza di leib e körper […] “corpo e psiche fanno uno”». Tuttavia, proprio questa unità appare oggi sempre più fragile. «Non c’è nulla di più intimo ed estraneo allo stesso tempo della nostra identità corporea», osservano le autrici, mettendo in luce lo scarto tra corpo reale e immagine mentale.
Un ruolo cruciale in questa trasformazione è svolto dall’ambiente digitale. «Le piattaforme social […] hanno costruito un’immagine corporea completamente diversa da quella delle generazioni precedenti», contribuendo alla diffusione di fenomeni come disturbi alimentari, autolesionismo e ritiro sociale. Il corpo, in questo contesto, diventa «una sorta di oggetto ossessivamente idealizzato e, nello stesso tempo, fonte di dolorosa insoddisfazione». Le autrici parlano esplicitamente di «esilio del corpo», per descrivere una condizione in cui la dimensione incarnata dell’esperienza viene progressivamente svuotata.
Il volume si articola in tre parti, che accompagnano il lettore in un percorso che va dalle basi dello sviluppo corporeo e dell’immagine di sé, alle diverse forme di psicopatologia, fino alle prospettive terapeutiche. Particolare rilievo è dato agli approcci integrati, che affiancano alle terapie tradizionali interventi centrati sul corpo: dalla danzamovimentoterapia all’arteterapia, dallo yoga all’EMDR. Si tratta, come sottolineato nella scheda del libro, di «approcci capaci di trasformare ciò che era oggetto di attacco in luogo di riscoperta e riconciliazione».
In questo senso, Attacco al corpo si configura non solo come un’opera di analisi, ma anche come una proposta di cura. Un testo che, attraverso il contributo delle «voci più autorevoli della clinica italiana», offre strumenti interpretativi e operativi per comprendere e affrontare le nuove forme del disagio contemporaneo. Come ricordano le autrici, «il corpo […] conserva tutta la nostra storia, le nostre ferite, i nostri traumi», perché – citando van der Kolk – «“il corpo” […] “tiene il conto” e non dimentica nulla».
Rivolto a professionisti della salute mentale, ma anche a insegnanti e genitori, il volume invita a ripensare il corpo non come semplice teatro della patologia, ma come luogo fondamentale di identità, relazione e possibilità terapeutica. In un’epoca segnata da profonde trasformazioni culturali e tecnologiche, comprendere il linguaggio del corpo diventa una sfida imprescindibile per restituire senso e continuità all’esperienza umana.
Erica Sorelli






