L’accordo fra Stati Uniti e Arabia Saudita riapre una domanda che riguarda tutti: è davvero possibile separare il nucleare civile da quello militare?
Ogni volta che viene firmato un accordo sul nucleare civile, i governi ripetono la stessa promessa: “I più alti standard di sicurezza e di non proliferazione”. È una formula rassicurante. Necessaria. Ma basta davvero a dissipare i dubbi di un mondo che continua ad accumulare tecnologia nucleare?
Washington e Riyadh hanno firmato uno storico Accordo 123 che apre la strada a una cooperazione nucleare civile destinata a durare decenni e a muovere miliardi di dollari. Secondo l’amministrazione statunitense l’intesa rafforzerà il partenariato strategico fra i due Paesi, creerà occupazione e favorirà l’esportazione di tecnologia nucleare civile.
Il punto, però, non è soltanto economico. L’accordo dovrà ora essere esaminato dal Congresso degli Stati Uniti e uno dei nodi riguarda la possibilità che l’Arabia Saudita sviluppi capacità di arricchimento dell’uranio. È una tecnologia utilizzata per alimentare le centrali, ma che, se portata a livelli molto più elevati, rappresenta anche uno dei passaggi fondamentali verso la costruzione di un’arma nucleare. Per questo diversi esperti e parlamentari americani hanno espresso preoccupazione.
Per anni l’accordo fra Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti del 2009 è stato considerato il modello della cooperazione nucleare civile: Abu Dhabi rinunciò all’arricchimento interno dell’uranio e accettò controlli particolarmente rigorosi. L’intesa con Riyadh appare invece più flessibile e potrebbe segnare un cambio di paradigma.
Il tema riguarda gli equilibri internazionali. In Medio Oriente le tensioni con l’Iran restano elevate e negli anni scorsi il principe ereditario Mohammed bin Salman aveva dichiarato che, se Teheran dovesse ottenere la bomba atomica, anche il suo Paese si muoverebbe nella stessa direzione. È questo il rischio evocato dagli analisti: una nuova corsa regionale agli armamenti.
Non è un caso che il Bulletin of the Atomic Scientists abbia portato il Doomsday Clock a ottantacinque secondi dalla mezzanotte, il punto più vicino alla catastrofe mai registrato. Gli scienziati indicano una combinazione di fattori: guerre, modernizzazione degli arsenali nucleari, crisi della diplomazia e progressivo indebolimento degli accordi sul controllo degli armamenti.
Naturalmente il nucleare civile non coincide con quello militare. Molti Paesi producono energia atomica senza possedere armi nucleari. Il problema dei problemi nasce quando tecnologie estremamente sensibili si diffondono in aree attraversate da rivalità geopolitiche. In questi casi la fiducia non basta: servono controlli efficaci, trasparenza e una diplomazia capace di prevenire le crisi.
Ogni nuovo accordo viene presentato come un investimento nella sicurezza. Eppure il mondo continua ad aumentare il numero dei Paesi che padroneggiano le tecnologie nucleari più delicate, proprio mentre gli scienziati ci ricordano che non siamo mai stati così vicini alla mezzanotte. Forse la domanda non è se questo accordo sia legittimo. La domanda è quanto possa sentirsi davvero più sicuro un pianeta che continua a convivere con il rischio della proliferazione nucleare. Perché la pace non si misura dal numero delle testate nucleari, ma dalla capacità dei popoli di smettere di considerarsi nemici.
Da ricordare
• Il Congresso degli Stati Uniti avrà novanta giorni per esaminare l’accordo.
• Il Bulletin of the Atomic Scientists mantiene il Doomsday Clock a 85 secondi dalla mezzanotte.
• Il dibattito riguarda soprattutto le garanzie sulla non proliferazione e l’arricchimento dell’uranio.
Il mondo in numeri: quanti sono oggi gli arsenali nucleari?
Secondo le stime più recenti dello Sipri (Stockholm International Peace Research Institute), nel mondo esistono circa 12.200 testate nucleari.
Di queste, quasi 9.600 fanno parte degli arsenali militari e oltre 3.900 sono già schierate su missili, bombardieri o sottomarini, pronte all’impiego. Circa 2.100 sono mantenute in stato di elevata allerta operativa.
Le principali potenze nucleari
| Paese | Testate stimate |
|---|---|
| Russia | circa 5.450 |
| Stati Uniti | circa 5.300 |
| Cina | circa 600 |
| Francia | circa 290 |
| Regno Unito | circa 225 |
| India | circa 180 |
| Pakistan | circa 170 |
| Israele* | circa 90 |
| Corea del Nord | circa 50 |
* Israele non conferma ufficialmente il possesso di armi nucleari.
Fonte: Sipri Yearbook 2026.
☢️ IL MONDO NUCLEARE OGGI
12.200
testate nucleari esistenti
⬇
9.600
in arsenali militari
⬇
3.900
già schierate
⬇
2.100
in stato di elevata allerta
🕛 Doomsday Clock
85 secondi dalla mezzanotte
“Il punto più vicino alla catastrofe nella storia dell’Orologio dell’Apocalisse.







