L’ineffabile senatore Michele Fina (PD) ha finalmente trovato il documento giusto per denunciare le drammatiche condizioni in cui si trovano i detenuti nelle carceri Italiane. Non le reiterate denunce dell’Associazione Antigone o del Garante dei Detenuti ma nientepopodimeno che la lettera del detenuto Alemanno Gianni. Certo vuoi mettere la parola di un ex deputato, chi ne potrebbe mettere in discussione l’aderenza alla realtà, la puntualità delle affermazioni, finanche la qualità espositiva dei problemi carcerari.
Immaginiamo il trauma subito da questo sensibile senatore nel ricevere copia di tale missiva. Sorprendente la denuncia, altrettanto scioccante il mittente. Certo che se si fosse preso il disturbo di leggere l’ultimo report dell’Associazione Antigone avrebbe potuto aggiungere alle fondamentali notizie fatteci pervenire dal detenuto Alemanno Gianni, una serie di altri dati.
Il tasso di sovraffollamento nazionale ha raggiunto il 119,3 per cento nel 2024, con picchi del 170 per cento in Emilia Romagna e 160 per cento in Puglia. In istituti come Ravenna, celle da 7,5 m² ospitano 3 detenuti, costretti a turni per stare in piedi. L’Italia è terza nell’UE per sovraffollamento (119 detenuti ogni 100 posti), dopo Cipro e Francia, in costante peggioramento.
Il 31,4 per cento delle carceri è stato costruito prima del 1950, con inevitabili gravi carenze come l’acqua calda continuativa presente solo nel 60,5 percento delle carceri, le docce nelle celle assenti nel 53,9 percento e il riscaldamento assente nel 10,5 percento dei casi. In 1/3 degli istituti non sono garantiti 3 m² calpestabili a detenuto previsto dalla legge. Palestre o campi sportivi sono inagibili in oltre il 20 percento delle strutture.
Elevatissimo il numero dei suicidi arrivati a 124 tra il 2024 e i primi mesi del 2025. Il tasso è 18 volte superiore alla società esterna, con una media di un suicidio ogni 3,5 giorni. Quasi seimila detenuti hanno diagnosi psichiatriche gravi. Il 20 per cento assume psicofarmaci pesanti (antipsicotici, antidepressivi), mentre il 40 per cento usa sedativi, sintomo di una gestione “farmacocinetica”. Donne e stranieri mostrano tassi di suicidio più alti. Le donne, pur essendo il 4,3 percento della popolazione carceraria, registrano un tasso di 16 suicidi ogni diecimila detenute. Il 55,32 percento dei detenuti, inoltre, è in attesa di giudizio (contro una media UE del 25 per cento). Tra i minori, la percentuale sale al 94,3 percento.
L’art. 27 della Costituzione prevede misure alternative alla detenzione che sono sottoutilizzate mentre prevalgono logiche punitive. Solo il 12 per cento dei detenuti lavora per imprese esterne, spesso in mansioni dequalificanti. L’Italia è stata sanzionata dalla Corte EDU nel 2013 (caso Torreggiani) per trattamenti inumani. Nel 2024, il Comitato per la Prevenzione della Tortura del Consiglio d’Europa ha avviato nuovi controlli. Sono in aumento del 30 per cento gli ingressi dei minori negli Istituti Penali Minorili (IPM), con un sovraffollamento al 105-110 per cento. Sono sempre più spesso segnalati abusi come trasferimenti punitivi e uso smodato di psicofarmaci. Gli stranieri rappresentano il 37,4 per cento dei detenuti. Oltre a tassi di suicidio più alti, hanno minore accesso a formazione e lavoro.
A fronte di questa situazione drammatica si aggiungono gli effetti delle leggi “securitarie” del governo Meloni. Il decreto Caivano (2023) e il pacchetto Sicurezza hanno incrementato gli ingressi in carcere, soprattutto per reati minori come la legge sugli stupefacenti. Inefficaci inoltre misure come il decreto Carceri del 2024, con l’assunzione di mille agenti e la nomina di un Commissario per l’edilizia, criticato dall’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) come “incapace di decongestionare le carceri nel breve termine”.
Le denunce evidenziano un sistema carcerario in stato di crisi umanitaria, dove sovraffollamento, degrado strutturale e carenze sanitarie minano la dignità dei detenuti e violano i principi costituzionali ed europei. L’appello di associazioni come Antigone e del Garante dei Detenuti è chiaro: servono riforme strutturali che privilegino misure alternative alla detenzione, investimenti in edilizia e un approccio alla salute mentale basato su supporto psicosociale, riducendo drasticamente l’uso dei farmaci. Meno male comunque che ci sono persone come il detenuto Alemanno Gianni che ci ricordano l’assenza dell’aria condizionata nelle carceri italiane.




